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Ma l’agricoltura è un crimine contro l’umanità?

da Redazione Web
28/07/2021
in Editoriali
Agricoltura

Agricoltura

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A me una volta è successo: un giorno – mi hanno detto a mo’ di profezia- sarai processato per crimini contro l’umanità. Ce l’avevano con me perché in un dibattito cercavo, (ricordo) con molta fatica, di difendere le pratiche agricole moderne: concimazioni, difesa delle piante, meccanizzazione, irrigazione, miglioramento genetico e insomma, riassumendo il tutto, l’agricoltura intensiva (voglio dire, non che quella estensiva mi stia antipatica, solo che vengo dal sud e conservo memoria di un certo latifondo, appunto terre coltivate senza molta innovazione a cereali e che si perdevano all’orizzonte).

Va bene, gli accusatori sono stati ingenerosi ed esagerati, ma tendo a prendere sul serio le loro accuse. Non che mi prepari al processo con giuria internazionale, no. Ma quelle accuse rivelano una difficoltà, diciamo così, di comunicazione. Anzi, scavano due trincee.

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Da una parte quelli che combattono per un’agricoltura più sostenibile e per questo immaginano un’agricoltura tutta bio che ridotta ai minimi termini significa (per loro) un’agricoltura senza concimi, senza agrofarmaci di sintesi, senza diserbo. E quelli che, pur combattendo per un’agricoltura sostenibile, cercano innovazioni che rendano i concimi più efficaci, gli agrofarmaci più sicuri, il diserbo meno impattante.

I primi vogliono togliere tutto, i secondi (lo ritengono impossibile) vogliono migliorare quello che c’è a disposizione: rivoluzione contro riformismo si potrebbe dire.

Fatto sta che l’intento (tra le due trincee) è comune, a parte mangiare tutti e bene (tanto è vero che, a fine dibattitto, sia io sia i miei accusatori siamo andati al ristorante) l’obiettivo è un’agricoltura più sostenibile. Solo che negli anni, a forza di guerre e difese tribali del territorio, si sono create le due trincee.

Ecco, le due trincee non comunicano, una (quella dei senza) vede l’altra trincea come inquinatori criminali (da portare prima o poi a processo), l’altra reagisce, facendo notare che un’agricoltura senza niente ci rispedirebbe indietro nel mondo della fame, il mondo che fu, certo, senza agrofarmaci e diserbanti e scarsissimo miglioramento genetico, ma inquinato da guerre, dichiarate un giorno sì e un giorno no, anche perché, a parte le megalomanie di principi e re, le guerre si facevano pure per conquistare terra, insomma si combatteva per estendere il latifondo e coltivare l’essenziale (cereali, patate, olio lampate, vite e macellare senza pietà alcuni animali) sfruttando il più possibile la forza lavoro (i contadini erano semi schiavi).

C’è uno straccio di proposta per avviare la comunicazione tra le due trincee ed evitare fastidiosi e costosi processi? Proviamo ad avanzarne una: prima di essere patologici cerchiamo di essere fisiologici. Cioè, proviamo a capire come funziona l’agricoltura. Spesso è la nostra ignoranza della procedura a produrre il danno.

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