La salicornia si sta facendo strada. Si tratta di un’alofita, un tipo di pianta che vive in ambienti salini. La salicornia ha un fusto privo di foglie che assomiglia allo stelo di un minuscolo asparago e una consistenza succosa e croccante simile a quella dei fagiolini al vapore, ma è di sapore più salato. Le piccole foglie sottili della lavanda di mare sono acidule e salate. Nel mondo ci sono più di 7000 alofite commestibili. I testi antichi raccontano che per migliaia di anni sono state raccolte per farne cibo, medicinali e combustibile. Nelle testimonianze storiche compaiono cucinate, fermentate, sott’aceto e crude.
Le alofite potrebbero essere il cibo il futuro. Perché? Perché abbiamo un problema e ci tocca immaginare una soluzione. Il problema è il forte aumento della salinità del suolo in vaste aree del pianeta, esasperato dal cambiamento cli matico. L’aumento del livello del mare sta spingendo l’acqua sa lata verso l’interno delle aree agricole costiere; secondo la FAO, dalla costa orientale degli Stati Uniti al Bangladesh, a causa del sale i produttori lasciano incolti o abbandonano del tutto i terreni agricoli vicino alle coste
Anche la siccità è responsabile della salinità. Prolungati periodi di siccità, accelerano l’evapotraspirazione, dunque nel terreno si ritrovano minerali più ricchi di sale.
In genere, le piante possono tollerare la presenza di cloruro di sodio, ma le alofite ne sopportano concentrazioni più grandi. Hanno sviluppato meccanismi di difesa. Le alofite infatti possono bloccare il sale, conservarlo o espellerlo.
Le radici della salicornia possono impedire l’ingresso di ioni che formano i sali come il sodio e il cloro. Lo strato esterno delle radici, o epidermide, può essere quasi impermeabile al sale, e lo strato interno (endoderma) ha nelle pareti cellulari delle sostanze che respingono gli ioni ma consentono all’acqua di passare.
Oppure possono conservarlo. La salicornia e altre alofite possono spostare il sodio e il cloro in eccesso in tasche protettive, detti vacuoli, all’interno delle cellule delle foglie. In questo modo, gli ioni non danneggiano gli enzimi o le sottostrutture che operano nel citoplasma.
Infine possono espellerlo. La quinoa, per esempio, è un’alofita che sposta gli ioni dei sali in vescicole sulla superficie della foglia. Quando la vescicola è piena, può scoppiare, rilasciando gli ioni. Altre alofite hanno ghiandole che espellono gli ioni dei sali sulla superficie della foglia, dove possono essere lavati o soffiati via.
Queste piante sono utili e possono essere utilizzate in nuovo. Per esempio, come foraggio. .Per esempio l’atreplice, un arbusto usato come mangime per le pecore nello Stato della Western Australia, cresce in ambienti aridi e salini come deserti, saline, paludi continentali e, significativamente, terreni coltivabili irrigati. Secondo gli agronomi se in una razionale introduciamo un terzo o metà di foraggio ottenuto da atreplice si abbasserebbe in modo significativo il volume di acqua irrigua necessario a ottenere il mangime per le pecore.
Questo per quando riguarda la fisiologia di queste piante e la tecnica agronomica. Ma piacciono?
Il numero di Scienze, dell’aprile 2025, riporta uno studio condotto dall’Università di Firenze su Tetragonia tetragonioides, una specie di alofita dalle foglie verde scuro, che può essere usata come alternativa agli spinaci. Gli spinaci tollerano il sale relativamente bene, ma tetragonia può essere coltivata in serra senza problemi con una quantità molto più elevata di sale nell’acqua, fino a circa il doppio di quella che possono sopportare gli spinaci.
Prima di mangiarla, i partecipanti non sapevano come era stata coltivata la pianta. Una piccola parte disse che avrebbe pagato di più la tetragonia rispetto agli spinaci, semplicemente perché gli piaceva di più; ma questa percentuale quasi triplicò quando seppero che la tetragonia era coltivata in modo sostenibile, con un minor consumo di acqua dolce.
Comunque ii sostenitori delle alofite piace ricordare che, fino a una quindicina d’anni fa, pochi fuori dal Sud America conoscevano la quinoa; dopodiché, le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2013 Anno internazionale della quinoa e finanziato una campagna di sensibilizzazione rivolta ad agricoltori e consumatori.
Sono modelli teorici, i gusti poi possono cambiare velocemente, ma alcuni dati empirci ci dicono che le alofite funzionano là dove conviene usarle. In Ghana, come nei Paesi Bassi e in Spagna, le alofite funzionano quando soddisfano bisogni culturali ed economici. Nei Paesi Bassi è normale usare le alofite in cucina. In Ghana queste piante hanno una funzione diversa ma non meno importante, dato che forniscono cibo ai pesci e reddito ai locali.
Comunque in un mondo sempre più salato, c’è un urgente bisogno di trovare nuovi modi di impiegare queste piante, in fondo da millenni cerchiamo di rendere più dolce e conveniente una vita molto salata.
Fonte, “le Scienze”, aprile 2025, Colture Salate, Rachel Person







