E’ docile, mansueta, lavoratrice onesta e indefessa; si ammucchia sul dorso fasce e fascine di legna e altro, trasporta vivande, olio, vino e cacio; zoccola tra sassi e pendii scoscesi senza paura; si fida: mica è un mulo. E’ l’asina di mio Zio
Il suo manto grigio è abbellito da una corona sul collo di pelo più scuro dal sapore vagamente regale, del resto ha portato in groppa niente meno che il più importante dei Re: il nostro Signore Gesù, e quindi.
Certo, ora si accontenta di portare vecchi, bambini e girovaghi estivi che non fanno altro che dargli calci inutili e fastidiosi sotto la pancia.
Si accontenta di un po’ di fieno buono e di qualche pagliuzza tenera e fresca che incontra durante il viaggio.
Non fa le bizze come una cavalla che vuole sempre andare alla ricerca di un destriero per la monta, anche se è tutta spelacchiata e malconcia; a lei basta fare il suo e tornarsene tranquilla nella calda stalla per farsi strigliare ben bene che gli piace assai.
Anche farsi mungere, gli garba se fatto a regola, e nel periodo buono fa un latte che assomiglia molto a quello delle donne che lo offrono volentieri ancora caldo alle loro creature incapaci di reggersi in piedi.
L’asina di Zio Giacinto, poi, è un fiorellino di bontà e bellezza.
Lo dicono tutti.
E durante la festa di Sant’Antonio Abate, il 19 gennaio, con tutti i suoi fiori, i suoi pennacchi e suoi ciondoli suonanti fa sempre un figurone.
Una volta, ha guidato il corteo appena dietro ai buoi e accanto al Santo fino alla chiesa e ha aspettato pazientemente di essere benedetta dall’acqua santa.
Osservava tutti mentre cantavano o intonavano le loro litanie con un’aria paciosa, quasi divertita. E quando il getto d’acqua la colpì sulla testa, ragliò di beatitudine.
Sembrava davvero felice.
Mio cugino mi ha detto che la mattina dopo ragliava ancora che era una bellezza.
Dice pure che sembrava rispondesse a qualcuno o a qualcosa.
Dice altre cose, pure…
Ma non è che un animale può parlare con Dio, e quindi.
Anche se questo, dopotutto, non lo potremmo sapere mai, tranne qualche miracolo.
E ce n’è di racconti di animali che hanno salvato il proprio padrone dal burrone, o dal fiume dov’era caduto oppure offerto il fianco a qualche pallottola in guerra mentre trasportava la minestra per la truppa.
E comunque quella volta, l’asina di Zio, fu fotografata assai e finì per essere nomata come l’animale più bello del paese per tutto l’anno a seguire.
Ma lei non gli diede importanza: che fosse anche bella lo sapeva già.








