• Torna al Foglio.it
martedì 6 Ottobre 2026
  • Login
Agrifoglio
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Agrifoglio
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home Storia virtuosa
In collaborazione con Consorzio di tutela mozzarella di bufala camapana Dop

Le bufale non sono Fake, anzi trattasi di animali credibili, e buoni. Lo dimostra il Consorzio di tutela mozzarella di bufala campana Dop

da Antonio Pascale
03/05/2021
in Storia virtuosa
Condivisi su FacebookCondividi su Twitter

Le bufale non sono Fake, anzi trattasi di animali credibili, e buoni. Lo dimostra il lavoro del Consorzio di tutela mozzarella di bufala campana Dop. Allora, questa storia virtuosa? Con le bufale, poi? In sintesi: trattasi di impresa che in tanti (io compreso) giudicavano, e fino a qualche anno fa, difficilissima.

Conta il punto di partenza. Tanto per rendere l’idea, da una parte c’erano i mazzoni, terreni argillosi e duri, dall’altra parte, i terreni sabbiosi, abbandonati, comunque difficili. Da una parte Caserta, dall’altra Salerno. E poi c’erano le bufale, e da tempo immemorabile. I mazzoni: acquitrini, anzi paludi, e prime delle bonifiche, abitati da tipi arcigni. Che vuoi fare, l’isolamento e la miseria nei secoli avevano trasformato questo pezzo di territorio una terra di nessuno. Molto violenta. E qui – si diceva- gli uomini sono retrocessi a livello di tribù.

Articoli suggeriti

L’uomo che per hobby torna primitivo

Una lunga, interessante storia: dalla Calabria a Bergamo alta, lo storico ristorante “Mimmo”.

I riflessi di un territorio: “Valelapena” seguirli


Un vecchio documentario della Rai, nei primi anni ’60, raccontava il percorso di avvicinamento ai mazzoni e alle bufale. Veniva descritto un territorio, come dire, tipo far west casertano, dove, appunto, per anni, i cavalli sono impazziti e gli uomini appresso a loro e dove gli unici animali che invece vivevano bene (negli acquitrini) erano le bufale. Un luogo da cui arrivavano leggende o voci inquietanti. Per esempio: si sparava e tanto e bene anche. Quando all’inizio del secolo, arrivò il circo di Buffalo Bill e lui in persona sfidava tutti a tirare con la pistola e il fucile, ebbene, qui, nei mazzoni, ebbe problemi: perse su tutta la linea.
Oppure: i mandriani vivevano per mesi e mesi isolati dal mondo smettevano di parlare e si esprimevano con grida e fischi. Chiaro poi che l’unica legge seguita è la violenza, e infatti, per un nonnulla, si incendiano i covoni dei vicini o si tagliano i garetti agli animali (così per regolare i conti).


Poi c’erano i terreni sabbiosi della zona di Salerno. Piovene nel suo viaggio in Italia (tra il 1954/56) arriva nel Salernitano, si spinge fino al Cilento, nota cale e calette e le aggettiva: di una bellezza tropicale. Ma sottolinea il solito problema agricolo meridionale: frumento a iosa (tanto cresce sempre) e un po’ di vite, comunque, aria di abbandono e donne che con il solito ancestrale orcio in testa che venivano, avvolti da scialli neri, da chissà dove e chissà dove andavano.
Macerie, rovine e la bufala – racconta Piovene. L’animale fa anche pendant col contesto, ispira antiche archeologie e riti. Comunque, questo animale tenero, con gli occhi spiritati, nota Piovene, è capace di instaurare un rapporto particolare col mandriano. Più che un padrone un amico. Perché la bufala è appunto un animale molto sensibile –raccontano gli allevatori- se durante la mungitura tratti male l’animale, chessò usi il bastone, l’animale il latte non te lo da mica.


