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Home L’Innovazione

Il potenziamento umano, il nuovo desiderio che corre veloce

da Valeria Cecilia
13/05/2025
in L’Innovazione
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A proposito di desiderio, di sogni di miglioramento, di sempre maggiore benessere, (e quindi: a proposito di progresso), ora c’è da prestare attenzione a un altro “movimento umano”, culturalmente ancora in cerca di assestamento ma che a livello di ricerca e industria è già molto più che in nuce: è il potenziamento umano, ovvero il campo dedicato al superamento dei limiti del corpo e della mente umana, dove si lavora alla costruzione di super poteri, al raggiungimento di prestazioni mai raggiunte dall’uomo. 

Il desiderio, il grande sogno alla base, è sempre quello più antico di tutti: non soffrire, o soffrire meno, e anche gioire di più. E soprattutto non dover morire. 

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Nel secolo scorso la fantascienza – con la letteratura, la tv, il cinema – ha già marcato le linee di partenza (L’uomo da sei milioni di dollari, i replicanti di Blade Runner, solo per dare un paio di immagini iconiche). Oggi, la realtà del potenziamento umano trova il suo sviluppo in due macro ambiti: quello terapeutico e quello che potremmo definire genericamente della performance umana, applicato a diversi settori, quali il lavoro, lo sport, l’intrattenimento, la guerra (l’amore?). 

Prima di vedere le implicazioni, per chi non crede che tutto questo stia già occupando un pezzo di realtà, leggiamo questi dati riportati il mese scorso dall’Economist: (https://www.economist.com/briefing/2025/03/20/dreams-of-improving-the-human-race-are-no-longer-science-fiction) 

“Il potenziamento umano, dai dispositivi indossabili che monitorano la salute agli impianti neurali destinati a superare la paralisi, è già un settore da 125 miliardi di dollari, secondo Imarc, una società di consulenza, e cresce di oltre il 10% all’anno. 

Le aziende che cercano di aumentare la longevità, solo uno degli elementi del potenziamento, hanno attirato quasi 5 miliardi di dollari di capitale di rischio nella prima metà dello scorso anno. Celebri della tecnologia come Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e Palantir, e Sam Altman, il capo di Open AI , stanno investendo nell’idea che il corpo umano possa essere migliorato”. 

Ora vediamo le applicazioni. Sul sito della Società Italiana Scienze Mediche (SISMED), (https://www.sismed-it.com/potenziamento-umano-evoluzione-o-rischio/) vengono classificati tre campi di maggiore sviluppo del settore:

  1. Tecnologie bioniche e protesi avanzate: Le moderne protesi hanno superato la semplice funzione sostitutiva degli arti mancanti e sono progettate per potenziare le capacità umane. Le protesi sviluppate da enti come la DARPA consentono una precisione e una forza superiori a quelle naturali, aprendo nuove possibilità per chi le utilizza. Il dibattito si concentra ora sulle implicazioni per le persone senza disabilità fisiche e su come queste tecnologie potrebbero modificare la percezione del corpo umano.
  2. Editing genetico: Le tecnologie come CRISPR permettono di correggere mutazioni genetiche responsabili di gravi patologie. La stessa tecnologia potrebbe però essere utilizzata per migliorare caratteristiche come l’intelligenza, la resistenza fisica o la capacità di resistere alle malattie. La distinzione tra intervento terapeutico e miglioramento genetico non è sempre chiara, sollevando questioni etiche di grande rilevanza.
  3. Interfacce cervello-computer (BCI): Progetti come Neuralink hanno l’obiettivo di integrare il cervello umano con i computer, consentendo sia il controllo di dispositivi esterni sia il potenziamento delle capacità cognitive. Questo tipo di tecnologia solleva questioni sulla privacy mentale e sul rischio di creare ulteriori disuguaglianze tra chi può permettersi queste tecnologie e chi ne rimane escluso per motivi economici.

