Quando il mondo era giovane e forte, come canta Lindo Ferretti in un famoso pezzo dei CSI (Del Mondo) i batteri non erano quelli che oggi conosciamo. Diciamo pure con forza che non ci sono più i batteri di una volta. Meno male, altrimenti non saremmo qui.
A quel tempo, quando la Terra aveva festeggiato il suo primo miliardo di anni di età, il sole splendeva più fiocamente nel cielo e c’era tanto metano che avvolgeva il pianeta. Il mare brillava di un verde metallico e, dove la roccia toccava l’acqua, fuoriuscivano minerali. Questo vuol dire che la vita prosperava ai margini, dove l’acqua incontrava l’aria e l’aria incontrava la roccia.
Alcuni chimici sostengono che all’epoca, per i batteri la vita fosse una faticaccia. Perché lo zolfo e l’azoto, cioè, gli elementi che all’epoca fornivano energia, erano difficili da trovare. Insomma venivano rilasciati lentamente dalle rocce esposte agli agenti atmosferici.
Finché arrivò un batterio “ribelle”, un organismo che, probabilmente messo ai margini, si adoperò e scoprì il modo di vivere solo di acqua e luce solare. E con l’abbondanza di acqua e luce sulla Terra, i cianobatteri si sono imbattuti in una fonte di energia non sfruttata: una rivoluzione.
Da qui il link
Quella rivoluzione fu la fotosintesi, che sfruttava l’energia della luce (“phos” in greco antico). I cianobatteri raccoglievano i raggi del sole e dirigevano la loro forza per dividere le particelle d’acqua. Con la rottura dell’acqua, si libera un potente torrente di energia, che i cianobatteri hanno convertito in zucchero, altra fonte energetica da immagazzinare e di cui nutrirsi quando necessario.
Oggi l’ossigeno sembra sinonimo di vita, ma per la maggior parte degli organismi che popolavano la Terra quando era giovane e forte era letale. L’ossigeno è altamente reattivo: strappa gli elettroni dai metalli e si attacca possessivamente a elementi come azoto e zolfo, rompendo le molecole altrimenti stabili su cui la maggior parte dei microbi faceva affidamento per sopravvivere.
Quindi i batteri rivoluzionari, producendo ossigeno, tolsero il cibo a disposizione dei microbi. Perché, quando non reagisce con altri elementi, l’ossigeno reagisce anche con sé stesso, liberando radicali liberi. Questi frammenti di molecole sono così instabili che attaccheranno indiscriminatamente la maggior parte dei legami chimici, provocando il caos biologico. Esposte ad alte dosi di tali radicali, tutte le cellule viventi si corrodono rapidamente. È un miracolo che i cianobatteri siano sopravvissuti al proprio gas. In sostanza si davano fuoco.
Con la presenza dell’ossigeno, tutte le precedenti forme di vita della Terra – anaerobi obbligati (batteri e archaea che non possono tollerare nemmeno minuscole quantità di O2) – furono costrette a rifugiarsi in ambienti privi di ossigeno. Oggi persistono in questi rifugi, in pozze stagnanti, pozze di fango – come le sorgenti termali acide del Parco Nazionale di Yellowstone – o vicino a sorgenti idrotermali nelle profondità dell’oceano, sacche del pianeta che conservano echi di come era la maggior parte del pianeta una volta. Oppure di loro abbiamo notizie dai resti fossili.
Altri organismi sono diventati creativi. Uno degli effetti collaterali è stata la respirazione, il processo metabolico mediante il quale la maggior parte delle cellule che vivono esposte all’ossigeno rompono gli zuccheri per rilasciare energia. La respirazione è un’antica invenzione metabolica e probabilmente si è evoluta subito dopo la fotosintesi.
Incredibile che poche specie di batteri abbiamo prodotto una simile rivoluzione, noi e la maggior parte delle specie viventi siamo figli di questi cianobatteri che involontariamente hanno cambiato la traiettoria della vita sulla terra. Chissà nel futuro quale terra ci aspetta se ci saranno altri organismi capaci di disegnare traiettoria che magari ci escludono e che non siamo capaci di immaginare fissati come siamo a studiare cose inutili.







