Di tanto in tanto vale la pena, visto anche il costante immaginario bucolico, ricordare alcune innovazioni che stanno migliorando i prodotti agricoli e, sotto la spinta di buoni finanziamenti, importanti sperimentazioni sul campo, che insieme possono darci una mano per preparare i campi di domani.
Dunque, ricordando che l’innovazione non si basa su un’idea geniale partorita dal genio di turno ma è facilitata dagli scambi di idee, e quindi, ricordando che senza collaborazione il mondo non solo va in affanno ma diventa più frammentato e più aggressivo (frammenti contro frammenti), elenchiamo una serie di innovazioni utili.
Cominciamo con la tanta vituperata genetica.
Il miglioramento genetico è la via maestra per un’agricoltura sostenibile, perché le nuove tecniche di miglioramento genetico delle piante stanno aiutando l’agricoltura a:
a) Adattarsi ai cambiamenti climatici;
b) Rendere le colture più resistenti alla siccità, alla salinità e alle temperature estreme, offrendo al contempo metodi sostenibili per aumentare la produzione;
c) Ottenere rese per ettaro più elevate senza espandere i terreni agricoli, riducendo così anche il fabbisogno di risorse come acqua, fertilizzanti e pesticidi.
In più, le moderne tecniche di selezione genetica possono arricchire le colture con vitamine e minerali per contrastare la malnutrizione, rafforzare la resistenza a parassiti e malattie e, si spera, (perché sarebbe una grande scoperta) realizzare piante in grado di sintetizzare l‘azoto (grazie all’associazione con batteri azofissatori, per ora affratellati solo con le leguminose) e catturare carbonio, contribuendo così alla mitigazione dei cambiamenti climatici.
Poi abbiamo l’agricoltura digitale, che permette un uso più intelligente delle risorse (che ricordiamo non sono infinite, anzi): l’agronomia digitale, combinata con la rivelazione e l’analisi dei dati, consente agli agricoltori di ottimizzare l’uso di acqua, fertilizzanti e pesticidi in base alle specifiche esigenze delle colture. Questa agricoltura (chiamata) “di precisione” migliora l’efficienza e riduce l’impatto ambientale.
Conviene innovare. A mo di esempio possiamo citare la vasta area compresa tra Asia e il Pacifico. Qui, la diminuzione dei costi tecnologici e la carenza di manodopera stanno accelerando l’adozione di queste tecnologie, e l’intelligenza artificiale e i big data stanno già alimentando robot e droni che migliorano le pratiche agricole, aumentano i raccolti e incrementano il reddito degli agricoltori.
E’ bene specificare che i vantaggi dell’agronomia digitale sono significativi, ma dipendono dalle infrastrutture disponibili, e cioè e ci sono o non ci sono e di che qualità sono fatte. Quindi la politica deve orientare scelte e contributi non solo per proteggere lo status quo, ma cercare di creare soglie di accesso a nuovi strumenti, altrimenti il costo della trasformazione ricadere unicamente sulle comunità agricole. Siccome in Italia scontiamo un nanismo aziendale, questi costi risultano così alti che solo poche aziende privilegiate possono sostenerle e non è un buon modo per far girare idee nuove.
Aggiungiamo sempre e specifichiamo che mentre in laboratorio, alla fine, funziona quasi tutto, in campo è diverso, dunque, ragionando di agritech è importante stabilire Standard internazionali per l’innovazione basati su fondamenti scientifici.
Perché grazie a standard condivisi e quadri normativi semplici e chiari e coerenti, le tecnologie alimentari e agricole possono circolare oltre i confini nazionali, garantendo che le innovazioni raggiungano gli agricoltori e le regioni che ne hanno più bisogno.
Riassumendo: per preparare oggi il terreno di domani, è necessario promuovere l’innovazione, proteggere gli investimenti e garantire standard e certezze normativa proporzionata alle variopinte e diverse aree del mondo, e nello stesso tempo realizzare soglie di accesso.
La soglia di accesso la possiamo chiamare collaborazione o futuro: tanto è la stessa cosa.







