La casa editrice del glorioso Touring Club, spinta anche dal nuovo Direttore editoriale Ottavio di Brizzi, sta proponendo nuove collane con saggi molto interessanti. Questi libri, ognuno con i propri strumenti, cercano di farci capire come funziona il mondo, di che materia è fatto. Va da sé che la conoscenza della materia, non solo cambia e quindi offre nuove prospettive, ma ci consente anche di migliorare quello che non ci piace o non ci basta.
Uno di questi libri, da poco usciti è Il sale della terra. Una storia della vita in tre elementi, scritto in maniera chiara e affascinante dalla biologa e divulgatrice, nonché regista, Kerstin Hoppenhaus, la quale ci illustra vita e miracoli di tre elementi, azoto: fosforo e potassio. Che sono appunto il sale della terra, e purtroppo noi cittadini del mondo, immersi come siamo in mille dibattiti, parliamo di grandi temi e ignoriamo la materia alla base dei grandi temi: se tuttavia ignoriamo le basi e molti difficile dare concretezza ai grandi temi.
Le piante per crescere, svilupparsi e soprattutto per nutrire noi (argomento non secondario) necessitano di macro e micro elementi. Tra i macro ci sono azoto, fosforo e potassio. Non ci possiamo fare niente, è la natura, eppure noi che parliamo tanto di cose naturali, buone e giuste, ignoriamo come funziona la natura, non la osserviamo, non cerchiamo di analizzarla e di decifrarne i segreti.
Le piante che amiamo e che compriamo senza azoto, fosforo e potassio non vivono. Le piante scrive Kerstin Hoppenhaus: “sono in grado di catturare l’energia della luce solare e, con l’acqua del suolo e l’anidride carbonica dell’aria, convertirla in massa solida. Massa commestibile. Questa capacità colloca le piante alla base di quasi tutte le catene alimentari del pianeta. Ma non potrebbero comunque compiere questo processo senza azoto, fosforo e potassio. Le piante sono verdi perché contengono la clorofilla, che serve a catturare l’energia solare e ha come componente principale l’azoto. Una quantità sufficiente di questo elemento significa più clorofilla, più energia, più verde. Spesso, basta guardare le piante per capire quanto sia buono il livello di azoto”.
L’azoto poi, sappiamo, è importante perché è un costituente essenziali di un enzima, la rubisco. Senza la rubisco non si fa la fotosintesi, le sue reazioni scrive Kerstin Hoppenhaus “sono la cruna dell’ago della fotosintesi”. Tuttavia è un enzima pigro, i fisiologi vegetali e i chimici lo chiamano enzima fannullone, non è molto veloce. Per questo le piante ne producono a iosa, nella speranza che con l’abbondanza arrivi anche l’efficienza. Nelle foglie di molte specie, la rubisco rappresenta quasi la metà del contenuto proteico totale. Per produrla le piante hanno bisogno di una quantità elevata di azoto.
Anche il fosforo svolge una funzione fondamentale: “perché le sue proprietà chimiche gli consentono di formare legami stabili tra i mattoni del DNA, prevenendo così la perdita della memoria biologica dell’organismo. Senza un DNA stabile le cellule cadrebbero in un o stato di amnesia biochimica e non saprebbero più fare niente”,
Il patassio invece è un regolatore del bilancio idrico, e un’alta concentrazione di potassio nelle piante significa che queste assorbono molta acqua. Nell’impianto idraulico vegetale il potassio influisce sulla pressione delle radici, che garantisce la risalita della linfa dal terreno con le sostanze nutritive che alimentano la pianta. Con il contenuto di potassio la pressione aumenta anche nelle foglie, causando il cosiddetto turgore, che la pianta utilizza, tra l’altro per controllare l’apertura e la chiusura dei pori fogliari, attraverso i quali l’anidride carbonica entra al suo interno: per poi essere scomposta dalla rubisco).
Tutto torna, e quindi le piante crescono e si moltiplicano se questi tre elementi sono presenti in quantità sufficienti (poi bisogna considerare i micro elementi). Il libro Il sale della terra. Una storia della vita in tre elementi si apre con la devastante esplosione del 2020 avvenuta al porto di Beirut, causata dall’azoto contenuto in un locale deposito del porto. Questo per dire che il sale che innerva la vita è uno strano coltello, bisogna studiarlo per capire dove sta il manico e poi usarlo bene, senza ferirsi e senza ferire il prossimo. Meno dazi mettiamo alla conoscenza più la nostra vita diventa interessante, o perlomeno non ci annoiamo: il sale della conoscenza.







