Il suolo è una risorsa viva, complessa e indispensabile, oggi minacciata da consumo, impermeabilizzazione e degrado biologico. La crescente evidenza scientifica impone un cambio di paradigma: riconoscere il suolo come sistema dinamico con un proprio microbioma, capace di generare fertilità, sostenere gli ecosistemi e influenzare la salute umana.
Il premio “Custodi del Suolo 2025” nasce per valorizzare persone ed enti che, attraverso ricerca, pratiche sostenibili e divulgazione, si impegnano nella tutela e rigenerazione del suolo, promuovendo una nuova cultura della responsabilità verso la terra che ci nutre. Riconoscere il Suolo Vivo e chi lo custodisce significa investire nel futuro degli agroecosistemi e nella salute del pianeta.
Il suolo, risorsa superficiale del pianeta fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo, si trova oggi in una condizione di crescente vulnerabilità. Le più recenti evidenze mostrano un continuo aumento del consumo di suolo e della sua impermeabilizzazione, fenomeni che determinano un progressivo declino della biodiversità e una conseguente perdita di fertilità, riducendo la capacità naturale di rigenerazione. La trasformazione artificiale delle superfici compromette non solo la funzione produttiva del suolo, ma anche la sua capacità di sequestrare carbonio, regolare il ciclo idrico e sostenere gli equilibri ecologici. In molte aree, la pressione antropica si aggiunge agli effetti dei cambiamenti climatici, aggravando fenomeni di desertificazione, compattazione, contaminazione e perdita di sostanza organica.
Nell’ultimo anno, secondo dati ISPRA, sono stati trasformati 83,7 km² di suolo naturale in superfici artificiali, con un consumo pari a 2,7 m² al secondo. Solo 5 km² sono stati ripristinati, mentre le superfici impermeabilizzate in modo permanente sono aumentate di 24,5 km². Oggi oltre 21.500 km², pari al 7,17% del territorio nazionale, risulta artificializzato, contro una media europea del 4,4%. Parallelamente, il suolo consumato pro capite è passato da 347 a 365,8 m²/abitante tra il 2006 e il 2024, nonostante il calo della popolazione, segno evidente di una pressione antropica non sostenibile.
Il suolo manifesta oggi evidenti segnali di sofferenza strutturale e biologica. Ciò rende necessario un cambio di paradigma: non possiamo più considerarlo un semplice supporto fisico, ma dobbiamo riconoscerlo come un sistema vivo, dinamico e complesso, abitato da comunità microbiche che ne costituiscono il microbioma e ne determinano la funzionalità.
In questa direzione, la recente direttiva europea sul monitoraggio del suolo (Soil Monitoring Law) rappresenta un passo importante: per la prima volta l’Europa riconosce ufficialmente il suolo come risorsa viva da proteggere e rigenerare. Un quadro normativo che invita gli Stati a conoscere meglio lo stato di salute dei terreni e ad agire in modo concreto per migliorarli, offrendo supporto a chi li gestisce.
IL SUOLO VIVO: UN ORGANISMO COMPLESSO E RESILIENTE
Per parlare di suolo vivo bisogna considerare che non si tratta solo di un supporto fisico per le colture, ma di un vero e proprio sistema biologicamente attivo. Al suo interno risiede una straordinaria comunità di microrganismi – batteri, funghi, attinomiceti, protozoi – che costituisce il microbioma del suolo. Questa rete invisibile concorre ai principali processi biochimici, partecipa ai cicli del carbonio e degli elementi nutritivi e contribuisce alla formazione della sostanza organica, influenzando direttamente la fertilità e la capacità rigenerativa del terreno.
Il microbioma interagisce costantemente con le piante. Attraverso gli essudati radicali, le radici attivano e selezionano specifici microrganismi in grado di fornire nutrienti, migliorare la resistenza agli stress ambientali e contrastare l’insorgenza di patogeni. Si tratta di relazioni simbiotiche ed endofitiche che incidono sulla crescita della pianta e sulla sua efficienza fisiologica. Ne deriva che la vitalità biologica del suolo (Soil Health) è un elemento determinante per la salute delle colture.
In questa visione, il suolo si configura come un serbatoio di biodiversità, un fattore strategico per la stabilità degli agroecosistemi e per la loro capacità di adattamento ai cambiamenti climatici.
Si delinea così un asse suolo–pianta–uomo, dove le interazioni biologiche del suolo influenzano non solo la crescita delle piante, ma anche la qualità nutrizionale dei prodotti agricoli e, indirettamente, la salute dell’uomo. Questo approccio è in linea con il concetto di One Health, secondo cui la salute dell’ambiente, degli organismi vegetali e dell’uomo sono strettamente interconnesse e dipendono da un microbioma in equilibrio.
