Ci sono alcune pagine Facebook dedicate al tempo che fu. Per esempio, ne seguo una dedicata a Caserta, si chiama Caserta Retrò. E’ abbastanza indicativa di un certo modo di analizzare il mondo, parecchio viziato da un bias, quello della retrospezione rosea, altrimenti detto: sapere nostalgico.
Ogni volta che qualcuno pubblica una foto che ritrae la citta degli anni ’70, ’80, ‘90 (una piazza, un bar, una strada) seguono decine di commenti, tutti dello stesso tono: com’era bella la nostra Caserta. Eh, allora c’era questo e quest’altro, non come adesso che è rovinata da questo e quest’altro.
Indicativa è anche l’età dei commentatori, tutti 60enni come me, o più. E quasi tutti non abitano più la città. Si sono trasferiti, quindi più che commentare una foto rimpiangono la loro giovinezza.
Ora, chi siamo noi per contestare la nostalgia. Un diffuso struggimento può prendere a tutti in qualsiasi momento, e non siamo certo da criticare per avere dei momenti di spleen. No, quello che tuttavia è singolare non è la nostalgia in sé, ma la convinzione che ogni cosa accaduta nel passato abbia più valore di quelle che accadono nel presente.
Se questa sensazione è proficua potrebbe anche significare che il presente non ci basta, e dunque configurare una sorta di inquietudine conoscitiva, uno strumento utile a migliorare, ma temo che l’unico scopo di chi pratica il sapere nostalgico sia non solo quello di offendere il presente ma anche non volersi fermare ad analizzarlo con strumenti adeguati.
Come si può dunque elaborare un modello preciso del passato, e di noi stessi nel passato, per affrontare i problemi di oggi con questa fissa dell’”era meglio prima”?
Non che la pratica riguardi solo i casertani iscritti alla pagina, basta affrontare una qualsiasi discussione e dopo i primi convenevoli sicuro qualcuno dirà: la musica di oggi fa schifo, non si capisce niente, dov’è finita la melodia, la letteratura non ne parliamo, il giornalismo? Eh, un tempo c’era Giorgio Bocca e Scalfari e così via.
Poi, se durante una di queste discussioni ti guardi da fuori, come se guardassi una fotografia, ti rendi conto che sei invecchiato, e tanto anche. Non solo, lo è anche la tua mente. Si invecchia quando la curiosità si esaurisce, quando il rimpianto ti acceca, quando la luce del passato brilla inaspettatamente e stupidamente più di quello dell’oggi.
Il sapere nostalgico è un problema. Lo è ancora di più perché è associato all’invecchiamento della popolazione. Stiamo invecchiando tutti e tutti cadiamo nella trappola del sapere nostalgico.
Immaginate? Una popolazione come quella italiana, invecchiata, che come gli iscritti alla pagina Facebook Caserta Retrò non fanno altro che rimpiangere le cose italiane di una volta? Con questo spirito come possiamo riconoscere un problema, con le sue specificità, dico e con le sue differenze con i problemi di ieri?
La risposta vola nel vento, noi intanto con questo numero ci concentriamo sugli agrofarmaci di ieri, che certamente non si fanno rimpiangere, anche se costruisci una specifica pagina, agrofarmaci retrò scommetto che trovi, in questo caso, pochi commentatori nostalgici.







