Lo scrittore Goffredo Parise sosteneva che i buoni propositi del nuovo anno finiscono prestissimo. Difatti, già dopo il brindisi della mezzanotte, ti rendi conto che non ce la farai a mantenerne nessuno, e per questo ti ubriachi. Parise aveva ragione, ma è probabile che per i buoni propositi sia sbagliato mese: settembre infatti è il vero Capodanno.
Ci sono vari studi al riguardo. Tra il 31 dicembre e il primo gennaio non c’è nessuna differenza, fa ancora freddo, chi vuoi che si iscriva in palestra e cominci una dieta? Settembre è diverso, ti sei preso un po’ di vacanze, hai staccato, puoi più facilmente tracciare una linea tra il passato e il presente. Insomma, si è più motivati. Non per niente, tante palestre, proprio a settembre, aprono proponendo grandi sconti.
Insomma, per tanti di noi, è settembre e non capodanno il momento per iniziare i buoni propositi. O magari per mettere su dei bilanci esistenziali. E che siano tristi, ordinari o felici, a settembre più facilmente pensiamo: sono a questo punto della mia vita? Allora devo darmi da fare per correggere la rotta, investire meglio o consolidare i risultati. Anche la canzone del Alberto Fortis, intitolata non a caso Settembre, tra le altre cose dice che questo mese porterà nuovi amori e nuove vendemmie, poi l’aria fresca aiuterà a ripartire.
Ecco, tra l’altro, la vendemmia è un altro momento di passaggio a cui, anche se abbiamo perso i rapporti con la terra, siamo ancora legati.
La vendemmia è una linea di demarcazione, a settembre si vendemmia e si raccoglie quello che si spera hai ben seminato. Mentre, in autunno si prepara il terreno per le nuove semine, e quindi bisogna arare, erpicare, concimare. Più simbolico di così, un cerchio che si chiude uno che si apre.
Ecco, a questo punto dovremmo fare un elenco dei buoni propositi. Quelli personali, scommetto, sono sempre gli stessi. Sono ai primi posti: diete di ogni ordine e grado, palestre, corse mattutine, iscrizioni a corsi particolari per riprendere questa o quella passione che la vita ha assopito. Molti di noi decidono che è arrivato il momento per riflettere o cambiare o liberarsi dei rapporti sentimentali. Questi sono i propositi, statisticamente, più difficili da affrontare. Ma ancora più difficili dei rapporti sentimentali, sono i problemi collettivi e noi qui, per non stilare un lungo inutile cahiers de doléances, ci limitiamo a sottolineare due problematiche e due paradossi. Agricoli, ovvio.
L’Italia è il paese europeo più esposto al rischio ambientale e idrogeologico, e nel 2025 è aumentata la frequenza degli eventi dannosi, e a fine 2026 faremo i conti dell’annata corrente.
Sia come sia, questo problema si può affrontare con “più agricoltura”. Senza agricoltura viene meno anche la politica di salvaguardia del territorio, sappiamo infatti che le pratiche di difesa attiva e passiva contribuiscono a prevenire e mitigare i danni. E tuttavia l’agricoltura italiana, vista anche la speciale orografia del territorio è un settore produttivo vulnerabile (il 67,6% delle imprese hanno subito danni da eventi naturali negli ultimi tre anni): insomma, tra i buoni propositi dovremmo capire come affrontare questo paradosso.
Secondo problema con rispettivo paradosso: il nostro paese è segnato da grandi squilibri. Alla disparità tra Nord e Sud si unisce quella tra le aree più urbanizzate e le aree interne: le prime caratterizzate da un fitto tessuto di infrastrutture, servizi e attività produttive, le seconde più esposte al rischio di declino e allo spopolamento. Tuttavia, in queste aree più di un quarto delle imprese sono agricole. Dunque, abbiamo una serie di aziende importanti per la produzione sia di prodotti originali sia di quelli utili a prevenire lo spopolamento e manutenere il territorio, ma le aree interne, vuoi per lo spopolamento, vuoi per le poche opportunità e metti anche l’invecchiamento della popolazione, insomma, queste aree interne rischiano di non essere sostenibili.
Nella speranza che i buoni propositi non finiscano già a ottobre, vediamo oggi qualche storie virtuosa.







