• Torna al Foglio.it
venerdì 23 Ottobre 2026
  • Login
Agrifoglio
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Agrifoglio
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home L'intervista

La divulgazione scientifica è fondamentale, lo spiega bene una delle nostre migliori divulgatrici: Beatrice Mautino

da Redazione
04/04/2022
in L'intervista
Condivisi su FacebookCondividi su Twitter

1) Quali sono le difficoltà che affronta un divulgatore?

Questi ultimi due anni sono stati un frullatore per chi fa il mio mestiere e hanno messo in luce tutte le difficoltà del riuscire a comunicare efficacemente la scienza. Ci siamo sempre detti che la scienza è un processo, che non dà certezze, che la conoscenza muta e quindi le scoperte vanno sempre messe nel contesto scientifico e storico, che anche gli scienziati sbagliano, eccetera. In questi due anni ci siamo trovati di fronte a una scienza che si costruiva giorno per giorno, con scoperte che potevano risultare contraddittorie, con un proliferare di esperti che dicevano la loro e un sistema mediatico incapace di gestire questa complessità. 

Articoli suggeriti

TEA e proprietà industriale: il nuovo equilibrio europeo tra brevetti e accesso all’innovazione

Come funziona un seme (e non solo)

L’abc del miglioramento genetico

I risultati li abbiamo visti tutti e se penso oggi alle difficoltà maggiori che incontro non penso al mio lavoro in sé, ma alla difficoltà di far capire a media e istituzioni che il mio lavoro serve anche a loro. Il pubblico lo ha capito. Durante la pandemia il seguito di chi, come me e molti altri più sul pezzo di me come Roberta Villa, ha provato a spiegare quotidianamente quel processo, è cresciuto e si è creato un rapporto di fiducia che è rimasto e si estende anche ad altri temi. In queste ultime settimane noi divulgatori abbiamo parlato molto di energia, di materie prime, di sicurezza alimentare, cercando di rispondere alle tante domande di chi ha capito che esistono figure che hanno il compito di far capire come stanno le cose quando si parla di scienza. Ecco, mi piacerebbe che lo capissero anche nelle redazioni e nelle istituzioni, nelle quali la figura del divulgatore è ancora un po’ al livello della particella di sodio nella pubblicità dell’acqua minerale.

2) Qual è lo stato della divulgazione agricola italiana? 

Come dicevo, negli ultimi anni c’è stata una crescita generale della divulgazione, sia in termini di persone che ci si dedicano, sia soprattutto in termini di pubblico interessato. Questo cambiamento è avvenuto grazie a un grosso contributo dei social media e credo non sia un caso che coinvolga molti giovani, permettendo anche un certo svecchiamento dei dibattiti. Se, quando ho iniziato a fare questo mestiere ormai quindici anni fa, parlare di OGM e in generale di tecnologie applicate alla produzione di cibo significava buttarsi nella mischia e mettere in conto di prendersi dei mal di pancia notevoli, adesso la situazione è molto cambiata. Certo, ci sono sempre le frange più estremiste, da una parte e dall’altra, quelle che sono interessate a marcare il territorio più che a capire, discutere e scegliere, ma sono una minoranza, magari rumorosa, ma abbastanza riconoscibile e isolabile. La voglia di capire da parte di cittadini e consumatori e la voglia di spiegare e condividere da parte di ricercatori e agricoltori prevale e viene fuori. Ne abbiamo un esempio pratico ogni anno al Food&Science Festival che è nato come una scommessa con l’obiettivo decisamente ambizioso di “cambiare il racconto dell’agricoltura per renderlo più simile alla realtà” e mi sembra che pian piano ci stiamo riuscendo. Ecco, forse la cosa che mi sembra più rilevante di questo cambiamento è il fatto che gli agricoltori abbiano riconosciuto l’importanza della divulgazione e abbiano deciso di metterci la faccia per provare a contribuire al dibattito pubblico. 

3) Quali a tuo parere le innovazioni agricole che meritano di essere divulgate?La crisi energetica, la carenza di materie prime e l’emergenza climatica hanno messo e metteranno l’agricoltura e l’allevamento di fronte alla necessità di cambiare e di farlo anche in fretta. Credo che sia quindi giunto il momento di discutere in maniera aperta, chiara e trasparente di quale futuro agricolo vogliamo per la nostra nazione in un’ottica globale. Quindi, più che focalizzarsi sulle singole innovazioni agricole, il ruolo di chi come me fa divulgazione in ambito agricolo credo sia quello di mediare questa discussione, provando a mettere assieme tutte le istanze. Dobbiamo tornare a parlare di genetica, così come bisogna parlare di riduzione delle emissioni e di politiche della ricerca. Non è facile, perché come dicevo prima, ci sono dibattiti che si sono molto radicalizzati, ma credo sia necessario e forse anche inevitabile se vogliamo provare a guidare il cambiamento e non solo subirlo.

Precedente

L’età segreta di Eugenia Rico

Prossimo

Viva il Made in Italy, basta che sia innovativo.

Hai letto anche questi?

La politica comune UE è poco comune.
L'intervista

TEA e proprietà industriale: il nuovo equilibrio europeo tra brevetti e accesso all’innovazione

21/07/2026
Come funziona un seme (e non solo)
L'intervista

Come funziona un seme (e non solo)

07/07/2026
L’abc del miglioramento genetico
L'intervista

L’abc del miglioramento genetico

03/02/2026
Prossimo
L’export agroalimentare nel complessova bene, ci dice ISMEA.

Viva il Made in Italy, basta che sia innovativo.

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter di Agrifoglio: due volte al mese Antonio Pascale racconta i nuovi terreni dell'innovazione italiana attraverso i volti, le storie e le frontiere dell'agricoltura.

Costanza Melani, autrice tv
Miglior Articolo

Storie di alberi più complicate di quelle che sembrano

da Redazione
Ottobre 19, 2026
0

La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, ovvero un’area di quattro ettari e mezzo lungo la via Emilia, che...

Leggi tuttoDetails
Per fare certe cose ci vuole orecchio, e parecchio ossigeno.
Editoriali

Ora sono troppi gli alberi

da Antonio Pascale
Ottobre 14, 2026
0

A metà degli anni ’80, ad Agraria, a Portici, studiavo e mi vergognavo. I miei amici avevano scelto Filosofia o...

Leggi tuttoDetails
C’è piantumazione e piantumazione: il caso mangrovie
Come Funziona

C’è piantumazione e piantumazione: il caso mangrovie

da Redazione
Ottobre 13, 2026
0

Il giornalista americano Rachel Nuwer ricorda che quando lo tsunami dell'Oceano Indiano del 2004 si abbatté su Kapuhenwala, un villaggio...

Leggi tuttoDetails
Maxi truffa bio
Miglior Articolo

Maxi truffa bio

da Redazione
Ottobre 5, 2026
0

Tutti noi che amiamo l’agricoltura del futuro, quella che usando meno input e sperimentando nuove tecniche, sia di coltivazione sia...

Leggi tuttoDetails
Agrifoglio

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Informazioni

  • Redazione
  • Contatti
  • Privacy Policy
  • Termini di utilizzo

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Questo sito web usa alcuni cookie per rendere la tua esperienza di navigazione migliore. Privacy and Cookie Policy.