Il 2 luglio 2025 è morto Edoardo Boncinelli: genetista, biologo molecolare. Laureato in Fisica a Firenze con una tesi sperimentale di elettronica quantistica, diventato biologo a Napoli (borsa di studio all’Istituto internazionale di genetica e biofisica del Cnr), è stato uno dei ricercatori italiani più apprezzati a livello internazionale.
Nel 1985, insieme a collaboratori come Antonio Simeone, Boncinelli aveva scoperto i cosiddetti “geni architetto” – geni omeotici che dirigono lo sviluppo strutturale sono presenti anche nell’uomo – una scoperta di portata storica nella biologia moderna che purtroppo, anche se se ne vociferava, non è stata premiata col Nobel: un peccato.
Il fatto è che i geni omeotici erano giù conosciuti nell’insetto Drosophila, e difatti fu dato il Nobel agli scienziati che avevano concettualizzato e studiato per primi quei geni. Siccome ci si fermò agli studi sull’animale, si ritenne che averli trovati nell’uomo fosse stato un lavoro un “po’ meno originale anche se un virtuosismo tecnico”. Sta di fatto che la coppia Boncinelli-Simeone fu per anni nota e citata in tutto il mondo della genetica dello sviluppo (le sue conferenze sui geni omeotici erano incantevoli e piene di humor).
E comunque, studiare i geni omeotici e capire come funzionano (e come fanno funzionare lo sviluppo embrionale) è motivo di meraviglia. Meraviglia e stupore per l’immensità del microcosmo.
La stessa meraviglia l’avrà sicuramente provata Boncinelli e avrà contribuito a fargli vivere una vita intellettualmente così vivace e appassionata che ancora oggi si fa fatica a contare i libri scritti da lui e gli argomenti trattati con competenza, passione, curiosità.
Appassionato di filosofia e di cibo, di questo ultimo era quasi un fanatico gran gourmet, difatti cercava esperienze culinarie sofistiche da condividere. Con la filosofia aveva un rapporto conflittuale. L’amava e non l’amava. L’amava perché la filosofia era una grande avventura del pensiero, non l’amava quando pretendeva di spiegare o interpretare le idee scientifiche.
Comunque, conosceva la filosofia, aveva letto e studiato i filosofi analitici e i filosofi della mente, ma non mancava mai di prendere in giro alcuni filosofi, si può dire che fosse una delle sue attività preferite.
Spesso era in compagnia della moglie Angela, con la quale mettevano su dei siparietti sentimentali e ironici che ricordavano la coppia Mondaini Vianello.
In questo numero di Agrifoglio, lo ricordiamo con le sue stesse parole, estratte (e montante come un blob) dalle tante interviste che ha concesso in vari decenni di attività, non mancando mai di raccontare di come da un “corpo minato” (proprio così diceva lui) fin da quando era bambino (il suo) è emersa una mente così accesa e brillante e inquieta, sempre in movimento: come poi dovrebbe essere la vita per essere degna di questo nome (come di sicuro è stata la sua).







