Una certa Molly Williams, scrittrice e una grande appassionata di piante d’appartamento, nata e cresciuta nel Midwest “passa la maggior parte del suo tempo libero a mangiare con gli occhi esemplari (di piante, n.d.r.) rari su Instagram”. Così si legge nella quarta di copertina del libro Piante Killer. Astuzia e bellezza delle piante carnivore (e come prendersene cura) appena pubblicato in Italia da Aboca Edizioni, con le illustrazioni di Marisol Ortega e la traduzione di Miriam Falconetti.
Leggiamo ancora che “Molly è figlia unica di un minatore e di una coltivatrice di fiori e ha trascorso la maggior parte della sua giovinezza circondata da fiori meravigliosi e vecchi libri” e anche che ha conseguito il Bachelor of Arts nel 2013 al Columbia College di Chicago e ha conseguito il Master of Fine Arts nel 2018 all’Emerson College. Mettiamo qui tutte queste informazioni sull’autrice perché il suo libro sulle piante killer rispecchia molto il suo percorso, che sembra avere messo insieme natura e arte.
Il libro parla di piante carnivore, ma tratta anche di altre piante pericolose per l’uomo. Ma eccoci già facilmente incappati in un equivoco, le piante carnivore non sono pericolose per l’uomo, non mangerebbero mai bambini o i cuccioli di animali.
Le carnivore è vero, sono predatrici, cioè catturano il cibo. Che siano dotate di trappole a scatto (come la Venere acchiappamosche), ad ascidio (come la sarracenia) o adesive (come la drosera), queste piante non hanno problemi a procurarsi da mangiare. Attirano le prede con i loro colori appariscenti e con un nettare dolce e appiccicoso che viene secreto all’interno delle trappole. Ma a renderle ancora più speciali è quello che accade dopo: una volta catturata la preda, le piante carnivore rilasciano un enzima digestivo che inizia immediatamente a scomporre il pasto.
Ma forse la cosa più affascinante è quella magari è meno conosciuta: queste piante hanno impiegato secoli per evolversi e perfezionare le proprie trappole mortali. Crescono spesso in terreni poveri di sostanze nutritive, solitamente ambienti paludosi e a basse altitudini. Nel corso del tempo, si sono evolute per compensare la mancanza di nutrienti nel loro habitat naturale imparando a cercare sostentamento altrove: per esempio in uno dei gustosi insetti che passavano di lì.
L’Enciclopedia Britannica ci spiega che le piante carnivore si sono evolute sei volte a partire da famiglie e ordini diversi. E di fatto, le piante carnivore sono presenti in tutti i continenti tranne che in Antartide (sì, le trovate anche al Circolo Polare Artico).
Ma nel libro, come dicevamo, non si parla solo di piante carnivore, ma anche di piante killer, velenose, queste sì davvero per l’uomo, come l’oleandro. E poi ci sono piante parassite, come il vischio, o la rafflesia, chiamata anche pianta cadavere, non è solo un parassita ma produce anche il fiore più grande al mondo. Sono state documentate fioriture larghe fino a un metro e pesanti quanto un bambino piccolo. È originaria del Sudest asiatico e viene ospitata soltanto dalle piante del genere Tetrastigma. La rafflesia vive per la maggior parte della sua vita all’interno della pianta ospitante. Ma parassita è anche il sandalo.
Insomma, le piante sono tante, e Molly Williams nel suo libro divertente e affascinante, ci lascia anche dei consigli: se vi avvicinate per la prima volta al mondo delle piante carnivore (o anche se le conoscete già), può essere utile cercare vivai e coltivatori specializzati e andare a vederle dal vivo per scoprirne le meraviglie. La maggior parte degli orti botanici organizza mostre o convegni sulle piante carnivore grazie ai quali potreste avere l’occasione di osservare anche alcune varietà più esotiche di quelle che si trovano normalmente nei comuni vivai. Esistono anche forum online dove ogni giorno ci si scambia consigli, foto e piante.








