Sempre a proposito di contadini, o meglio di come alcuni osservatori raccontano i contadini (del loro rapporto con le tradizioni e con le innovazioni) riprendiamo con piacere e riportiamo integralmente una bella analisi (che fa un sapiente uso di fonti) di Fabio De Bunker, pubblicata sul suo profilo facebook.
Il contenuto affronta con la dovuta pacatezza e con finalità divulgative le tesi dell’attivista indiana Vandana Shiva, la quale, trovando al tempo molti megafoni, sosteneva che migliaia di contadini si fossero suicidati perché finiti sotto il capestro di debiti. Buffi (come si dice a Roma) che non riuscivano a ripagare a causa dei proibitivi costi accumulati per la coltivazione del cotone Bt.
In particolare, il post analizza il caso cotone Bt e le conseguenze di una narrazione, quella di Vandana Shiva (ma non solo, purtroppo di tanti), che vede nell’agricoltura naturale la salvezza, e in quella industriale la dannazione.
Si legge:
“C’è un particolare tipo di attivista che riesce a costruire una carriera internazionale diffondendo narrazioni che fanno sentire bene chi le ascolta, mentre dall’altra parte del mondo le conseguenze concrete delle politiche ispirate da quelle stesse narrazioni si abbattono su chi non ha voce per protestare.
Vandana Shiva è probabilmente uno degli esempi più cristallini di tale dinamica, dove la retorica anti-corporativa e l’esaltazione del “naturale” si trasformano in un’arma che colpisce esattamente le persone che si dice di voler proteggere.
Con un dottorato in filosofia della scienza conseguito presso l’Università del Western Ontario, l’attivista indiana è diventata una voce globale su temi agricoli nonostante la sua formazione accademica non abbia nulla a che vedere con l’agronomia, e ha saputo costruire un impero retorico fatto di semplificazioni morali che hanno trovato terreno fertile nell’immaginario di un certo ambientalismo occidentale che cerca disperatamente villain facili da identificare e soluzioni che non richiedano di confrontarsi con la complessità del reale.
Il caso più recente e devastante è quello dello Sri Lanka, un paese che nel 2021 ha deciso di trasformarsi nel laboratorio vivente di un’ideologia agraria che sulla carta suonava meravigliosamente progressista (non lo era!) e che nella realtà si è rivelata un disastro umanitario. Il governo aveva implementato un divieto totale di fertilizzanti sintetici e pesticidi, trasformando l’intero paese in un esperimento di agricoltura biologica su scala nazionale, e Shiva aveva sostenuto pubblicamente questa decisione prima della sua introduzione, con quell’entusiasmo profetico che caratterizza chi è convinto di stare dalla parte giusta della storia. Quando però le conseguenze hanno cominciato a manifestarsi con la brutalità dei fatti (che se ne fregano delle belle intenzioni), i sostenitori iniziali del divieto sono diventati improvvisamente più silenziosi, come documentato dall’American Council on Science and Health. Quel silenzio assordante dice più di mille discorsi sull’onestà intellettuale di chi aveva promesso un paradiso agricolo.
https://www.acsh.org/…/activist-vandana-shiva-mortal…
I risultati sono stati documentati da molteplici fonti con quella precisione implacabile dei numeri che non mentono: la produzione di riso è crollata drammaticamente nei primi mesi trasformando un paese storicamente autosufficiente in un importatore disperato di cibo dall’estero, i prezzi sono schizzati alle stelle mentre circa un terzo dei terreni agricoli rimaneva tragicamente incolto, e le proteste che ne sono seguite hanno portato al collasso del governo e alla rapida revoca del divieto.
https://spataro-lescienze.blogautore.espresso.repubblica….
Ciò rappresenta un caso concreto, misurabile, innegabile, di come politiche agricole implementate senza adeguata transizione e supporto tecnico, ma con grande fervore ideologico, possano produrre conseguenze che si misurano in fame, disperazione e violenza sociale, esattamente quelle cose che Shiva dice di voler combattere.
Tra l’altro, tale episodio non è un incidente isolato, una singola sfortuna in una carriera altrimenti impeccabile, bensì fa parte di un pattern che si ripete da anni con una coerenza quasi ammirevole se non fosse così tragica nelle sue conseguenze.
