• Torna al Foglio.it
martedì 6 Ottobre 2026
  • Login
Agrifoglio
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Agrifoglio
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home Editoriali

Piantare alberi? Certo che sì, ma poi…

da Antonio Pascale
10/08/2022
in Editoriali
Condivisi su FacebookCondividi su Twitter

Un giorno sì e un giorno no si parla di alberi: quanti ne piantiamo? Un milione di alberi, dice Berlusconi, no, quattro milioni dice Bonaccini. Così finisce che un giorno sì e un giorno no sono felice per via delle suddette dichiarazioni: bello piantare alberi e bello anche il gioco al rialzo – anche se queste promesse mi ricordano Fantozzi e gli altri impiegati, che per farsi belli con il Visconte Cobram promettono che andranno in bici per 50, no che dico, 100 km., e così via. 

Però, siccome meglio piantare che non piantare, sono felice, e tuttavia poi finisce che passeggio e vedo uno che taglia un prato, privato o pubblico che sia. Domanda: perché tagliare l’erba con questo caldo? Arrivano le risposte: “come perché? Ordine ci vuole, ordine! Cosa sono tutte quelle specie che crescono disordinatamente?” In realtà con questo caldo, con questa siccità, se non puoi irrigare, tagliare il prato significa condannarlo a morire (è logica: il prato non fotosintetizza, va in stress, deve ricostruire l’apparto fogliare perduto, non ha acqua a sufficienza e muore). 

Articoli suggeriti

Cose che si possono fare

Settembre è il vero Capodanno

Quelle belle “vie di mezzo” di una volta

Poi delle volte capita che partecipo a un convegno e mi chiedono: piantiamo alberi? Certo che sì, un milione, no, quattro milioni, dieci milioni. Evviva, applausi. Poi certo, andrebbero irrigati e già qui qualcuno tra il pubblico si defila.  Poi qualcuno annuncia: domani potatura. Arriva la potatura e potatura non è, ma semplice brutale capitozzatura e vedi questi magnifici Olmi trasformati in mazze di scopa, paesaggio rovinato, senso di morte e annuncio certo di futuri stress per la pianta, che sicuro diventerà ancora più debole e si ammalerà. 

Vedrete come alle prime piogge cadranno i rami, qualcuno si farà male, poi qualcuno dirà basta alberi che ci cadono in testa, tagliamo tutto, ma quale milione no anzi quattro milioni di alberi.  Episodi così, mi rovinano la giornata, abbattono la fiducia che ho nelle promesse dei politici e degli assessori e di quelli che amano prendersi gli applausi. 

Ma soprattutto, episodi così segnalano due equivoci duri a morire. Il primo: che la natura sia ordine, dunque fare più bello il pianeta significa nella sostanza tagliare il prato all’inglese, per renderlo coerente e ordinato. Un’idea di natura profondamente antropomorfizzata, addomesticata, un po’ come accade per alcuni animali che strappiamo dallo stato selvatico per farne nostri esecutori di ordini nonché attori per video molti carini su Instagram: sinceramente, esagerato. 

È l’idea di natura stile paradiso terrestre perduto, dove – diceva Mark Twain nei diari di Adamo ed Eva- leoni e agnelli erano entrambe specie vegetariane e parlavano con noi e noi dormivamo tra le loro zampe, serpente escluso. 

Finché questo equivoco durerà non ci sarà davvero salvezza, perché non ci sarà conoscenza delle dinamiche di un determinato ambiente, naturale o meno. 

Da un lato ci dichiariamo arroganti figli di Icaro e facciamo mea culpa (che poi ci viene meglio quando accusiamo gli altri o un generico uomo) dall’altra vogliamo ricostruire con tutta la presunzione e l’egoismo del caso il giardino fatato e incorrotto senza renderci conto che quel giardino ospiterebbe a stento Adamo ed Eva. E forse non darebbe alimenti neppure per la loro progenie, figuriamoci per 8 miliardi di cittadini: avete presente quei tizi che si ritirano nei boschi o sulle alture e poi condannano chi sta in città? Avete presente il controsenso? Se tutti ci trasferissimo nei boschi, addio boschi e addio pace. 

