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Home Come Funziona

Due o tre cose che sappiamo dell’olio

da Redazione
18/02/2025
in Come Funziona
Olive

Olive

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Lo conoscevano già gli Egizi, i Greci, i Romani. È stato usato, nel più lontano passato, come cosmetico, come base per rimedi e farmaci, come unguento per gli atleti, in particolare per i lottatori che tentavano sia di rendere più difficoltosa la presa dell’avversario sia di ridurre il dolore di eventuali escoriazioni e ferite. In un passato più recente, a partire almeno dal Rinascimento, è stato un protagonista delle lavorazioni dell’industria tessile. 

Ancora oggi viene usato dalle aziende farmaceutiche e cosmetiche, e l’arte di produrre saponi utilizzando l’olio di oliva è molto antica.  

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È stato soprattutto al centro di fiorenti attività mercantili che hanno riguardato il nostro Paese: la Liguria, in particolare Imperia, nell’età moderna ha fondato l’economia e l’organizzazione sociale di tutta la zona sulle attività commerciali che riguardavano l’olio di oliva esportato verso la Francia, l’Olanda e più in generale l’Europa del Nord. Lo stesso hanno fatto la Puglia e buona parte del meridione d’Italia, incluse città che, pur non avendo porti né flotte, beneficiavano degli affari liguri o toscani rifornendo i commercianti di medio e lungo raggio. Ma l’attività mercantile non avveniva in un solo senso. 

Le campagne olivetate andavano curate e quindi nei porti delle città olearie arrivavano bastimenti carichi di concime. Le navi andavano assicurate, e così i loro carichi, perché c’erano i predoni, le tempeste o i banalissimi furti. 

Inoltre l’olio aveva bisogno di contenitori (che si usuravano, si spaccavano, finivano in mare; oppure prendevano odori sgradevoli e andavano puliti, o sostituiti…) e quindi l’artigianato dei bottai fioriva, e significa non solo artigianato del legno, ma anche del ferro. Allo stesso modo «fiorivano» le tasse su merci in entrata e in uscita, spesso pagate direttamente in barili d’olio. 

Olio d’oliva è sempre stato sinonimo di denaro contante. Già l’antica Roma (come la più vicina nel tempo Repubblica di Genova) riscuoteva le tasse in olio, e sempre, nel corso della sua lunga storia, questo prodotto, che non prevede tempi di attesa tra la produzione e la commercializzazione e che si conserva a lungo, ha mosso ingenti quantità di denaro. Determinante sotto molti punti di vista e fino alla fine del XIX secolo, è stato l’uso dell’olio di oliva per l’illuminazione, pubblica e privata: strade, case, luoghi di culto, luoghi di produzione. Fu una grande e lunga stagione di forte richiesta di olio per tutto il Mediterraneo, seguita da una repentina e dura crisi dovuta all’invenzione della lampadina elettrica. 

Per moltissimi secoli, se si volevano illuminare gli ambienti o le strade non si avevano molte possibilità: candele oppure lampade che potevano essere alimentate con oli di diversa tipologia, ma l’olio di oliva era il più utilizzato in assoluto, sia perché era prodotto in abbondanza sia perché presentava alcuni vantaggi rispetto alle alternative come il cherosene o il petrolio, più complicati da produrre e soprattutto più puzzolenti. 

La Puglia fu leader nell’esportazione del cosiddetto «olio lampante» a Londra, città industriale e molto popolosa. L’olio lampante sorresse per secoli intere economie e fu la ragione principale della diffusione dell’olio in paesi non vocati alla produzione olivicola.  Forse questa è anche stata un po’ la sfortuna dell’olio, perché il suo utilizzo come alimento è rimasto a lungo confinato nelle regioni in cui si praticava l’olivicoltura. Per quasi tutto il mondo l’olio di oliva era un prodotto che serviva per alimentare le lampade o per fare i saponi, le questioni di provenienza o livello di qualità organolettica erano ininfluenti. In tutto Mediterraneo, invece, sia quello europeo sia quello africano, l’olivo ha trovato casa millenni fa, e l’olio per uso alimentare è entrato a far parte, con il pane e il vino, di una triade di prodotti che hanno finito per coincidere con il sentimento identitario di quelle popolazioni, rappresentandone il forte legame con la terra. 

Tratto da Cinzia Scaffidi Il senso dell’olio. Il racconto dell’extravergine, Espress Edizioni (che ringraziamo)

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