Di recente, in rete, si parla molto delle Piramidi di Giza, in Egitto. Corrado Malaga e altri, con uno studio pubblicato su una rivista (di basso impatto), avrebbero scoperto che sotto la piramide ci sono camere molto profonde, otto strutture tubolari che, come le camere, scendono in profondità e infine otto cubi (su quali poggiano i tubi), ogni cubo con un lato di 80 metri.
Ovviamente è uno studio che presenta tanti di quei problemi metodologici da invalidare i risultati, infatti è ritenuto un fake, ma qui non ci interessa entrare nel merito. Quello che fa impressione (sempre più impressione) è la velocità con la quale queste notizie viaggiano e la benevolenza con la quale vengono accolte un po’ da tutti.
Non per niente, se oggi organizzi una conferenza scientifica in un’università vengono solo tre persone, e nemmeno tua mamma e tuo padre, al contrario gli eventi di Corrado Malaga, di Piergiorgio Caria e altri sono sempre sold out.
Poi gli analisti un giorno ci spiegheranno se queste contronarrazioni siano pericolose o meno, se cioè, inquinando le fonti, disabituano un po’ tutti al metodo scientifico. Al momento possiamo sottolineare il paradosso: il metodo scientifico ha contribuito non poco a costruire il mondo che conosciamo, che, al lordo dei costi noti e problematici, ci ha fornito benefici inimmaginabili a partire da due generazioni fa.
Tuttavia, chi l’avrebbe detto che a maggior progresso, a razzi lanciati nello spazio, nonché ad atterraggi di sonde su comete, al calcolo certosino dell’orbite, alle immagini primordiali dell’universo, per non parlare dei progressi della medicina ecc., ecc., corrispondesse un aumento dei terrapiattisti e di quelli che credono che le piramidi siano state costruite da civiltà aliene?
Chi l’avrebbe detto che giornali stimati, orgogliosamente progressisti, affidino a scrittori pagine di astrologia? E chi l’avrebbe detto che questi scrittori, acculturati grazie al costante lavorio del metodo scientifico (alle scoperte sull’elettricità, al lavoro degli impianti idroelettrici, alle turbine, ai piloni di acciaio, ai fili di rame, rame estratto con la fatica dei minatori, a tutte quelle innovazione che hanno portato la luce e permesso di studiare a bambini moderni) si dedichino a redigere oroscopi e si inoltrino in territori spirituali che alla fine mettono tutto sullo stesso piano?
Come mai gli scrittori, e gli intellettuali si occupano di astrologia e non di impianti idrovori? C’è tanta di quella cultura negli impianti idrovori, nelle turbine idroelettriche, nelle centrali nucleari, nei pannelli solari, nelle pale eoliche che meriterebbero convegni, dibattuti, scontri, e preghiere per chi mentre noi facciamo la differenza tra acquario e ariete, scava nelle viscere della terra per estrarre terre rare e meno rare, idrocarburi e orrendi fossili che ancora fanno girare il mondo.
Come mai? Una risposta è: non sappiamo quanti anni ha il progresso. Ci siamo così abituati che lo diamo per scontato. E allora, se non sappiamo quanti anni ha il progresso, poi è chiaro che ci chiediamo: ma come hanno fatto a costruire le piramidi? E come hanno fatto? Come hanno fatto a costruire Castel Sant’Angelo, e i meravigliosi castelli federiciani, quelle fantastiche chiese barocche che innervano il centro di Roma? E tutte le strutture abitative fino a metà ottocento? Chi le ha realizzate? Una civiltà aliena?
Oppure, visto e considerato che fino ai primi anni dell’Ottocento la benzina che faceva girare il mondo erano i muscoli dei nostri avi, che, pur mangiando poco ne hanno costruito eccome di piramidi, secchi, ossuti, una vita con pochi sogni se non quella di soddisfare le voglie di imperatori e variopinti dei. Che, tanto per dire, la prima macchina escavatrice è del 1882, il primo pozzo di petrolio scoperto è del 1859, che il primo trasformatore (un congegno che gli astrologi e gli egittologi tra strapazzo ignorano) è del 1885 e pure la bicicletta è fine Ottocento, e gli ascensori i ferri da stiro, e la prima centrale idroelettrica).
Il progresso è giovane, anche in agricoltura. Il progresso ha cambiato il mondo e tuttavia, nello stesso tempo, creato tante resistenze culturali al cambiamento. Le piramidi di Giza costruite dalle civiltà aliene, gli scrittori che parlano di oroscopi sono esempi di chi sfrutta i benefici del progresso per tessere le ombre del regresso.
Vabbè, parliamo di innovazione va…







