L’agricoltura verticale è giovane e promettente, e allora parliamone con un giovane e appassionato ricercatore: Michele Butturini (ricercatore nel dipartimento di Orticultura e fisiologia dei prodotti all’università di Wageningen)
Ma l’agricoltura è orizzontale, quella verticale non sarà mica innaturale? Come la racconti?
Come fanno gli psicanalisti, ti rispondo con un’altra domanda – non sarà mica innaturale l’agricoltura in genere? Scherzi a parte, come sai è difficile se non impossibile (chissà ormai forse superfluo?) tracciare una linea di demarcazione netta tra ciò che è “naturale” e ciò che non lo è (che secondo gli schemi in cui pensiamo, chiameremmo “culturale”). Non a caso, tra i filosofi contemporanei c’è un dibattito molto acceso intorno al derby “natura vs cultura”. In un certo senso, l’agricoltura è tutta innaturale. L’agricoltura verticale costituisce una novità che, a seconda della sensibilità dei lettori e dei consumatori, può essere percepita come scioccante, perturbante, rivoluzionaria, benefica, salvifica (ahimè) e molto altro. Se per l’agricoltura orizzontale ci sono geroglifici, affreschi, quadri, fotografie ecc., a rassicurarci che tutto si svolge nel solco di tradizioni secolari o millenarie, lo stesso non può dirsi per l’agricoltura verticale (nonostante qualcuno provi farla risalire ai mitologici giardini pensili babilonesi…). Di fatto, le piante coltivate in agricoltura verticale ricevono le stesse cose necessarie a crescere in agricoltura orizzontale, che a grandi linee sono acqua, anidride carbonica, sali minerali, luce, calore e umidità. Quindi niente di troppo strano. La differenza è che in agricoltura verticale tutto viene controllato al meglio, le piante crescono viziatissime e la produzione viene spinta al massimo.
Quali benefici si ottengono con questa tecnica?
I benefici sono innumerevoli. Oltre alla coltivazione di insalate da taglio, aromatiche, micro-ortaggi e fragole, l’agricoltura verticale si presta bene per la produzione di piante da utilizzare per produrre prodotti farmaceutici o cosmetici. Inoltre, le condizioni completamente controllate consentono di coltivare sia nuove colture che i famosi ortaggi dimenticati. Le contaminazioni da agenti patogeni sono ridotte il più possibile. Uniformità, valore nutrizionale, gusto e durata del prodotto sono migliorati. E l’utilizzo della maggior parte delle risorse è estremamente basso: quasi nessuna emissione di pesticidi o fertilizzanti, un uso minimo di acqua, suolo e trasporto su ruote. Poi, dato che la produzione è indipendente da luce solare e condizioni esterne, la quantità e la qualità del prodotto è garantita tutto l’anno, indipendente dal luogo geografico. E siccome l’agricoltura verticale può avvenire in una varietà di strutture (edifici riadattati, cantine, container) ha il potenziale per essere una fonte sicura di cibo fresco nelle aree urbane. In questo senso, come i generatori dei gruppi elettrogeni di emergenza fanno per l’energia elettrica, l’agricoltura verticale potrebbe consentire una migliore resilienza a eventi catastrofici e ad interruzioni della catena di approvvigionamento del cibo nelle città.
Come vedi il futuro dell’agricoltura (orizzontale e verticale)?
Pieno di problemi: a) eccessivo utilizzo di fertilizzanti e pesticidi, che indubbiamente servono, e che altrettanto indubbiamente sono devastanti per l’ambiente; b) erosione e la perdita di sostanza organica dal suolo; c) il problema dell’accesso alle risorse d’acqua; d) lo spostamento dell’area tropicale verso nord; e) l’aumento dell’incidenza di gelate tardive, delle bombe d’acqua, delle ondate di caldo e delle temperature medie. Penso che ogni forma di agricoltura si debba adattare e riformarsi alla luce di questi scenari ormai in atto da tempo. In questo futuro incasinato penso che le fattorie verticali avranno un ruolo importante ma comunque minoritario (per ora producono solo insalate, erbe aromatiche, fragole e tra poco pomodori… niente carboidrati e proteine): a farla da padrona saranno le serre. Complessi di serre ad alta o bassa tecnologia stanno già spuntando un po’ dappertutto, sia in paesi caldi che in paesi freddi, e più la crisi climatica si aggrava, più la protezione garantita dalle serre diverrà indispensabile. Per concludere in maniera meno lugubre (ho appena descritto il futuro come la scena di apertura di Blade Runner 2049), mi immagino l’agricoltura del futuro come un sistema “Multi-colturale”: un sistema alimentare che raggiunge la sostenibilità utilizzando, a seconda delle specifiche caratteristiche locali, l’agricoltura verticale, l’agricoltura biologica, l’orticoltura in serra e il resto della coda lunga dell’agricoltura.