All’epoca poi, se la bufala non vedeva il piccolo vicino a lei non si faceva nemmeno mungere. Anche per questo il mandriano doveva dimostrare di volerle bene. Così, al momento del parto, il mandriano dava un nome all’animale. In dialetto stretto, per esempio tu si a chiù bella, oppure a cianciosa e insomma, al momento della mungitura il mandriano addolciva l’animale cantando il suo nome. Un po’ nenia da muezzin, un po’ canto orientale, in ogni modo un richiamo confidenziale che risuonava in un paesaggio povero, arcaico, vabbè, qualcuno pensa poetico, puro, romantico e quello che vuoi, ma poi i numeri parlavano chiaro, sia nei mazzoni sia nel Salernitano, fame, povertà, bassa (o assenza di) scolarizzazione, igiene scarsa, difficoltà ad affrancarsi dalla miseria, investimenti bassi, inesistenti e il senso di fatalismo che, come un gas mellifluo, formava quella cappa solita: il Consorzio di tutela mozzarella di bufala campana Dop, si è inserito in questa terra difficile e ha prodotto una nuova terra. E la terra è diventata virtuosa.

Vediamo come…

Precedente

Ricordi il cibo dell’infanzia? Valentina Murmura (libraia)

Prossimo

Aspettate, la storia virtuosa della mozzarella continua

Hai letto anche questi?

L’uomo che per hobby torna primitivo
Storia virtuosa

L’uomo che per hobby torna primitivo

17/09/2024
Una lunga, interessante storia: dalla Calabria a Bergamo alta, lo storico ristorante “Mimmo”.
Storia virtuosa

Una lunga, interessante storia: dalla Calabria a Bergamo alta, lo storico ristorante “Mimmo”.

07/09/2022
I riflessi di un territorio: “Valelapena” seguirli
Storia virtuosa

I riflessi di un territorio: “Valelapena” seguirli

20/05/2022
Prossimo
Aspettate, la storia virtuosa della mozzarella continua

Aspettate, la storia virtuosa della mozzarella continua

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter di Agrifoglio: due volte al mese Antonio Pascale racconta i nuovi terreni dell'innovazione italiana attraverso i volti, le storie e le frontiere dell'agricoltura.

Maxi truffa bio
Miglior Articolo

Maxi truffa bio

da Redazione
Ottobre 5, 2026
0

Tutti noi che amiamo l’agricoltura del futuro, quella che usando meno input e sperimentando nuove tecniche, sia di coltivazione sia...

Leggi tuttoDetails
 La comunità Agrifood 5.0, raccontata da Alex Giordano
Editoriali

Cose che si possono fare

da Antonio Pascale
Settembre 30, 2026
0

Siete sicuramente al corrente delle New Genomic Techniques (NGT) che in Italia (anche per non spaventare tanto l’opinione pubblica) sono state ribattezzate in ...

Leggi tuttoDetails
Gli agrumi: vengo da lontano andrò lontano, nonostante le difficoltà (raccontato grazie alla voce del professore Giuseppe Barbera)
Come Funziona

Cosa stanno facendo di bello al CREA

da Redazione
Settembre 29, 2026
0

Al Crea è partito il progetto TEA4IT articolato in quattro aree principali: TEA4IT-SOL dedicato a pomodoro e melanzana, TEA4IT-CER per cereali come riso,...

Leggi tuttoDetails
Gli schiavi che lavorano per le nostre eccellenze
Forse non tutti sanno che

L’agricoltura italiana ovvero della frammentazione

da Redazione
Settembre 25, 2026
0

Il rapporto Real Mutua sullo stato dell’agricoltura italiana 2026 sottolinea che l’agricoltura italiana è costituita da 676 mila imprese, metà...

Leggi tuttoDetails
Agrifoglio

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Informazioni

  • Redazione
  • Contatti
  • Privacy Policy
  • Termini di utilizzo

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Questo sito web usa alcuni cookie per rendere la tua esperienza di navigazione migliore. Privacy and Cookie Policy.