Uno dei suoi argomenti più conosciuti e ripetuti con insistenza quasi ossessiva riguarda l’affermazione che il cotone Bt geneticamente modificato abbia causato un’epidemia di suicidi tra i contadini indiani. Una narrazione potentissima che ha fatto il giro del mondo e che risuona perfettamente con quella parte di pubblico che vuole credere che le multinazionali siano la radice di ogni male e che i poveri del mondo siano vittime innocenti della tecnologia moderna imposta dall’alto. Shiva ha parlato pubblicamente di centinaia di migliaia di agricoltori che si sarebbero tolti la vita a causa del cotone Bt. Ha utilizzato termini come “genocidio”, ha costruito un’intera crociata morale su tale definizione che ha il pregio di essere semplice, emotivamente potente, ma completamente falsa.
Quando i ricercatori hanno effettivamente esaminato i dati invece di limitarsi a ripetere aneddoti emotivamente efficaci, hanno trovato qualcosa di profondamente diverso dalla narrativa che Shiva aveva venduto al mondo.
Uno studio pubblicato su Nature ha analizzato sistematicamente i tassi di suicidio tra gli agricoltori indiani nel periodo dell’introduzione del cotone Bt, scoprendo che il trend è rimasto relativamente costante mentre l’adozione del cotone Bt aumentava in modo massiccio, il che significa che se ci fosse stata davvero una relazione causale diretta come Shiva ha sempre sostenuto con tanta sicurezza, avremmo dovuto assistere a un aumento drammatico e correlato nei suicidi, ma questo semplicemente non si è verificati nei dati reali a disposizione.
https://www.nature.com/…/topLeftColumn/pdf/497024a.pdf
Le ricerche successive hanno continuato a smontare pezzo per pezzo la narrativa costruita da Shiva, mostrando che gli agricoltori che coltivavano cotone Bt registravano profitti maggiori nonostante i costi iniziali più elevati dei semi, e che il cotone Bt è stato efficace in India nell’aumentare i rendimenti nella maggior parte degli stati produttori e nel ridurre i costi dei pesticidi rendendo la coltura più redditizia.
Quando confrontata con queste evidenze scientifiche pubblicate su riviste peer-reviewed che dovrebbero rappresentare il gold standard della conoscenza, Shiva ha respinto gli studi affermando che le conclusioni erano false, ma secondo quanto riportato dall’American Council on Science and Health, non ha mai fornito riferimenti specifici a studi pubblicati che supportassero le sue controargomentazioni, perché evidentemente nel suo universo epistemologico la forza della convinzione morale sostituisce la necessità di prove empiriche.
Il problema dei suicidi tra gli agricoltori indiani è tragicamente reale e merita tutta l’attenzione e le risorse che possiamo dedicargli. Un’altra ricerca pubblicata su The Lancet nel 2012 ha mostrato che, in termini assoluti, la maggior parte dei suicidi in India riguardava persone al di fuori del settore agricolo, il che suggerisce che la questione risulta molto più complessa e sfaccettata di quanto la semplice narrativa “OGM cattivi uguale morti” possa catturare.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22726517
Come osservato da un’analisi critica su Grist, quando i ricercatori hanno effettivamente parlato con piccoli agricoltori in India invece di costruire teorie dall’alto, le cause identificate erano mancanza di assicurazioni sui raccolti, assenza di reti di sicurezza e di credito accessibile, tutte cose concrete e risolvibili che però richiedono un approccio pragmatico e graduale piuttosto che crociate ideologiche contro la tecnologia.
https://grist.org/…/vandana-shiva-so-right-and-yet-so…
Un altro episodio che merita attenzione per la sua emblematicità riguarda il Golden Rice, una varietà di riso geneticamente modificata per produrre beta-carotene che è il precursore della vitamina A, sviluppata specificamente per affrontare un problema di salute pubblica devastante dato che centinaia di migliaia di bambini ogni anno sviluppano cecità a causa della carenza di vitamina A e una percentuale significativa di essi muore entro un anno.
Shiva ha definito il Golden Rice una “bufala” in varie occasioni con quella sicurezza incrollabile che caratterizza chi non deve mai confrontarsi con le conseguenze concrete delle proprie parole, e la sua argomentazione alternativa suggerisce semplicemente di promuovere una maggiore diversità alimentare, come se bastasse dire alla gente di mangiare meglio per risolvere la malnutrizione.
