L’edizione romana dell’Unità del 25 ottobre 1945 titolava: Salviamo i nostri bambini. L’articolo raccontava il mondo di «lustrascarpe e ladruncoli che popolava la capitale. Sono bambini che camminano spavaldi con la sigaretta in bocca e si chinano lucidare le scarpe agli angoli delle vie». Sono anche bambini abbandonati, quindi le loro azioni non sono sempre riconduci alla responsabilità dei genitori: «È colpa specialmente delle condizioni caotiche di fame, di disoccupazione, di bisogno, che la guerra ha creato. Il giornale socialista l’Avanti! Scriveva: “non si tratta di un problema risolvibile con l’intervento della polizia e con retate che si limitano a cancellare temporaneamente certe realtà. La risposta a una tale urgenza sociale e umanitaria non può che essere la creazione di un sistema di scuole, asili, luoghi di cura e formazione al lavo to. «l’Unità mette inoltre in luce altre categorie di bambin dimenticate dagli ormai molti racconti oleografici che domina no la stampa nazionale e internazionale: i profughi, gli sfollati, i sinistrati. Dormono con le loro famiglie nelle caserme, i campi di raccolta, nei rifugi abbandonati e soffrono la fame freddo, proprio come i cosiddetti «ragazzi di strada». A differenza di questi ultimi, annota il giornale comunista, si vergo grano a stendere la mano e chiedere la carità. Conclude «I’Unità che per tutti la prima a prima e fondamentale risposta è riattivare le scuole e con esse le mense.
Come vedete alla fine sempre ai bisogni primari si torna: forse, rispetto alla miseria d’oggi e ai nuovi sfollati, in genere immigrati e poveri, sono necessarie non retate ma nuove mense e nuove scuole?







