Le case nei boschi non sono ecologiche, tutt’altro. Bisognerebbe prenderne atto, ma visto l’immaginario che ci domina, la Natura Uber Alles, sarà difficile cambiare idea.
E’ difficile cambiare idea e in fondo si può capire il perché: i giornali patinati fotografano e raccontano di belle baite nei boschi o nelle malghe, circondate da pini, costruite su dolci pendi.
C’è sempre una a veranda che si affaccia su una catena montuosa, dunque la vista è meravigliosa e ci suggerisce che ovunque andiate, nei dintorni, non troverete altro che luoghi incontaminati – non mancano mai le chiare e dolci e fresche acque.
Durante l’inverno poi è uno spasso, un camino a legna, che riscalda l’ambiente – e una bella bombola a propano, però interrata così non si vede e non stona con la bella immagine.
D’estate, mentre in citta tanti bruciano o hanno crisi notturne da mancanza d’aria, gli abitanti della casetta nel bosco quasi devono accendere il camino. Poi gli animali, una fattoria, belli, senza odori, capre e pecore dal pelo lucido, asini in miniatura, porcellini profumati e tanti abitanti dei boschi che fanno ciao.
Di contro c’è la citta con le sue periferie squallide. Vedete? Non c’è partita.
Ora, il problema è proprio questa assurda partita, città contro case nei boschi. Una partita che fomenta un immaginario irreale e ci distrae dalla realtà, come per esempio: i pochi fondi che si hanno a disposizione.
Le strategie e l’impegno degli urbanisti dovrebbero essere messo a servizio delle città e non certo delle case nel bosco.
Perché questa preferenza per la città? Per tanti motivi. Il primo della lista è che le case del bosco non sono affatto ecologiche. Anche se la vita nel bosco per alcuni potrebbe essere più vicina alla natura, sicuro le case nel bosco peggiorano la natura.
Sì, conviene aprire il primo numero dell’anno con una dichiarazione forte: la baita è, rispetto all’appartamento in città, un disastro ambientale: un vero ecologista dovrebbe concordare su questo punto e battersi per migliorare le città (anche per perché di conseguenza, migliorando le città si migliorano i boschi).
Se abitate in un condominio, per carità litigate anche col vicino, ma il calore dei termosifoni che si disperde attraverso le pareti dell’appartamento serve a riscaldare in modo produttivo gli appartamenti a sinistra, a destra, sopra e sotto (con un consumo di energia inferiore per abitante).
Quello della baita no: si disperde all’aria aperta. Poi il camino fa cool, lo capisco, ma l’inquinamento atmosferico da particolato e quello dei residui di carbonio dovuti alla combustione dl legno, ecco quelli andrebbero conteggiati.
Potremmo scoprire che fanno più danni i bei camini che un termovalorizzatore che bruciando i rifiuti dà energia e calore a tutta una città.
Comunque, le baite hanno anche l’elettricità che spesso viene da molto lontano, con un notevole spreco di energia dovuto alle perdite di trasmissione, come sono dispersive le camminate per raggiungere i servizi essenziali e anche il cibo: per quanto la casa possa essere bella, in un bosco non si sarà mai completamente autosufficienti – e non sarebbe nemmeno giusto rovinare l’habitat naturale millenario, mettendo a coltura un pezzo di terra, magari disboscando – e quindi si è costretti a fare lunghe camminate per fare spesa, altro che chilometro zero.
Poi, infine, bisognerebbe chiarirsi su un punto: a noi piace tanto vedere e fare amicizia con la fauna selvatica, ma alla fauna selvatica piace fare amicizia o vedere le nostre facce da ecologisti?
Dalla risposta dipende il futuro del pianeta.
E oggi, Epifania, a proposito di doni, parliamo di futuro del pianeta, quindi di demografia, di spazio a noi concesso e, come sempre, di innovazione.







