• Torna al Foglio.it
martedì 6 Ottobre 2026
  • Login
Agrifoglio
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Agrifoglio
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home L'intervista

Il caso Xylella, storia umana di un disastro naturale, ovvero perché l’emotività è un problema per la verità

da Antonio Pascale
02/05/2023
in L'intervista
Condivisi su FacebookCondividi su Twitter

Tre domande allo scrittore Daniele Rielli, autore del libro Il Fuoco Invisibile– storia umana di un disastro naturale (edito da Rizzoli)

Da dove sei partito per scrivere tuo libro?

Articoli suggeriti

TEA e proprietà industriale: il nuovo equilibrio europeo tra brevetti e accesso all’innovazione

Come funziona un seme (e non solo)

L’abc del miglioramento genetico

Da mio padre. Per mio padre perdere gli ulivi che aveva ereditato da suo padre e da suo nonno è stato un dramma senza uguali, cercare di farne sopravvivere almeno qualcuno – alberi comunque oggi ridotti a dei fantasmi rispetto a quello che erano prima della malattia – è diventata un’ossessione. L’unica cosa che ho cercato di mantenere simile al reportage è stato il rigore scientifico sottostante, ovviamente aggiornandolo alle scoperte intercorse nel frattempo, scoperte che comunque non hanno fatto che confermare il quadro originario, quello che al tempo fu ignorato da tutti, o quasi

 Qual è lo scenario che ti sei trovato davanti?

Lo scenario era questo: a Gallipoli era arrivato un pericolosissimo patogeno da quarantena che prima di allora non era stato individuato in Europa: xylella fastidiosa. Si tratta di un batterio per il quale non esiste una cura, l’unica cosa che si può fare è tagliare gli alberi infetti per impedire che facciano da base alle infezioni di altri alberi. Questo concetto per lungo tempo in Puglia non è passato né presso la popolazione ne presso le istituzioni, si sono invece diffuse una pluralità di teorie del complotto più o meno deliranti, teorie immaginavano un piano segreto delle multinazionali per sostituire le piante del Salento con piante transgeniche, oppure che delle persone con delle tute anticontaminazione bianche avvelassero le piante di notte, teorie completamente false che sono poi sono state appoggiate da cantanti, attori, comici e celebrità nazionali. Gli stessi ricercatori che avevano scoperto il batterio sono stati indagati per anni dalla magistratura, fra le accuse quelle di aver diffuso loro stessi la malattia. Sono stati archiviati soltanto dopo anni, senza nessuna scusa e senza neppure arrivare al processo.

Una cosa che hai scoperto scrivendo il libro?

Durante l’epidemia si diffuse l’idea che gli ulivi fossero nel Salento da sempre come monocultura e che fossero piante “autonome”, in grado di fare tutto da sole. Entrambi sono falsi storici, prima di tutto gli ulivi vanno seguiti, come qualsiasi altra coltivazione, poi la monocultura dell’ulivo nel Salento nasce nel ‘700 con l’economia dell’olio lampante, l’olio che fino all’invenzione dell’elettricità serviva per l’illuminazione pubblica e privata e per scopi industriali. Prima di allora l’ulivo esisteva già nel Salento ma assolutamente non nelle quantità odierne, la maggior parte del territorio era coperto da boschi. Dal ‘700 alla fine dell’800 nel porto di Gallipoli arrivavano navigli da tutta Europa, il Salento era una regione che produceva energia per tutta Europa, le olive venivano molite nei frantoi ipogei, luoghi sotterranei e infernali dove le condizioni di lavoro erano terrificanti. In un capitolo del libro racconto la vita in prima persona di un frantoiano di quel periodo storico. Fu quest’industria molto dura e gestita secondo criteri oligarchici a disboscare il Salento e poi piantare ulivi ovunque, questa verità storica però è stata rimossa da una narrazione completamente inventata che voleva l’ulivo come una pianta spontanea e autosufficiente, espressione dell’estrema benevolenza della natura.  Non è andata così, ma la storia di copertura ha avuto molto successo, anche perché serviva a cancellare il fatto che nel ‘900 gli ulivi del Salento sono stati gradualmente abbandonati perché non si prestavano bene alla produzione di olio extravergine, o meglio potevano fare anche un ottimo olio anche per scopi alimentari, ma con dei costi elevatissimi, per nulla competitivi. Il risultato è stato che all’arrivo di Xylella gli uliveti salentini servivano soprattutto per percepire contributi europei ed erano in stato di abbandono, il che non ha causato la malattia – come è stato spesso detto erroneamente –ma ne ha sicuramente accelerato il decorso.

Precedente

Domande e risposte sulla Xylella

Prossimo

Mio nonno ha sognato un olivo bruciatoTratto da: Il Fuoco Invisibile– storia umana di un disastro naturale (Rizzoli).

Hai letto anche questi?

La politica comune UE è poco comune.
L'intervista

TEA e proprietà industriale: il nuovo equilibrio europeo tra brevetti e accesso all’innovazione

21/07/2026
Come funziona un seme (e non solo)
L'intervista

Come funziona un seme (e non solo)

07/07/2026
L’abc del miglioramento genetico
L'intervista

L’abc del miglioramento genetico

03/02/2026
Prossimo
Mio nonno ha sognato un olivo bruciatoTratto da: Il Fuoco Invisibile– storia umana di un disastro naturale (Rizzoli).

Mio nonno ha sognato un olivo bruciatoTratto da: Il Fuoco Invisibile– storia umana di un disastro naturale (Rizzoli).

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter di Agrifoglio: due volte al mese Antonio Pascale racconta i nuovi terreni dell'innovazione italiana attraverso i volti, le storie e le frontiere dell'agricoltura.

Maxi truffa bio
Miglior Articolo

Maxi truffa bio

da Redazione
Ottobre 5, 2026
0

Tutti noi che amiamo l’agricoltura del futuro, quella che usando meno input e sperimentando nuove tecniche, sia di coltivazione sia...

Leggi tuttoDetails
 La comunità Agrifood 5.0, raccontata da Alex Giordano
Editoriali

Cose che si possono fare

da Antonio Pascale
Settembre 30, 2026
0

Siete sicuramente al corrente delle New Genomic Techniques (NGT) che in Italia (anche per non spaventare tanto l’opinione pubblica) sono state ribattezzate in ...

Leggi tuttoDetails
Gli agrumi: vengo da lontano andrò lontano, nonostante le difficoltà (raccontato grazie alla voce del professore Giuseppe Barbera)
Come Funziona

Cosa stanno facendo di bello al CREA

da Redazione
Settembre 29, 2026
0

Al Crea è partito il progetto TEA4IT articolato in quattro aree principali: TEA4IT-SOL dedicato a pomodoro e melanzana, TEA4IT-CER per cereali come riso,...

Leggi tuttoDetails
Gli schiavi che lavorano per le nostre eccellenze
Forse non tutti sanno che

L’agricoltura italiana ovvero della frammentazione

da Redazione
Settembre 25, 2026
0

Il rapporto Real Mutua sullo stato dell’agricoltura italiana 2026 sottolinea che l’agricoltura italiana è costituita da 676 mila imprese, metà...

Leggi tuttoDetails
Agrifoglio

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Informazioni

  • Redazione
  • Contatti
  • Privacy Policy
  • Termini di utilizzo

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Questo sito web usa alcuni cookie per rendere la tua esperienza di navigazione migliore. Privacy and Cookie Policy.