• Torna al Foglio.it
martedì 6 Ottobre 2026
  • Login
Agrifoglio
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Agrifoglio
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home Editoriali

Botanica e musica (napoletana).

da Antonio Pascale
04/10/2023
in Editoriali
Condivisi su FacebookCondividi su Twitter

Le piante, si sa, sono organismi viventi che mettono in comunicazione terra e cielo: descrivono un arco. Con le radici assorbono acqua e sostanze nutritive, lentamente ma costantemente pompano acqua fino alla chioma. Qui le foglie aprono gli stomi – sono come delle finestre – e fanno entrare un gas, l’anidride carbonica. Grazie ai fotoni, cioè alla luce che ci illumina e ci dà calore, avviene una fantastica reazione chimica, la pianta produce amido e lignina e ossigeno. 

Noi umani tentiamo di imitare, molto maldestramente, le piante, abbiamo bisogno di radici abbastanza forti per puntare lo sguardo verso l’alto. Descriviamo un arco anche noi, ma il nostro è molto fragile e male assemblato. 

Articoli suggeriti

Cose che si possono fare

Settembre è il vero Capodanno

Quelle belle “vie di mezzo” di una volta

I biologi evoluzionisti sostengono che il nostro arco è formato da quattro materiali – si fa per dire. Il primo materiale che ci caratterizza è il sintomo, tendiamo a buttare fuori (vomito, diarrea, febbre) per tornare in salute. Per star bene dobbiamo star male, direbbe un filosofo pessimista. 

Il secondo materiale è il compromesso. Qui varrebbe la pena per semplificare il concetto, ricordare il noto sketch della Smorfia, dove Massimo Troisi discute con Dio, sostenendo che insomma non ha fatto le cose per bene e la bellezza non domina il pianeta. Troisi da buon filosofo empirico aveva ragione, il compromesso è una sorta di equilibrio non così armonico che l’evoluzione ha trovato per far sì che il nostro arco funzioni al meglio, ma non è certo perfetto. Il compromesso è una partita doppia, costi/benefici, ci siamo alzati, abbiamo liberato le mani, ma il mal di schiena ci tormenta. Per non parlare del canale del parto che si è ristretto con la postura eretta. Conseguenza? Il patimento delle donne e dei neonati con cervello non così grande, comunque inabili, bisognosi di cure parentali, dalle quali dipenderà, poi, gran parte della vita futura, per non parlare della struttura delle società che per forza di cose si è strutturata attorno al gruppo, con le note e disdicevoli conseguenze tribali che hanno caratterizzato la nostra storia.

Il terzo è il mismatch, una sorta di dissonanza tra noi e l’ambiente. Il mondo è molto complicato e noi facciamo parecchio i buffoni, per gran parte del tempo ci crediamo speciali, per la restante parte ci condanniamo come peccatori (e spesso ci assolviamo). Purtroppo, il mismatch ci indica una fragilità. L’ambiente cambia più velocemente di quanto noi possiamo prevedere, dunque conoscere, ciò vuol dire che gran parte delle nostre scelte si basano sull’incoscienza e quindi arriviamo al quarto materiale: i precursori naturali.

Un compendio di istinti, abitudini, zone di confort che da una parte ci rassicurano e permette una discreta sopravvivenza, dall’altra ci condannano a non capire il presente. Ai ragionamenti e alle analisi, spesso, preferiamo le euristiche. Che, quando funzionano, ci permettono di andare avanti, ma sono responsabili anche di molti nostri sbagli: come se ci affidassimo per le nostre scelte a radici troppo sottili per un ambiente troppo vasto e arioso.

Quindi noi esseri umani, con questo materiale a diposizione, nel tentativo di affinare l’arco spesso lo indeboliamo e finisce che vaghiamo per boschi e rovi. Lo sappiamo che è un percorso difficile, infatti lo trattiamo con tutti i crismi e la vita altro non è che un percorso: il percorso dell’amore. 

Molti autori napoletani, alcuni sconosciuti, popolari, altri noti, aristocratici e poveri, hanno usato le piante per raccontare questo percorso e cioè le passioni e i fallimenti, le erbe curative e quelle amare, le rose e spine, l’allegria e la disperazione, l’ironia e la tragedia. Insomma, sulle piante hanno costruito metafore, riflessioni poetiche, canzoni botaniche e sentimentali e di questo vorremo parlare per andare incontro all’autunno senza troppa quiescenza: della botanica sentimentale napoletana. Come dire: cantiamo i quattro materiali di cui sono fatti i sogni. 

Precedente

Com’era l’amore ai tempi di Adamo ed Eva, dipendeva del fico o della mela e insomma dal giardino primordiale, pieno di piante.

Prossimo

Vogliamo le radici ben salde e sovrane, ma poi non abbiamo acqua.

Hai letto anche questi?

 La comunità Agrifood 5.0, raccontata da Alex Giordano
Editoriali

Cose che si possono fare

30/09/2026
Settembre è il vero Capodanno
Editoriali

Settembre è il vero Capodanno

16/09/2026
Lavorare stanca, al caldo ammazza
Editoriali

Quelle belle “vie di mezzo” di una volta

03/09/2026
Prossimo
Il libro sull’acqua di Utilitatis: in Italia consumiamo e sprechiamo più di tutta l’Europa.

Vogliamo le radici ben salde e sovrane, ma poi non abbiamo acqua.

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter di Agrifoglio: due volte al mese Antonio Pascale racconta i nuovi terreni dell'innovazione italiana attraverso i volti, le storie e le frontiere dell'agricoltura.

Maxi truffa bio
Miglior Articolo

Maxi truffa bio

da Redazione
Ottobre 5, 2026
0

Tutti noi che amiamo l’agricoltura del futuro, quella che usando meno input e sperimentando nuove tecniche, sia di coltivazione sia...

Leggi tuttoDetails
 La comunità Agrifood 5.0, raccontata da Alex Giordano
Editoriali

Cose che si possono fare

da Antonio Pascale
Settembre 30, 2026
0

Siete sicuramente al corrente delle New Genomic Techniques (NGT) che in Italia (anche per non spaventare tanto l’opinione pubblica) sono state ribattezzate in ...

Leggi tuttoDetails
Gli agrumi: vengo da lontano andrò lontano, nonostante le difficoltà (raccontato grazie alla voce del professore Giuseppe Barbera)
Come Funziona

Cosa stanno facendo di bello al CREA

da Redazione
Settembre 29, 2026
0

Al Crea è partito il progetto TEA4IT articolato in quattro aree principali: TEA4IT-SOL dedicato a pomodoro e melanzana, TEA4IT-CER per cereali come riso,...

Leggi tuttoDetails
Gli schiavi che lavorano per le nostre eccellenze
Forse non tutti sanno che

L’agricoltura italiana ovvero della frammentazione

da Redazione
Settembre 25, 2026
0

Il rapporto Real Mutua sullo stato dell’agricoltura italiana 2026 sottolinea che l’agricoltura italiana è costituita da 676 mila imprese, metà...

Leggi tuttoDetails
Agrifoglio

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Informazioni

  • Redazione
  • Contatti
  • Privacy Policy
  • Termini di utilizzo

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Questo sito web usa alcuni cookie per rendere la tua esperienza di navigazione migliore. Privacy and Cookie Policy.