Riportiamo qui una pagina che Gaia Cottino nel suo libro dedica alla Specie Opuntia, come prossimo cibo del futuro. Una scelta niente male che porterebbe giovamenti per tutti.
“Una volta ho mangiato i cactus: in Sicilia, e più precisamente a Catania. Mi sono seduta in un piccolo ristorante, che una volta era una macelleria, e ho ordina un antipasto di fichi d’India a rondelle con sale e limo e e una parmigiana fatta di pale di cactus, invece che di melanzane. Una vera delizia.
I cactus, cui ci si riferisce con il nome generico della famiglia a cui appartengono, le cactacee, sono il primo alimento del futuro di terra che voglio raccontare perché riescono a fornire un cibo nutriente anche condizioni di temperature estreme e carenza idriche, che sono proprio i fenomeni climatici che si annuncia-no ricorrenti negli anni a venire.
È la stessa agenzia delle Nazioni unite per l’agricoltura e il cibo (FAO) ad aver attivato una linea di finanziamento per programmi di ricerca volti a individuare e promuovere la produzione agricola su larga scala di piante grasse.
I benefici della compresenza di cactacee e altre specie animali o coltivazioni sono ben documentati da una vasta letteratura perché, oltre a essere cibo, i cactus sono una fonte di stoccaggio d’acqua che serve tanto alla flora quanto alla fauna che vive in loro prossimità.
Nelle fattorie in cui erano presenti piantagioni di cactus la sopravvivenza degli animali nei momenti di siccità è risultata di gran lunga superiore; infatti, immagazzinando acqua nei loro fusti, queste piante possono fornire fino a 180 tonnellate di acqua per ettaro, sufficienti a sostenere cinque vacche adulte. Anche campi coltivati a orzo in Tunisia hanno dimostrato avere una maggior resa se attorno vi erano cactus.
Si sono già messe a punto delle tecniche di coltivazione a filare che includono le cactacee che hanno dato risultati sorprendenti: una maniera efficacie per ripristinare la fertilità dei terreni e invertire il processo di inaridimento provocato dalle monocolture è, infatti, quella della simultanea coltivazione di coltivi perenni e seminativi – piante arbustive, alberi e cactus – in ampi filari, all’interno dei quali vengono piantate le principali pianti edibili (legumi, tuberi, ortaggi),
Gli animali, in molti contesti di allevamento di picco la scala del Nord Africa e del Corno d’Africa, sono già nutriti a cactus e in particolare a pale e frutti marcescenti.
Sembra che questo foraggio riduca la metanogenesi (l’emissione di gas metano) dei ruminanti e se si pensa che il cactus è un sempreverde disponibile tutto l’anno, a differenza degli altri foraggi che devono essere stoccati per durare nel tempo, le cactacee hanno tutte le carte in regola per essere oggetto della nostra attenzione.
In realtà la maggior parte dei cactus non è commestibili per l’uomo, ma la sottospecie Opuntia ficus-indica (che noi volgarmente chiamiamo fico d’india riferendoci ai suoi frutti, inconsapevoli che anche le pale sono edibili!!). ha tutte le caratteristiche nutrizionali per essere presa in considerazione anche nella nostra dieta: è ricca di fibre alimentari dall’azione ipoglicemizzante che fa favoriscono la digestione e il transito intestinale (come l’avena), di vitamine (in particolare A, C e k), di sali minerali (magnesio, potassio e ferro) e di calcio. Inoltre, è fonte di antiossidanti polifenolici, poco calorica e utile nell’abbassare i trigliceridi”.
(Ringraziamo Gaia Cottino e l’editore Utet per la concessione)







