• Torna al Foglio.it
martedì 6 Ottobre 2026
  • Login
Agrifoglio
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Agrifoglio
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home L'intervista

Come stiamo messi con l’olivo? Tre domande all’oleologo Luigi Caricato

da Antonio Pascale
07/03/2023
in L'intervista
Condivisi su FacebookCondividi su Twitter

Pregi dell’olivicoltura italiana?

A sentire gli italiani esistono solo pregi, vince il made in Italy su tutti. Non è così, oggi si scopre che tutte le olivicolture giocano alla pari e si impongono all’attenzione. È una nuova epoca e se noi abbiamo avuto un passato glorioso non è detto che si possa vivere sempre di rendita. Non è per smontare una narrazione, come si dice oggi, ma di fatto è così: i pregi dell’olivicoltura italiana sono diventati nel frattempo una debolezza. Partiamo dalla grande biodiversità. C’è effettivamente da vantarsi, ma fino a un certo punto. Che cura si ha di questo patrimonio varietale di 538 cultivar censite? Quanti campi collezione ci sono? Che cosa si fa per proteggere questo vasto e variegato germoplasma. E poi, si conservano davvero bene, o sappiamo solo che esistono 538 cultivar dimenticandoci in realtà di valorizzare questi olivigni? Ciò che è certo è che queste varietà di olivo non vengono studiate, non si sperimenta, non si cerca di capire quante di queste cultivar sono da migliorare geneticamente perché si adattano a nuovi criteri agronomici, anche in vista del mutamento climatico. Quanti di questi olivigni si adattano all’alta densità. Eccetera, eccetera. Ci vantiamo di possedere tante varietà, ma poi sul campo quante sono davvero coltivate, e in che percentuale? Il mondo della ricerca c’è, mancano chi finanzia la ricerca. Mancano anche imprenditori coraggiosi che investano. Si attende sempre che la mamma Stato provveda, ma non si investe mettendo mano al portafogli. Comunque, alla fine sembro quasi un rompiscatole. Mi viene chiesto sui pregi e metto in luce solo le mancanze. Ma si può parlare in linea teorica di pregi potenziali se poi questi pregi non hanno un riscontro sostanziale? In ogni caso, i pregi sono tanti. È vero. Sì, ma quali sono? Ah, sì: il made in Italy. Cos’è poi il made in Italy se si è fermi da molti decenni e il tasso di abbandono della coltivazione è sempre crescente? Non voglio smontare l’Italia olivicola, ma è ora che ci si svegli. Occorrono pregi proiettati nel futuro, non pregi decantati, ma irrealistici. Non siamo con un piede in una fossa, ma se non si piantano olivi, se non si investe in nuove cultivar non c’è futuro. La superficie olivetata non ci consente di essere autosufficienti. Cosa si fa per incrementare tale superficie? Perché, come la Spagna, ma anche altri Paesi non si investe coltivando olivi fuori dall’Italia? O dobbiamo forse rassegnarci?

Articoli suggeriti

TEA e proprietà industriale: il nuovo equilibrio europeo tra brevetti e accesso all’innovazione

Come funziona un seme (e non solo)

L’abc del miglioramento genetico

Difetti?

Macché difetti. Il made in Italy vince su tutto. Siamo i migliori al mondo. O forse no? Siamo gli unici a non piantare olivi. Lo fanno tutti. Perfino Cina, Giappone, Pakistan, India, e altri e altri ancora. C’è una ottusità incorreggibile. C’è un rifiuto della modernità e un sentimento antiscientifico pauroso. No a piante transgeniche, non all’alta densità, no a cultivar straniere. Si arriva al paradosso di accusare i grandi marchi di fare un olio industriale e non artigianale: Già, evviva ciò che è piccolo, evviva l’olio del contadino che sussurra valle olive. Già abbiamo meno del 5% di aziende olivicole a carattere professionale. Abbiamo una superficie media olivetata inferiore all’ettaro. Dove vogliamo andare? Con quale logica l’olio imbottigliato dalle grandi aziende viene giudicano pessimo, scadente, quindi industriale, se poi, alla fine, questi grandi marchi acquistano l’olio prodotto da olivicoltori e frantoiani, visto che quasi la totalità di queste aziende non produce ma seleziona, acquista e vende l’olio prodotto da olivicoltori e frantoiani. Cosa succede? Nel momento in cui quest’olio passa di proprietà diventa industriale e perciò da denigrare?

