Justyna Gudzowska, Direttrice Esecutiva di The Sentry (un’organizzazione investigativa e politica che cerca di disattivare le reti multinazionali che traggono vantaggio da conflitti violenti, repressione e cleptocrazia) e Laura Ferris, Direttrice delle Politiche sulla Finanza Illecita presso The Sentry, in un saggio apparso su Foreing Affairs (2 giugno 2025) ci ricordano come le organizzazioni criminali ricavano soldi dagli alberi,
illecitamente e danneggiando seriamente l’ambiente, attraverso trucchi e truffe.
Armi di Legno: Il disboscamento illegale è spesso intrecciato con conflitti internazionali. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’UE ha rapidamente vietato i prodotti in legno russi e bielorussi, impedendo a Mosca di finanziare il suo sforzo bellico con i fondi provenienti dal commercio internazionale di legname, che ha generato quasi 14 miliardi di dollari per la Russia solo nel 2021.
Il Regno Unito ha seguito l’esempio con divieti a sua volta, e gli Stati Uniti hanno imposto diverse sanzioni, tra cui alla società paramilitare Wagner, legata al Cremlino, che si è assicurata una concessione trentennale per il legname nella Repubblica Centrafricana, per un valore stimato di due milioni di euro all’anno. Come ha affermato la US Customs and Border Protection, “il commercio illegale di legname è intriso di sangue”.
In effetti, cartelli e gruppi terroristici sanzionati si sono ripetutamente rivolti alle foreste come fonte di finanziamento. I cartelli messicani, ad esempio, utilizzano legname tagliato illegalmente per finanziare il commercio con i gruppi criminali cinesi che producono alcune sostanze che fungono da precursori del fentanil, in un sistema di riciclaggio di denaro basato sul commercio di risorse naturali.
Ex gruppi di guerriglia in Colombia hanno raso al suolo intere zone della foresta pluviale amazzonica per sostenere operazioni illecite.
In Mozambico, il gruppo terroristico somalo al-Shabaab, per finanziare le insurrezioni e finanziare lo Stato Islamico, ha praticato il disboscamento illegale, e ha abbattuto alberi di acacia per ricavarne carbone vegetale, un commercio che il Tesoro statunitense ha stimato in un valore annuo di 20 milioni di dollari tra vendite e tasse.
Il caso del commercio illegale di palissandro in Cina.
Il palissandro è strettamente associato alla gloria delle dinastie cinesi tra il XVI e il XVIII secolo, e la domanda di prodotti di lusso in palissandro è cresciuta con l’aumento della ricchezza del paese. Inizialmente, i commercianti cinesi cercavano rifornimenti all’estero, nei vicini asiatici come Cambogia, Laos, Malesia, Myanmar e Vietnam, ma alla fine, quando queste riserve divennero più difficili da reperire, si rivolsero all’Africa.
Le compagnie di disboscamento cinesi commerciali si sono insediate in diversi paesi africani, ottenendo concessioni forestali. I commercianti cinesi, a cui è vietato il disboscamento commerciale nelle foreste naturali nazionali, sfruttano i governi con la legislazione più debole, le capacità di applicazione più limitate e la più alta suscettibilità alla corruzione.
Secondo un funzionario forestale del Mozambico, dove una moratoria sul disboscamento del 2017 è fallita per mancanza di capacità di applicazione, l’industria del disboscamento del paese “è dominata dai cinesi che vanno nella savana e convincono le persone più povere a tagliare i tronchi”.
Nel 2016, il commercio di palissandro valeva in Cina circa 26 miliardi di dollari, con l’80% dell’approvvigionamento del paese proveniente dall’Africa occidentale. Questa prosperità ha portato con sé conseguenze sfortunate ma prevedibili: negli ultimi 20 anni, il palissandro ha detenuto il dubbio primato di essere il prodotto naturale più trafficato al mondo.
Nel 2022, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora, CITES) ha istituito un divieto assoluto sulle esportazioni di palissandro da 16 paesi africani. L’iniziativa ha effettivamente ridotto le esportazioni di palissandro dall’Africa alla Cina, ma i commercianti cinesi illegali hanno trovato soluzioni alternative, identificando una specie di legno sostitutiva e riavviando il ciclo di sfruttamento.
Sebbene il governo cinese abbia ampiamente negato il coinvolgimento con i commercianti cinesi illegali, ha comunque reso più difficile l’applicazione delle leggi anti-abbattimento in Africa, impegnandosi principalmente in una diplomazia bilaterale opaca e rifiutando gli sforzi cooperativi per contrastare il disboscamento illegale.
Pechino non è inoltre riuscita a intraprendere azioni efficaci e complete contro gli attori illeciti all’estero e contro il legname illegale ai suoi confini. Senza uno sforzo concertato da parte della Cina per fermare il commercio, la domanda (e le lacune nell’applicazione delle leggi) ne garantiranno la continuazione.
Conclusione.
Gli strumenti sviluppati nella lotta contro altre minacce transnazionali dovrebbero essere utilizzati per salvaguardare le foreste del mondo dallo sfruttamento. In caso contrario, i soggetti illeciti continueranno a trarre profitto dal loro saccheggio.







