Nell’ ottobre 2024 moriva il biochimico americano Bruce Nathan Ames (1928 –2024). Ames ha avuto una vita ricca e curiosa, un vero luminare dell’innovazione e del lavoro di squadra. Molte delle sue ricerche hanno evidenziato come le carenze nutrizionali contribuiscano alle malattie croniche e perché, al contrario, un’integrazione mirata possa mitigare questi rischi.
Alcuni suo lavori, come quelli sugli effetti sinergici di alcuni integratori come l’acido alfa-lipoico e l’acetil-L-carnitina, hanno rivoluzionato gli approcci alla salute mitocondriale e allo stress ossidativo, oltre a far progredire la ricerca sull’invecchiamento cellulare e fornire soluzioni per migliorare il metabolismo energetico e ridurre il danno ossidativo.
Negli anni ’70 Bruce N. Ames ha poi sviluppato un test che porta il suo nome, test di Ames, rapido ed economico per l’identificazione di mutageni e potenziali elementi cancerogeni presenti in farmaci, agrofarmaci e prodotti di consumo. Ames, tra l’altro, cosa non comune di questi tempi, ha scelto di non brevettarlo, rendendo il suo test disponibile per un ampio uso commerciale e accademico. Oggi, il test di Ames rimane un requisito negli studi clinici di Fase 1 nello sviluppo di farmaci.
Sua è anche la teoria del Triage, secondo la quale in periodi di scarsità di nutrienti, l’organismo dà priorità alla sopravvivenza a breve termine rispetto alla salute a lungo termine. Le funzioni biochimiche essenziali per la sopravvivenza immediata vengono mantenute, mentre i processi che garantiscono il benessere a lungo termine vengono compromessi. Ames ha dimostrato dunque come le carenze croniche di micronutrienti chiave possano accelerare l’invecchiamento e aumentare la suscettibilità alle malattie legate all’età, il cancro e le malattie neurodegenerative.
Negli ultimi anni, attraverso vari studi si è dedicato anima e corpo a spiegare quello che 500 anni prima un medico che girava per l’Europa curando i poveri gratis e infliggendo ai ricchi onorari costosi, e cioè Paracelso aveva già intuito e critto: il rapporto tra dose e veleno.
In uno studio del 2000, prima precisava che qualunque evento aumenti il rischio di divisione cellulare aumenta anche il rischio di divisioni anomale e dunque potenzialmente cancerogene, poi dopo aver chiarito la metodologia con la quale vengono eseguiti in laboratorio gli studi di cancerosità sui roditori, a proposito di agrofarmaci (in inglese pesticidi), precisava che:
“Circa il 99,9% delle sostanze chimiche che gli esseri umani ingeriscono sono naturali. Le quantità di residui di pesticidi sintetici negli alimenti vegetali sono insignificanti rispetto alla quantità di pesticidi naturali prodotti dalle piante stesse. Di tutti i pesticidi alimentari che gli esseri umani mangiano, il 99,99% è naturale: si tratta di sostanze chimiche prodotte dalle piante per difendersi da funghi, insetti e altri predatori animali. Ogni pianta produce una gamma diversa di tali sostanze chimiche. Abbiamo stimato che in media gli americani consumino circa 1500 mg di pesticidi naturali a persona al giorno, circa 10.000 volte in più rispetto agli 0,09 mg di residui di pesticidi sintetici”.
E ancora:
“Sebbene solo una piccola parte dei pesticidi naturali sia stata testata per la cancerogenicità, 37 dei 71 testati sono cancerogeni per i roditori. I pesticidi naturali cancerogeni per i roditori sono onnipresenti in frutta, verdura, erbe aromatiche e spezie. La cottura degli alimenti produce circa 2000 mg/persona al giorno di materiale bruciato, che contiene molti agenti cancerogeni e mutageni per i roditori. Al contrario, i residui di 200 sostanze chimiche sintetiche misurati dalla FDA, principalmente pesticidi sintetici, ritenuti di maggiore importanza, hanno una media di soli 0,09 mg/persona al giorno.”.
“In una singola tazza di caffè, le sostanze chimiche naturali note per essere cancerogene per i roditori, equivalgono in peso a un anno di residui di pesticidi sintetici cancerogeni per i roditori. Anche se solo il 3% delle sostanze chimiche naturali nel caffè tostato è stato adeguatamente testato per la cancerogenicità. Questo non significa che il caffè o i pesticidi naturali siano pericolosi, ma piuttosto
fa supporre che i test per la valutazione del rischio di cancro negli animali ad alte dosi necessitino di essere riesaminati. Nessuna dieta può essere priva di sostanze chimiche naturali che sono cancerogene per i roditori”
Il lavoro di Ames non aveva l’intenzione di rassicurare tutti e insomma rompere le righe, invitare a magiare di tutto ed esporsi a tutto. Al contrario, attraverso il metodo scientifico, invece di dichiarare guerra ai prodotti sintetici in nome di quelli naturali o viceversa, le ricerche di Ames intendevano suggerire di lavorare per: “Acquisire una prospettiva ampia sul vasto numero di sostanze chimiche a cui gli esseri umani sono esposti. Perché tale prospettiva può essere utile per stabilire le priorità di ricerca e regolamentazione. I test sul cancro nei roditori, di per sé, forniscono poche informazioni su come una sostanza chimica causi il cancro o sul rischio a basse dosi”.
“Il presupposto che le sostanze chimiche sintetiche siano pericolose ha portato a una distorsione nei test, tale che le sostanze chimiche sintetiche rappresentano il 76% 451 su 590 delle sostanze chimiche testate cronicamente sia nei ratti che nei topi. Il mondo naturale delle sostanze chimiche non è mai stato testato sistematicamente. Dunque, una strategia ragionevole è quella di utilizzare un indice approssimativo per confrontare e classificare i possibili rischi cancerogeni derivanti da un’ampia varietà di esposizioni chimiche ai livelli che gli esseri umani ricevono tipicamente, e poi concentrarsi su quelle che si classificano più alte”.







