Come sapete, c’è un dibattito decennale sul rapporto tra natura e progresso. Alcuni sostengono che il progresso abbia peggiorato sia la natura sia noi esseri umani, perché, appunto, ha creato un ambiente invivibile.
Metti l’inquinamento e il cibo insapore, metti l’urbanizzazione coatta, traffico spossante, ritmi insensati, aggiungi il lavoro alienante, dunque, meglio sarebbe – dicono alcuni – tornare là dove eravamo venuti: nella natura.
Che siano boschi, colline, comunità ristrette e autosufficienti, luoghi più naturali, dove il ritmo lo decidono le stagioni, il vento tra gli alberi, l’acqua che scorre, la luna e certi allineamenti dei pianeti.
Ora magari è presto, ma anche se non ci sono boschi o luoghi ameni per tutti e non è tutto oro quello che la natura sembra far luccicare, fra poco dovremo comunque far i conti o discutere con i neo rurali: stanno sperimentando forme di vita non convenzionali, comunque lontane da quelle metropolitane.
Magari dalla discussione nasceranno cose interessanti e chissà nuove scelte di vita. Per il momento, tuttavia, osservando come si sta muovendo il progresso, soprattutto sul versante intelligenza artificiale, possiamo scommette su una cosa: in agricoltura, l’AI ci avvicinerà alla natura, abbassando l’inquinamento, risparmiando risorse, rendendo, infine, più salubre l’ambiente e più saporiti i prodotti.
Per esempio, una star up americana, la TRIC Robotics sta sperimentando piccole macchine completamente automatizzate che si muovono da sole per i campi e di notte irrorano le piante.
Non con agrofarmaci ma con la luce UV-C, grazie alla quale riescono a controllare alcuni patogeni.
Lavorano di notte, appunto. A parte che è uno spettacolo vedere muovere i robot per i campi illuminando le colture, ma procedono nei campi mentre noi dormiamo, perché alcuni funghi non riescono a riparare il proprio DNA danneggiato dai fotoni – lo fanno durante il giorno.
I robot dotati di navigazione GPS, sensori, encoder e potenziometri, navigano autonomamente nei campi, garantendo un’applicazione UV costante e precisa senza intervento manuale, stanno dando buoni risultati sulle fragole, riducendo l’uso sia fungicidi sia di manodopera, garantendo quindi una gestione agricola sostenibile ed efficiente.
Sono sperimentazioni, ma se non si sperimenta, poi, rimaniamo convinti delle nostre abitudini.
Per esempio, il XX secolo ci ha spinti a pensare che in agricoltura di più è meglio, cioè, nella sostanza più chimica significa più produzione (con i noti problemi di inquinamento e la nota indignazione di chi rimpiange la natura di una volta).
Ma è un’abitudine: il XXI secolo, con la robotica, gli algoritmi e l’AI ci sta mostrando un’altra parte della storia, e cioè che l’artificiale, che sia l’AI o un robot, riescono a proteggere la natura utilizzando meno risorse e liberando, così facendo, più potenzialità.
Insomma, il progresso sta diventando lo strumento con il quale possiamo proteggere la natura. Se rendiamo l’ambiente più vivibile (qualcuno si azzarderebbe a dire più naturale) possiamo evitare di andare nei boschi e lasciare in pace quelli che nei boschi ci sono già.
Comunque qui il link se volete vedere il progresso (notturno) in azione.