Su cosa puntare?

Io punterei sulla scelta di un buon psicologo. É un problema di testa, di convincimenti sbagliati sul piano della logica. C’è troppa ideologia, troppa confusione, troppa improvvisazione. In ogni caso sono ottimista. È che stiamo attraversando un periodo di crisi, non ci sono più i tempi d’oro. Basta solo esaminare lo stato del mercato. I grandi marchi oleari italiani sono nati sul finire dell’Ottocento. Poi dopo il secondo conflitto mondiale. Poi nulla più, le nuove aziende nascono senza raggiungere la fama e i numeri delle imprese che hanno conosciuto la stagione d’oro. Si tratta di rimettersi in cammino con un nuovo modo di affrontare la realtà. Sono ottimista perché so che la storia insegna che ci sono avanzamenti e arretramenti. Prima o poi si tornerà in una nuova stagione d’oro. Ne sono certo, anzi certissimo. O forse no, ho qualche dubbio.

Precedente

Oriana Conte, editrice di SuiGeneris

Prossimo

Il metodo scientifico, ovvero, a proposito di olivo e democrazia, elenco di ragioni per preferire il metodo Bucci in opposizione a quello di Cacciari.

Hai letto anche questi?

La politica comune UE è poco comune.
L'intervista

TEA e proprietà industriale: il nuovo equilibrio europeo tra brevetti e accesso all’innovazione

21/07/2026
Come funziona un seme (e non solo)
L'intervista

Come funziona un seme (e non solo)

07/07/2026
L’abc del miglioramento genetico
L'intervista

L’abc del miglioramento genetico

03/02/2026
Prossimo
L’olio e (è) la democrazia

L’olio e (è) la democrazia

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter di Agrifoglio: due volte al mese Antonio Pascale racconta i nuovi terreni dell'innovazione italiana attraverso i volti, le storie e le frontiere dell'agricoltura.

Maxi truffa bio
Miglior Articolo

Maxi truffa bio

da Redazione
Ottobre 5, 2026
0

Tutti noi che amiamo l’agricoltura del futuro, quella che usando meno input e sperimentando nuove tecniche, sia di coltivazione sia...

Leggi tuttoDetails
 La comunità Agrifood 5.0, raccontata da Alex Giordano
Editoriali

Cose che si possono fare

da Antonio Pascale
Settembre 30, 2026
0

Siete sicuramente al corrente delle New Genomic Techniques (NGT) che in Italia (anche per non spaventare tanto l’opinione pubblica) sono state ribattezzate in ...

Leggi tuttoDetails
Gli agrumi: vengo da lontano andrò lontano, nonostante le difficoltà (raccontato grazie alla voce del professore Giuseppe Barbera)
Come Funziona

Cosa stanno facendo di bello al CREA

da Redazione
Settembre 29, 2026
0

Al Crea è partito il progetto TEA4IT articolato in quattro aree principali: TEA4IT-SOL dedicato a pomodoro e melanzana, TEA4IT-CER per cereali come riso,...

Leggi tuttoDetails
Gli schiavi che lavorano per le nostre eccellenze
Forse non tutti sanno che

L’agricoltura italiana ovvero della frammentazione

da Redazione
Settembre 25, 2026
0

Il rapporto Real Mutua sullo stato dell’agricoltura italiana 2026 sottolinea che l’agricoltura italiana è costituita da 676 mila imprese, metà...

Leggi tuttoDetails
Agrifoglio

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Informazioni

  • Redazione
  • Contatti
  • Privacy Policy
  • Termini di utilizzo

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Questo sito web usa alcuni cookie per rendere la tua esperienza di navigazione migliore. Privacy and Cookie Policy.