Il libro La tavola del mondo, a cura di Pierre Singaravélou e Sylvain Venayre, tradotto da Marco Aime e Magda Redaelli (add editore), con brevi, curiosi e appassionati racconti ci fa scoprire che prima di trasformarsi in un prodotto globale il caffè era una bevanda etiope, che oggi il ketchup è in gran parte fatto con concentrato di pomodoro cinese e che…
Capitolo dopo capitolo, scoprendo la storia di svariati alimenti, capiamo che seppur le origini dei vari alimenti si perdono nella notte dei tempi, e nonostante le rivendicazioni di appartenenza abbondino (spesso in maniera comica, perché decidere di chi è il tiramisù sembra più importante che firmare un trattato di pace), insomma leggendo il libro si scopre che in realtà i cibi non hanno mai smesso di viaggiare: è una bella lezione, che ci fa capire anche come farli viaggiare meglio.
Per fornire un esempio, riportiamo una parte del viaggio del rum che ha accompagnato tristemente la tratta degli schiavi.
Il rum era una a bevanda popolare tra gli schiavi, parte integrante del sistema di tratta atlantica che li soggiogava: sulle coste del Golfo di Guinea i prigionieri potevano essere comprati dagli inglesi pagando con rum distillato nel New England dalla melassa prodotta nelle Indie occidentali.
Per ottenere sempre più schiavi da sfruttare nelle piantagioni di canna da zucchero, i commercianti portoghesi inondarono la regione angolana con milioni di litri di cachaça brasiliana, ricavata dal succo fresco della canna da zucchero.
Così, nel XVIII secolo, il rum divenne il combustibile principale per una rete transatlantica di approvvigionamento e produzione di dimensioni inaudite nella storia dell’umanità.
Nelle tredici colonie britanniche questa bevanda economica, considerata benefica per la salute, divenne popolare tra i lavoratori che spesso accettavano pagamenti «liquidi». Solo con la Guerra d’Indipendenza americana contro la Gran Bretagna (1775-1783), che privò il nuovo Stato della melassa delle Indie Occidentali, il rum venne detronizzato dal whiskey (whisky britannico o whiskey americano e irlandese), ottenuto da un cereale locale, il mais.
Ma i coloni delle Indie occidentali e dell’America Latina rimasero fedeli al distillato, considerato il rimedio per tutti i mali dei climi tropicali: «Rinfresca quando hai caldo, riscalda quando hai freddo, asciuga quando sei bagnato, e bagna quando sei avvizzito” Così scrisse all’epoca il diplomatico Richard Francis Burton.
Ringraziamo add editore e gli autori
La tavola del mondo
A cura di Pierre Singaravélou e Sylvain Venayre
Traduzione: Marco Aime e Magda Redaelli
Illustrazione: Isabella Bersellini
Add editore – luglio 2026







