Il biologo Daniele Derossi, in un interessante libro pubblicato con Einaudi, Decidono le femmine, Evoluzione e bellezza maschile, racconta alcune dinamiche legate alla selezione sessuale. Ci abbiamo fatto una chiacchierata.
Derossi ci spiega che Darwin introduce il meccanismo della selezione sessuale per spiegare l’evoluzione dei tratti ornamentali. Per ornamenti si intendono tutte quelle caratteristiche che hanno la funzione di attirare un partner, senza però conferire alcun vantaggio diretto alla sopravvivenza. Questi tratti possono essere fisici, come colorazioni, criniere o bargigli, ma anche comportamentali, come i complessi rituali di corteggiamento – ad esempio danze e vocalizzi – che hanno spesso una base genetica. Bene, secondo Darwin, nelle specie animali sono in genere le femmine a decidere, mentre i maschi competono tra loro per essere scelti. In molti uccelli, come i fagiani, i pavoni, o gli uccelli del paradiso, durante la stagione riproduttiva i maschi si radunano in aree di parata chiamati lek.
Le femmine visitano queste aree dove i maschi si esibiscono e scelgono quelli che preferiscono, sia per l’aspetto fisico che per l’abilità dimostrata durante i rituali di corteggiamento. Il risultato è spesso impietoso: i maschi di successo si accoppiano con molte femmine, mentre la maggior parte non si riproduce affatto. Si verifica dunque il fenomeno dell’asimmetria riproduttiva (reproductive skew): per cui pochi maschi si accoppiano con molte femmine mentre altri si riproducono poco o per nulla, è comune nel regno animale. In molte specie, come nei cervi, negli scimpanzé o nei leoni, il maschio dominante scaccia i rivali per mantenere il controllo riproduttivo sulle femmine del gruppo.
Alla domanda di rito chi è più stressato il maschio perdente o quello vincente, si può cercare di rispondere facendo attenzione a non antropomorfizzare il comportamento animale. Chiarito questo aspetto si può certamente osservare che i cervi maschi dominanti, durante la stagione del corteggiamento, trascorrono la maggior parte del tempo a sorvegliare il loro harem di femmine: dormono poco, si alimentano di meno e ingaggiano combattimenti con i rivali che cercano di avvicinarsi.
Questi comportamenti sono estremamente dispendiosi dal punto di vista energetico: un maschio può perdere fino al 25% del proprio peso corporeo in poche settimane. Non so se questo significhi che sia anche psicologicamente stressato — io, di sicuro, lo sarei.
Ora, sicuramente i modelli animali sono stati fondamentali per comprendere la fisiologia e il funzionamento delle cellule del nostro corpo. Se però ci spostiamo su comportamenti sociali complessi, come quelli che entrano in gioco nei processi di selezione di un partner, credo sia necessario essere più cauti Sento spesso dire che un’azione è contro natura oppure secondo natura.
Per me, questo non ha senso: in natura possiamo trovare esempi di quasi ogni comportamento umano, dal più moralmente abietto — come l’infanticidio praticato dagli scimpanzé, quando un nuovo maschio alfa prende il sopravvento in un gruppo ed elimina la prole del suo predecessore — all’altruismo estremo delle formiche, che si sacrificano in massa per salvare la propria regina in caso di pericolo. Infine, se proprio dovessi arrischiarmi a trarre una conclusione dallo studio della selezione sessuale, direi che, negli animali dotati di capacità cognitive superiori, come uccelli e mammiferi, la selezione sessuale abbia premiato la libertà di scelta femminile, e che questa libertà abbia a sua volta contribuito allo sviluppo dell’intelligenza







