La scrittrice Olivia Laing nel suo libro, Il giardino contro il tempo (Il Saggiatore, 2024) ci racconta dei giardini (e dei loro segreti). In alcuni brani molto belli riflette sul senso del poema Paradiso Perduto (1667), del poeta inglese John Milton.
“La storia del giardino, fin dal suo inizio edenico, è sempre stata anche la storia di cosa o di chi ne viene escluso o scacciato, che siano certi tipi di piante o certi tipi di persone. Come ha osservato Toni Morrison: «Tutti i paradisi, tutte le utopie sono progettati da chi non c’è, dalle persone che non vi sono ammesse».
Paradiso Perduto ci parla di una guerra civile e intestina dopo la quale Satana e la sua banda sono stati cacciati dal Paradiso e imprigionati nella colonia penale dell’Inferno. Li incontriamo in un oceano infuocato, incoscienti e sbatacchiati dalle onde come sopravvissuti a un terribile naufragio, ancora muniti delle loro armi e dei loro stendardi marziali.
“Respirare l’aria è doloroso e fuochi mefitici bruciano senza dare luce. Gettati a riva nell’oscurità e nel dolore perenne, i diavoli costruiscono un palazzo fantastico e progettano di vendicarsi di Dio, artefice della loro rovina (come i politici, i diavoli non pensano mai di incolpare sé stessi). Satana dovrà cercare un presunto nuovo mondo e una nuova razza chiamata uomo per sedurre e guastare la creazione più recente di Dio, con mezzi brutali o sagaci.
Osservato attraverso questa lente, il poema assume una forma diversa. A ben vedere, è composto da due atti che si rispecchiano l’uno nell’altro. Prima la disobbedienza di Satana causa il suo allontanamento dal Paradiso, poi la disobbedienza di Adamo ed Eva causa il loro allontanamento dall’Eden.
Tutti e tre hanno subito perdite enormi, intollerabili, che li hanno fatti precipitare in una terra desolata di sentimenti negativi, in un incontro terribile e distruttivo con la vergogna e la rabbia. Satana è abbrutito dai fallimenti e cerca una panacea nella moltiplicazione della sofferenza, mentre Adamo ed Eva, umiliati dal gesto compiuto, scelgono di rinunciare a ciò che avevano invece di creare ulteriori danni e dolore.
Se dovessimo fare una tassonomia dei tipi di perdita che appaiono nel poema, gran parte di essi riguarderebbe l’esilio: il dolore per la perdita della patria o di una grande proprietà, la consapevolezza che ciò che ritenevi tuo non lo è più, e che un oggetto d’amore è guastato senza rimedio, scomparso per sempre.
Eva, in particolare, dà voce a una desolazione insopportabile nel rendersi conto che la sua punizione non è solo la condizione mortale, ma che dovrà lasciare la sua casa e non le sarà più permesso di curare le rose a cui ha dato un nome e che ha sempre annaffiato. La sua luminosa collaborazione con il giardino è finita. D’ora in poi, parte della sua condanna sarà l’allontanamento e l’alienazione dalla natura, la coltura di malerbe in un terreno sterile, un futuro disperato verso il quale stiamo andando anche noi”
Tratto da: Il giardino contro il tempo, Olivia Laing, (Il Saggiatore, 2024) ringraziamo l’editore.