Come sottolineato in un’analisi pubblicata su Foreign Policy, una soluzione del genere non tiene minimamente conto della realtà economica di popolazioni che non possono permettersi di acquistare verdure o frutta o non hanno terra sufficiente per coltivarle. Rivela inoltre una disconnessione quasi aristocratica dalla vita quotidiana di chi vive con meno di due dollari al giorno.
https://foreignpolicy.com/…/golden-rice-genetically…
Un famoso economista, Justus Wesseler, ha stimato che il mancato utilizzo del Golden Rice in India sia costato più di un milione di anni di vita sana e miliardi di dollari in termini di costi sociali. Secondo modelli epidemiologici ed economici, ogni anno di ritardo nell’approvazione di questa tecnologia (ritardo dovuto anche all’opposizione ideologica di attivisti che hanno contribuito a diffondere paura e disinformazione) comporta potenzialmente ulteriori decine o centinaia di migliaia di casi di cecità evitabile e morti premature.
https://www.cambridge.org/…/1CE0005A6D5FFAB698034B6A1E4…
Credo però che l’episodio più rivoltante nella carriera di Shiva, quello che più di ogni altro rivela la natura profondamente disumana di un approccio ideologico che antepone la purezza dei principi alla sopravvivenza delle persone, riguardi il ciclone che colpì lo stato indiano di Orissa nel 1999 causando diecimila vittime e lasciando milioni di persone letteralmente senza casa e senza cibo. Quando il governo degli Stati Uniti inviò cereali e soia per aiutare a nutrire i sopravvissuti che stavano morendo di fame, Shiva tenne una conferenza stampa a Nuova Delhi sostenendo che la donazione era prova che gli Stati Uniti stessero usando le vittime come “cavie” per prodotti geneticamente modificati, come se la priorità in quel momento fosse mantenere una purezza ideologica alimentare piuttosto che salvare vite umane.
Come riportato da diverse fonti giornalistiche che hanno documentato l’episodio, scrisse anche all’agenzia umanitaria Oxfam esprimendo preoccupazione per l’eventualità che stessero pianificando di inviare cibo geneticamente modificato ai sopravvissuti, perché evidentemente è meglio morire di fame rispetto al rischio teorico di mangiare mais o soia con un gene modificato.
https://ronaldlab.ucdavis.edu/…/inl…/shivafinal81614.pdf
Ci sono anche questioni più sottili ma ugualmente significative riguardanti la precisione di alcune sue affermazioni specifiche che Michael Specter ha verificato nel suo profilo investigativo sul New Yorker, scoprendo una serie di discrepanze tra ciò che Shiva afferma pubblicamente e ciò che i dati effettivamente mostrano. Per esempio, Shiva aveva affermato che i costi dei semi di cotone Bt in India fossero aumentati dell’ottomila per cento dal 2002, un numero così drammatico da essere quasi satirico, ma in realtà i prezzi dei semi modificati regolamentati dal governo erano diminuiti nel tempo. L’esatto opposto di ciò che aveva dichiarato con tanta sicurezza. Ha anche affermato ripetutamente che i brevetti di Monsanto impedissero ai poveri di conservare i semi creando una dipendenza permanente dalle multinazionali, ma in India il Protection of Plant Varieties and Farmers’ Rights (PPV&FR) Act, 2001 garantisce esplicitamente a ogni persona il diritto di salvare, usare, seminare, riseminare, scambiare, condividere o vendere i propri semi, rendendo l’affermazione di Shiva non solo imprecisa ma fondamentalmente falsa.
https://plantauthority.gov.in/…/gbrochurenewenglish.pdf
Insomma, la questione qui non possiamo semplicemente attribuirla a una serie di errori fattuali che chiunque potrebbe commettere in buona fede, bensì un pattern sistematico di distorsione della realtà al servizio di una narrativa predeterminata.
