• Torna al Foglio.it
mercoledì 28 Ottobre 2026
  • Login
Agrifoglio
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Agrifoglio
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home Editoriali

Come stiamo messi?

da Antonio Pascale
28/10/2026
in Editoriali
Condivisi su FacebookCondividi su Twitter

In che stato siamo? Chiese Stefano Iossa (professore di letteratura italiana) a un esaminando napoletano (erano esami di terza media un po’ complicati). Quello rispose: stiamo messi molto male.

Così pare lo stato dell’agricoltura italiana. In realtà non molto male, ma non ancora bene. Diciamo che è in trasformazione. Non è il parere di un esaminando qualsiasi, ma l’ultimo rapporto Istat che analizza quasi 20 anni di produttività agricola italiana, dal 2006 al 2025. 

Articoli suggeriti

Ora sono troppi gli alberi

Cose che si possono fare

Settembre è il vero Capodanno

Ebbene, il rapporto in questione arriva alla conclusione che l’agricoltura italiana è profondamente diversa da quella di vent’anni fa (ne ha parlato anche Andrea Sonnino in un articolo per i Georgofili). 

Nella sostanza, alcune colture e alcuni comparti stanno molto male, nel senso che arretrano significativamente e mostrano poca capacità di ripresa futura, mentre altri si rafforzano. E ci sono alcune sfumature che ingarbugliano il quadro ma nello stesso tempo rendono più interessante l’analisi.

Facciamo qualche esempio. Il mais. Tra il 2006 e il 2025, la superficie coltivata si è ridotta del 51,2% e la produzione del 42,7%, mentre la resa per ettaro è aumentata del 17,4%. Come mai? Che ci dice questo dato? Ci suggerisce una situazione duplice. Da una parte il mais si coltiva solo nelle aree e nelle aziende maggiormente vocate, quindi si riscontra anche una maggiore efficienza. 

Dall’altra parte la contrazione della produzione nazionale ha anche accresciuto la dipendenza dalle importazioni, oggi circa quattro volte quelle del 2006, con conseguenze particolarmente rilevanti per la zootecnia.

Se prendiamo il frumento notiamo la stessa dinamica analoga. Il frumento duro ha perso il 15,5% delle superfici e il 9,3% della produzione, mentre il frumento tenero ha registrato una diminuzione della produzione del 21,4%. All’opposto, la soia ha quasi raddoppiato la produzione (+94,6%), accompagnata da un minore incremento della superficie del 69,1%. 

Anche il comparto frutticolo segnali contrastanti. Tra il 2006 e il 2025 la produzione di pere è diminuita del 60,6%, soprattutto per effetto dei problemi fitopatologici. Quella di pesche del 40,7% e quella di nettarine del 43,5%. 

Invece crescono clementine, kiwi e mele. In questi settori, anche se i dati mostrano una diminuzione delle superfici coltivate, si registra un aumento della resa. Quindi su meno terra si produce di più.

Infine, il caso dell’olio è il più significativo. Dal 2006 al 2025 la produzione di olio di oliva è passata da 603,3 a 378,6 milioni di litri (-37,6%). Un bel declino per una coltura di cui facciamo vanto. Nel 2025, solo il 21,4% della produzione nazionale di olio di oliva è destinata al mercato interno (81 milioni di litri su 379): il fabbisogno interno di olio di oliva è alimentato con 565 milioni di litri di olio di oliva importato, livello pari a 1,5 volte la produzione nazionale.

E’ o non è un paradosso? L’Italia mantiene una forte identità produttiva e commerciale legata all’olio di oliva, ma una parte consistente del fabbisogno nazionale viene soddisfatta attraverso il mercato internazionale.

Se non stiamo proprio messi male ma bene non stiamo, allora stiamo in trasformazione. Invece di vantarci di questo e di quello e della bontà delle nostre antiche e tradizionali produzioni, dovremmo analizzare con attenzione la trasformazione e capire come intervenire.

Lo abbiamo già visto e temo che lo rivedremo a breve. L’agricoltura è un sistema complesso, una lunga filiera, una ragnatela di interessi e se un filo (metti il costo del gasolio) si annoda ne risentirà tutto il sistema.

Già i sistemi complessi sono difficili da governare, ma staremo messi male finché proteggeremo questo o quel settore senza innovarlo, limitandoci cioè ad operazioni di copertura, a raccontare storie di quanto si mangi bene da noi e di che produzioni divine siamo capaci, e poi sottovalutare e non finanziare la ricerca.

Sì, ma che significa ricerca? Significa capacità di lettura e flessibilità. Stiamo sotto il cielo e in balia del caos internazionale. Possiamo essere più efficienti se crediamo all’innovazione genetica, all’agricoltura di precisione, alla gestione efficiente dell’acqua, alla conservazione della fertilità dei suoli, alla digitalizzazione, miglioramento delle tecniche colturali e nuove forme di organizzazione delle filiere, ecc. ecc. 

Se saremo capaci di fare tutto questo allora potremo dire che non stiamo messi così male.
https://www.istat.it/comunicato-stampa/produzioni-agricole-e-zootecniche-anno-2025/

Precedente

Agricoltura è anche territorio: ma se questo è in dissesto?

Hai letto anche questi?

Per fare certe cose ci vuole orecchio, e parecchio ossigeno.
Editoriali

Ora sono troppi gli alberi

14/10/2026
 La comunità Agrifood 5.0, raccontata da Alex Giordano
Editoriali

Cose che si possono fare

30/09/2026
Settembre è il vero Capodanno
Editoriali

Settembre è il vero Capodanno

16/09/2026

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter di Agrifoglio: due volte al mese Antonio Pascale racconta i nuovi terreni dell'innovazione italiana attraverso i volti, le storie e le frontiere dell'agricoltura.

Cosa coltiveremo su un suolo trasformato?
Editoriali

Come stiamo messi?

da Antonio Pascale
Ottobre 28, 2026
0

In che stato siamo? Chiese Stefano Iossa (professore di letteratura italiana) a un esaminando napoletano (erano esami di terza media...

Leggi tuttoDetails
Agricoltura è anche territorio: ma se questo è in dissesto?
Come Funziona

Agricoltura è anche territorio: ma se questo è in dissesto?

da Redazione
Ottobre 27, 2026
0

Agricoltura è anche territorio, lo diciamo sempre. Ma se il territorio subisce un dissesto economico, poi l’agricoltura riesce a innervare...

Leggi tuttoDetails
Prima delle macchine volanti ci sono le raccoglitrici volanti
Forse non tutti sanno che

Prima delle macchine volanti ci sono le raccoglitrici volanti

da Valeria Cecilia
Ottobre 27, 2026
0

La raccolta è un lavoro faticoso e costoso, tra l’altro nella frutticoltura viene concentrato in un breve periodo di tempo,...

Leggi tuttoDetails
Costanza Melani, autrice tv
Miglior Articolo

Storie di alberi più complicate di quelle che sembrano

da Redazione
Ottobre 19, 2026
0

La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, ovvero un’area di quattro ettari e mezzo lungo la via Emilia, che...

Leggi tuttoDetails
Agrifoglio

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Informazioni

  • Redazione
  • Contatti
  • Privacy Policy
  • Termini di utilizzo

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Questo sito web usa alcuni cookie per rendere la tua esperienza di navigazione migliore. Privacy and Cookie Policy.