A Milano, giovedì 27 novembre 2025, come da nostra buona e proficua abitudine con l’annuale appuntamento del Foglio dedicato all’agricoltura, abbiamo riunito un po’ di amici nella sala della BPM per parlare di (e spiegare bene) tante cose agricole.
Solo uno sguardo molto ristretto, forse sarebbe meglio dire limitato, può definire l’agricoltura come quell’insieme di pratiche agricole che riguardano la terra.
Uno sguardo allargato e arioso racconta una dimensione molto ampia, spesso sconosciuta, problematica. Molte cose ci sono in cielo ma anche in quello spazio tra terra e cielo.
Pensate a quanto ampio è il bagaglio di conoscenze oggi richiesto, casomai voleste parlare di agricoltura. Dovete perlomeno conoscere: il ciclo dell’azoto, la fotosintesi clorofilliana e la respirazione, la chimica di base, quella del suolo, i batteri utili e quelli dannosi, gli insetti utili, i patogeni, i metodi di lotta, biologici, convenzionali, biotecnologici, le diverse macchine agricole, la geopolitica, e non si finisce più.
E stiamo parlando solo dell’abc, senza approfondire più di tanto.
Purtroppo questo ampio ventaglio di conoscenze è spesso ignorato, o al massimo sottovalutato. In genere, parlando di agricoltura, si preferisce utilizzare uno “sguardo patologico”, ottimo per indicare il colpevole di turno e commentare indignati, ma poco utile a capire il sistema nella sua ramificazione e complessità
Peccato. L’agricoltura merita un dibattitto serio, nonché una riflessione completa, che significa collettiva, perché oggi, vista la complessità del mondo agricolo, solo una squadra ben formata, consapevole di come funziona il “sistema campo”, di quante variabili ci sono tra terra e cielo e dei problemi che purtroppo abbiamo, insomma solo una squadra che mette in comune conoscenze ed è capace di integrarle può risolvere i problemi.
Invece lo sguardo patologico di cui sopra separa e non unisce. Il risultato? Una serie di drammatiche contraddizioni. Possiamo elencarne qualcuna: vogliano mangiare bio e ci impegnano a trovare soluzioni più sostenibili. Ci riflettiamo, studiamo e otteniamo delle soluzioni. Per esempio, alcune Università, come quella di Milano stannosa studiando i peptidi, degli amminoacidi di origine naturale che possono contrastare alcuni patogeni. In alcuni casi i risultati sono ottimi ma c’è un problema: non si riescono a portar in campo questi nuovi formulari perché non ci sono industrie chimiche che desiderano o si prendono il rischio di investire in questi nuovi settori.
Non ci sono le industrie, dicevamo, un po’ perché la chimica italiana dopo i fasti degli anni ‘60/70 è entrata in un cono d’ombra, ma anche perché per molti di noi solo la parola chimica suscita rigurgiti e paure. Si desidera un prodotto bio, ignorando che pure un prodotto bio, per essere messo sul mercato, ha bisogno di un’industria chimica che lo produca.
Il paradosso dunque: trovi una soluzione ma non qualcuno che investa in quella soluzione.
Anche per evidenziare i problemi ed esplorare le soluzioni, per integrare conoscenze e sperarne in un lavoro di squadra, ogni anno, con il nostro evento, riuniamo varie figure: agronomi, biologi, economisti, informatici, genetisti, agricoltori, ingegneri, architetti, politici e studiosi vari. In questo numero facciamo il riassunto di quanto detto: problemi e soluzioni.
Vi raccontiamo gli highlights.