Decine di scienziati hanno firmato lettere aperte criticando le sue posizioni come antiscientifiche e problematiche dal punto di vista etico. Parliamo di scienziati esperti in agronomia, biotecnologia e sicurezza alimentare con decenni di esperienza sul campo e che hanno espresso preoccupazione per il fatto che le sue affermazioni fossero spesso dimostrabili false e che lei promuovesse politiche che minano la sicurezza alimentare globale proprio mentre dice di volerla difendere.
https://www.europeanscientist.com/…/letter-regarding…
Eppure continua a essere invitata a parlare nelle università più prestigiose, riceve riconoscimenti e premi umanitari, e viene presentata come esperta di agricoltura nonostante la sua formazione sia in tutt’altro campo. Probabilmente, il motivo è legato al fatto che il suo messaggio risuona perfettamente con una certa sensibilità che cerca narrative semplici su temi dolorosamente complessi.
Come notato dall’analisi su Grist, c’è un pericolo intrinseco quando chi si concentra su grandi visioni ideali si fissa su un singolo colpevole come radice di tutti i problemi, ignorando metodicamente le evidenze che suggeriscono cause multiple, interconnesse e che richiedono soluzioni sfumate piuttosto che crociate morali.
https://grist.org/…/vandana-shiva-so-right-and-yet-so…
Il problema fondamentale con l’approccio di Shiva non è che abbia torto su questo o quel dettaglio (in questo articolo non ho nemmeno approfondito la sue posizioni sui vaccini COVID-19 durante la pandemia e sulla Xylella), errori che chiunque può commettere, ma che il suo intero metodo sia profondamente fallace dal punto di vista intellettuale. Quando si parte da una conclusione ideologica predeterminata secondo cui la modernità è intrinsecamente cattiva, le multinazionali sono il male incarnato e tutto ciò che è “naturale” è automaticamente buono, e poi si cercano selettivamente fatti per supportare la propria visione mentre si ignorano sistematicamente tutte le evidenze che la contraddicono, non si sta facendo scienza né analisi obiettiva.
Shiva continua a ignorare sistematicamente le verifiche dei fatti, le correzioni e le critiche costruttive che vengono da esperti qualificati, perché la sua audience vuole sentire ciò che ha da dire senza particolare attenzione a se corrisponda o meno alla realtà empirica. Nel frattempo, mentre tiene conferenze in università occidentali e riceve standing ovation da platee che si sentono moralmente superiori per aver applaudito il suo messaggio anti-corporativo, le conseguenze concrete di politiche basate su presupposti errati le pagano sempre le popolazioni più vulnerabili che vivono dall’altra parte del mondo.
Tantissimi bambini continuano a soffrire di carenza di vitamina A sviluppando cecità evitabile mentre il Golden Rice rimane bloccato in un limbo regolatorio alimentato da paure irrazionali; agricoltori poveri continuano a suicidarsi per ragioni che hanno molto più a che fare con debiti insostenibili, mancanza di assicurazioni sui raccolti e politiche agricole inadeguate che con la tecnologia dei semi che usano; paesi come lo Sri Lanka sperimentano crisi alimentari devastanti seguendo consigli non supportati da adeguata ricerca scientifica ma venduti con grande efficacia retorica.
La giustizia sociale, quella vera e non quella performativa che si esaurisce in dichiarazioni morali, richiede politiche basate su evidenze concrete piuttosto che su ideologia, richiede di essere disposti a cambiare idea quando i dati contraddicono le nostre convinzioni, richiede l’umiltà di ammettere quando ci siamo sbagliati invece di raddoppiare sulla retorica.
Quando le teorie vengono sistematicamente contraddette dai dati empirici raccolti sul campo, l’approccio scientifico richiede di rivederle, mentre quello ideologico richiede di ignorare i dati o di inventarsi spiegazioni sempre più elaborate per mantenerle intatte. Le conseguenze di non seguire il primo approccio e abbracciare il secondo sono concrete, misurabili in vite perse e sofferenze evitabili, e spesso drammatiche proprio per le persone che queste politiche pretendevano di proteggere ma che in realtà hanno usato come pedine in una partita ideologica giocata da chi può permettersi il lusso di sbagliare senza pagarne il prezzo.
Nota metodologica: questo contenuto analizza questioni e affermazioni di natura scientifica attraverso il confronto con la letteratura e le evidenze disponibili. I fatti citati sono documentati mediante fonti verificabili. L’analisi rientra nell’esercizio del diritto di critica su temi di rilevante interesse pubblico ed è svolta con finalità informative. I lettori sono invitati a consultare direttamente le fonti linkate per una verifica autonoma”