Il concetto di suolo vivo rappresenta oggi un approccio innovativo, ma affonda le sue radici in una consapevolezza antica: la fertilità del terreno dipende dalla sua vitalità biologica. Questa visione, ancora sostenuta con fatica dalla ricerca, trova la sua più naturale diffusione nei contesti in cui conoscenza scientifica e divulgazione culturale si integrano, e concretizzano il concetto si Suolo Vivo.
Uno di questi luoghi è il Museo del Suolo di Pertosa, in Campania, una realtà unica in Italia e tra le pochissime al mondo interamente dedicate al suolo. Nato con l’obiettivo di raccontare e rendere comprensibile questo universo nascosto, il museo rappresenta un punto d’incontro tra conoscenza scientifica e percezione collettiva. Qui il suolo viene esplorato dalla sua origine alla formazione, dai suoi molteplici usi fino alle modalità di trattamento, tutela e rispetto. Si entra letteralmente nel cuore di ciò che resta per lo più invisibile nella vita quotidiana: si osservano processi chimici, fisici e biologici che avvengono sotto i nostri piedi e dai quali dipendono i paesaggi che abitiamo, la qualità del cibo che consumiamo e, in ultima analisi, la nostra stessa sopravvivenza.
Il percorso museale, inaugurato il 22 aprile 2016 in occasione dell’Earth Day, si sviluppa su 1.500 metri quadrati e accompagna il visitatore attraverso un’esperienza sensoriale e immersiva, offrendo la possibilità di osservare la vita del suolo a livello micro e macro, di comprendere la struttura degli orizzonti pedologici e di percepire la continuità tra ambiente naturale, storia umana e paesaggio. All’interno di questo spazio si compie un viaggio nella “scatola nera” dell’ecosistema, dove vanno in scena i processi che rendono il suolo una risorsa viva da conoscere e proteggere alla pari dell’aria e dell’acqua. Grazie a strumenti interattivi, sezioni sottili osservabili al microscopio e modelli tridimensionali delle forme di vita che abitano il sottosuolo, il visitatore scopre una dimensione biologica complessa e sorprendente, spesso più ricca di quella presente in superficie.
La vicinanza con le Grotte di Pertosa-Auletta, un sistema carsico attraversato da un fiume sotterraneo navigabile e custode di antichi insediamenti preistorici, rafforza il legame tra suolo, geologia, storia e cultura. L’esperienza museale e naturalistica è integrata e si configura come un modello virtuoso di valorizzazione territoriale, promosso dalla Fondazione MIdA, che sostiene la ricerca scientifica e la condivisione del sapere attraverso un approccio inclusivo e sostenibile.
È in luoghi come questo che il concetto di suolo vivo si traduce in esperienza reale e comprensibile, al di là dei tecnicismi e delle formule scientifiche. La divulgazione, quando si allea con la ricerca, restituisce al suolo la sua natura di organismo vitale e ne fa percepire il valore profondo. Ed è proprio da questa consapevolezza condivisa che può partire una nuova cultura della cura del suolo, in grado di generare cambiamento nella gestione agronomica, nel governo del territorio e nelle politiche ambientali.
I Custodi del Suolo
Solo riconoscendo il suolo come risorsa viva, essenziale per la salute degli ecosistemi e delle comunità, possiamo avviare un percorso reale di tutela. Da questa consapevolezza nasce l’idea di istituire un riconoscimento dedicato ai custodi del suolo: persone, enti o realtà che, attraverso azioni concrete, ricerca, pratiche agronomiche sostenibili o attività di divulgazione, contribuiscono in modo significativo a proteggerne la vitalità e a promuoverne una gestione rigenerativa.
Il premio intende valorizzare chi opera con responsabilità e visione, costruendo un ponte tra conoscenza scientifica, pratica quotidiana e cultura del territorio. Non si limita a celebrare un risultato, ma riconosce un impegno continuativo verso il futuro della risorsa più fondamentale che abbiamo: il suolo.
Il custode del suolo è colui che pone al centro della propria attività la cura e la rigenerazione di questa matrice vitale, agendo in modo virtuoso e concreto. È una figura capace di diffondere conoscenza, consapevolezza e cultura del suolo, coinvolgendo imprese, cittadini, istituzioni e soprattutto le nuove generazioni in una responsabilità condivisa verso la terra che ci nutre.
Essere custode del suolo significa unire competenza scientifica, sensibilità ambientale e capacità di trasformare la visione in azione. Significa considerare il suolo non solo un bene da proteggere, ma un’eredità da valorizzare e trasmettere a chi verrà dopo di noi. È questo spirito, fatto di concretezza, ispirazione e responsabilità, che il premio vuole riconoscere e promuovere.
Museo del Suolo
Località: Pertosa (SA), presso la Fondazione MIdA
Indirizzo: Via Muraglione 18/20, 84030 Pertosa (SA), Italia
Orari di apertura: Tutti i giorni dalle ore 10:00 alle 17:00 (si consiglia la prenotazione)
Email per prenotazioni e informazioni: info@fondazionemida.it