L’altro equivoco è nella vaghezza di certe dichiarazioni, per cui sembra che tutto sia facile, basta usare la formula magica: piantare un milione ma che dico, quattro milioni. Bene, bravo, bis. Ma un momento, ce l’abbiamo abbastanza terra? Mica vogliamo fare quelle tristi aiuole dove gli alberi non radicano a sufficienza e poi cadono al primo temporale. E chi irriga? Chi pota, chi cura, chi concima? Quali alberi? Mica sono tutti uguali? Mica so tutti utili? Soprattutto, sappiamo come si fa? O pensiamo che siccome la natura è di base un giardino ordinato e incantato poi si autoregola e in barba alle leggi universali darwiniane produce bellezza, ordine, diversità ecc. ecc., nonché agnelli e leoni che dormono insieme? Chiedetelo a quelli di Pompei mummificati dalla lava, che effetto fa la natura. 

Colin Ward diceva sempre che il pensiero utopistico si occupava di tre cose, la città, (come costruirla e per chi), i bambini e le automobili, come fare a non prenderle più: al centro ci sono gli alberi. Ma non basta la dichiarazione, è necessario occuparsi seriamente degli alberi.

Precedente

Non tutto è facile, purtroppo, figuriamoci affrontare con impegno il dolore

Prossimo

Quanti alberi nelle città?

Hai letto anche questi?

 La comunità Agrifood 5.0, raccontata da Alex Giordano
Editoriali

Cose che si possono fare

30/09/2026
Settembre è il vero Capodanno
Editoriali

Settembre è il vero Capodanno

16/09/2026
Lavorare stanca, al caldo ammazza
Editoriali

Quelle belle “vie di mezzo” di una volta

03/09/2026
Prossimo
Quanti alberi nelle città?

Quanti alberi nelle città?

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter di Agrifoglio: due volte al mese Antonio Pascale racconta i nuovi terreni dell'innovazione italiana attraverso i volti, le storie e le frontiere dell'agricoltura.

Maxi truffa bio
Miglior Articolo

Maxi truffa bio

da Redazione
Ottobre 5, 2026
0

Tutti noi che amiamo l’agricoltura del futuro, quella che usando meno input e sperimentando nuove tecniche, sia di coltivazione sia...

Leggi tuttoDetails
 La comunità Agrifood 5.0, raccontata da Alex Giordano
Editoriali

Cose che si possono fare

da Antonio Pascale
Settembre 30, 2026
0

Siete sicuramente al corrente delle New Genomic Techniques (NGT) che in Italia (anche per non spaventare tanto l’opinione pubblica) sono state ribattezzate in ...

Leggi tuttoDetails
Gli agrumi: vengo da lontano andrò lontano, nonostante le difficoltà (raccontato grazie alla voce del professore Giuseppe Barbera)
Come Funziona

Cosa stanno facendo di bello al CREA

da Redazione
Settembre 29, 2026
0

Al Crea è partito il progetto TEA4IT articolato in quattro aree principali: TEA4IT-SOL dedicato a pomodoro e melanzana, TEA4IT-CER per cereali come riso,...

Leggi tuttoDetails
Gli schiavi che lavorano per le nostre eccellenze
Forse non tutti sanno che

L’agricoltura italiana ovvero della frammentazione

da Redazione
Settembre 25, 2026
0

Il rapporto Real Mutua sullo stato dell’agricoltura italiana 2026 sottolinea che l’agricoltura italiana è costituita da 676 mila imprese, metà...

Leggi tuttoDetails
Agrifoglio

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Informazioni

  • Redazione
  • Contatti
  • Privacy Policy
  • Termini di utilizzo

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Questo sito web usa alcuni cookie per rendere la tua esperienza di navigazione migliore. Privacy and Cookie Policy.