I contadini meridionali amavano vivere nei centri abitati. Non amavano stare in campagna, perché dalla citta potevano più facilmente raggiunge i dispersi piccoli pezzi di terra che conducevano o in proprietà, o in affitto o in compartecipazione. Da secoli quei sistemi agricoli si riproducevano sempre uguali a sé stessi e segnavano la condizione di emarginazione in cui i contadini erano tenuti da quelli che Carlo Levi definiva i Luigini, Nel romanzo Cristo si è fermato ad Eboli, don Luigino è il podestà. E nel romanzo l’Orologio Carlo Levi spiega la differenza tra Luigini e Contadini.
Per Carlo Levi i contadini non sono solo quelli che coltivano la terra, sono anche quelli che creano le cose e mano le cose che creano. I luigini sono tutti gli altri, sono quelli che per vivere succhiano e si nutrono dell’opera del contadini. I Lugini hanno le parole, i contadini sono invece una gande forza che non esprime, non parla, Per questo il poeta Rocco Scotellaro volle farsi interprete di quel mondo senza voce.
Con la democrazia repubblica si era formata tra i contadini una rete dei capi popoli e quei capi popoli avevano insegnato ad agli altri contadini la lezione di Di Vittorio sulla “coppola”. «Vi dovete togliere il vizio della coppola!» dicevano. Nel linguaggio popolare lucano, al termine “vizio” non si attribuisce il significato opposto di “virtù”. “Vizio” è piuttosto sinonimo di “abitudine”. I contadini da sempre ripetevano il gesto di togliersi il copricapo, sia quando volevano essere cortesi nei confronti di un’altra persona, sia in segno di sottomissione. I capipopolo avevano spiegato loro la differenza tra soggezione e subalternità da una parte, civismo e buona educazione dall’altra. E su questa loro funzione educativa avevano edificato la propria reputazione. E con il senso di sé avevano preso la parola, così avevano conquistato la riforma agraria e la Cassa per il Mezzogiorno, si erano quindi create le condizioni affinché i contadini diventassero imprenditori, cioè innovatori.
In pochi anni la nostra agricoltura si sviluppò, anche grazie alla rivoluzione verde e in quei pochi anni la nostra agricoltura si sviluppò e si aprì ai mercati internazionale e il nostro apese diventò la settimana potenza economica del mondo: senza quello sviluppo non si sarebbe stata il boom economico.
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