Trump alza i dazi. L’Europa alzi lo sguardo, non le tariffe. In un mondo che cambia, l’unica vera strategia è allargare gli orizzonti. La decisione dell’amministrazione Trump di imporre dazi fino al 30% su alcuni prodotti europei riporta il commercio globale su un terreno pericoloso e miope. Ma l’Europa non deve reagire nello stesso modo. I dazi sono dannosi non solo per chi li subisce, ma anche per chi li introduce. Lo capiranno anche gli americani. Perché se da un lato i produttori europei subiranno un danno immediato, dall’altro i consumatori statunitensi si ritroveranno a pagare di più -alimentando inflazione – mentre i risparmiatori vedranno erodere i propri capitali a causa delle turbolenze finanziarie. É già accaduto in passato: i mercati, prima o poi, rimettono in riga i proclami muscolari.
Per questo l’Unione Europea non può e non deve rispondere con nuovi dazi o sussidi pubblici. Sostenere con risorse comunitarie le imprese colpite significherebbe, in pratica, che pagheremmo noi Europei le tasse imposte da altri. Non solo inefficace: sarebbe un doppio autogol. La risposta deve essere un’altra: rilanciare l’agenda commerciale dell’Unione e rafforzare le alleanze economiche nel mondo. Il Mercosur, in questo senso, è un esempio concreto e già pronto. Dopo 25 anni di negoziati, lo scorso di-cembre la Commissione europea ha concluso la pro-posta di accordo con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay: 290 milioni di abitanti, 2.400 miliardi di dollari di PIL e il 70% dell’economia dell’America Latina.
Un’area con un enorme potenziale di crescita e sempre più attratta dalla qualità europea. È chiaro che il Mercosur non potrà sostituire l’export verso gli Stati Uniti. Ma è proprio questo il punto: l’obiettivo non è sostituire, è diversificare. E con il Mercosur si apre la strada anche verso altri grandi mercati emergenti: India, Australia, Messico, Nuova Zelanda. In un mondo multipolare, la forza sta nella rete di relazioni, non nella dipendenza da un solo partner.
L’accordo UE-Mercosur prevede la liberalizzazione del 100% dei beni manifatturieri europei esportati e del 90% di quelli importati, con un risparmio stimato in 4 miliardi di euro annui per le imprese europee. L’Italia, in particolare, è in posizione di vantaggio: vantiamo un saldo commerciale positivo complessivo di 1,1 miliardi di euro e potremo potenziare settori strategici come vino, for-maggi, latte in polvere e prodotti DOP.
La nostra DOP economy sarà avvantaggiata dal riconoscimento di 57 denominazioni italiane finora non tutelate: dal Parmigiano Reggiano al Prosecco, dal Grana Padano al Prosciutto di Parma. Un’opportunità concreta per le nostre eccellenze. Certo, ci sono settori sensibili da tutelare. È giusto riconoscere che carne bovina, riso o miele subiranno una pressione concorrenziale. Ma questi nodi si affrontano con strumenti mirati, non rifiutando il commercio globale.
E c’è un’ulteriore ragione per sostenere l’accordo l’Italia è determinante per la sua approvazione. Può scegliere se contribuire al suo sblocco o restare ostaggio delle resistenze protezionistiche di altri Paesi. Se oggi diamo il via libera, possiamo rivendicare domani la difesa del bilancio PAC post-2027, proprio quando l’agricoltura dovrà affrontare nuove sfide globali. È un’occasione negoziale che non possiamo perdere. L’Unione Europea deve rimanere una potenza economica aperta, competitiva e capace di dettare le regole del gioco, non subirle. Il commercio internazionale non è un rischio da conte-nere, ma una leva da governare. È così che si pro-muove crescita, innovazione e occupazione di qualità. Chiudersi o rinviare significa lasciare spazio ad altri. Scegliere oggi di rafforzare le nostre relazioni globali, a partire da accordi come quello con il Mercosur, è un modo per affermare un ‘Europa che non teme il confronto, ma lo guida. Un’Europa che crede nei propri valori e li esporta non con le sanzioni, ma con la forza della sua economia e della sua cultura. Non serve alzare muri, serve costruire ponti. È questa la vera leadership. Ed è questo il momento di esercitarla.
(questo articolo è apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno, per concessione dell’autore che ringraziamo)







