Cani robot poliziotto se ne sono visti parecchi, e sappiamo che in generale la progettazione di robot si è sempre basata sullo studio delle dinamiche umane e animali, da imitare. Robot che camminano, che strisciano, che volano. Ora invece gli studiosi stanno osservando un’altra specie vivente per creare macchine sempre più sofisticate: le piante. Ma davvero? Sì’, certo, perché Barbara Mazzolai, robotica italiana che lavora all’ITT di Genova, lo dice chiaramente: finora c’è stato un malinteso sul comportamento delle piante, ovvero sul fatto che non siano capaci né di movimento né di percezione. Non è affatto vero (dice in una intervista pubbicata sull’Economist lo scorso 3 aprile 2024). Mazzolai con il suo tema hanno scritto un articolo su Science Robotics dove hanno raccontato FiloBot, un robot basato su piante rampicanti. Come l’oggetto reale, FiloBot (dalla parola italiana per “viticcio”) è in grado di crescere, attaccarsi e attorcigliarsi attorno ai supporti e navigare attraverso un ambiente in risposta a stimoli esterni. Leggiamo sull’Economist:
“Per sopravvivere, una pianta rampicante deve avere la capacità di alternare diverse modalità di comportamento. Negli ambienti forestali, deve prima crescere dal suolo e viaggiare lungo il terreno alla ricerca di un supporto a cui aggrapparsi, ad esempio un albero vicino. Per fare questo la pianta deve avere una struttura capace di sostenere il proprio peso. Una volta individuato il supporto, però, la pianta deve cambiare strategia: ancorarsi attorno all’oggetto e poi crescere verso l’alto verso la luce. Per superare le altre piante, deve muoversi il più rapidamente possibile, privilegiando la crescita rapida rispetto al peso.
Per aiutarla a scegliere l’angolazione migliore con cui crescere, una pianta rampicante utilizza le informazioni provenienti dai recettori della luce e della gravità distribuiti lungo ogni germoglio. Può anche modificare la voluminosità dei suoi viticci cambiando il modo in cui le cellule che li costituiscono si dividono e si allungano: più imbottitura al centro creerà un viticcio più solido, mentre una crescita extra su un lato porterà alla curvatura.
Muoviti verso la luce
FiloBot imita questi comportamenti utilizzando i sensori nella sua testa, sulla punta del germoglio principale, che è anche dotata di una bobina di plastica e di un elemento riscaldante. Fondendo ed estrudendo la plastica secondo uno schema circolare, può stampare in 3d il proprio corpo a una velocità compresa tra due e sette millimetri al minuto (il bambù, la pianta più veloce del mondo, non può battere 0,1). A seconda della luminosità e dell’orientamento, altera il calore a cui è esposta la plastica: temperature più basse danno luogo a un corpo più fragile che aumenta di dimensioni più rapidamente, mentre temperature più elevate producono grumi più densi e forti che crescono più lentamente. Variando la quantità di plastica depositata attorno al cerchio, questa può anche crescere secondo uno schema rotatorio per avvolgersi attorno a un supporto”.
Qui su agrifoglio ne parleremo presto per approfondire