Sempre su SISMED si legge che recenti studi pubblicati su riviste mediche di grande prestigio, come The Lancet, hanno mostrato risultati sorprendenti sull’utilizzo degli esoscheletri robotici, dispositivi che si indossano all’esterno del corpo e ne supportano i movimenti, consentendo a pazienti paraplegici di stare in piedi e addirittura camminare di nuovo, seppur con limitazioni. Parallelamente, stanno entrando nel mercato vari prodotti pensati per alleviare il carico di lavoro manuale, come esoscheletri specifici che riducono lo sforzo fisico di chi li indossa, utilizzabili in ambito industriale o sanitario. Sul fronte delle terapie geniche, dove si interviene direttamente sul DNA per correggere difetti genetici, i progressi sono particolarmente incoraggianti: diversi trattamenti contro malattie genetiche rare, che fino a pochi anni fa erano considerate incurabili, mostrano oggi efficacia clinica significativa, facendo intravedere un futuro in cui alcune patologie potrebbero essere eliminate completamente prima ancora che si manifestino, proprio come avviene con i vaccini per le malattie infettive.

Ma, dal punto di vista filosofico e etico, c’è da chiedersi: come e perché alcuni umani potrebbero essere dotati di superpoteri e altri no? Quali sono i rischi per la persona e la società? Si creerebbe una nuova forma di disuguaglianza sociale tra potenziati e non potenziati? 

Come riportava Wired già tre anni (https://www.wired.it/article/potenziamento-umano-linee-guida-etica-ricerca/), Yasemin J. Erden e Philip A.E. Brey della University of Twente (Olanda), due dei principali autori delle prime linee guida etiche scritte dalla Commissione europea in materia di human enhancement, suggeriscono di ragionare a partire dallo “scopo con cui viene perseguito un intervento. Ecco allora che si parla di human enhancement quando si ha: ‘una modificazione tesa a migliorare la performance umana rispetto (solo, nda) a ripristinarla – portata da interventi scientifici o tecnologici nel o sul corpo umano”. 

Da una parte dunque è chiaro come “miglioramento’ si ponga su un piano diverso da ogni intervento terapeutico che cerchi di contrastare un problema, o di prevenirlo. Dall’altra però dire questo non basta, perchè come gli stessi esperti di filosofia dicono chiaramente, tutto dipende da cosa viene preso a riferimento, cosa viene considerato normale”. 

Mentre le commissioni bioetiche di tutto il mondo ci stanno ragionando, come detto sopra, l’industria corre e gli investitori pure, forse perché, racconta L’Economist “Sono anche stimolati dalla sensazione che gli attuali leader americani siano aperti a questo tipo di tecno-utopismo e possano contribuire a promuoverlo. Il mese scorso Donald Trump Jr., figlio maggiore e omonimo del presidente americano, si è unito ai signori Angermayer e Thiel come investitore negli Enhanced Games. La competizione, ha spiegato il giovane Trump, incarna ‘ l’eccellenza, l’innovazione e il dominio americano sulla scena mondiale: qualcosa in cui si concentra il movimento MAGA ‘”

E se sappiamo che Musk con la sua società Neuralink vuole utilizzare le interfacce a comunicazione di massa (BCI) per connettere il cervello umano all’intelligenza artificiale, aumentando notevolmente la capacità di ragionamento e la conoscenza, è vero anche che, scrive sempre l’Economist “La giurisdizione in cui le BCI vengono sviluppate con maggiore entusiasmo è la Cina, dove sono in corso diverse sperimentazioni che coinvolgono scimmie ed esseri umani. Scienziati cinesi hanno recentemente affermato di aver sviluppato la prima BCI bidirezionale non invasiva al mondo, che consente a un drone e a un pilota umano di comunicare tra loro. Il governo ha inoltre emanato diverse normative per accelerare l’adozione delle BCI”.

Nonostante il buio di questo secolo, sembra proprio che il desiderio umano continui a percorrere veloce la sua strada.

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