Senza legna da ardere non funziona. La cucina economica è un rudimento del ‘900 scorso ma nei tempi attuali, dalle nostre parti in montagna o meglio, come si dice adesso, nelle aree interne dello stivale appenninico, ancora ha un senso.
Molte anziane donne la usano e, insieme a loro, diverse nuove famiglie che sono arrivate quassù da poco o quelle che, rimaste, hanno riagganciato la trama della loro tradizione per non smarrirla completamente dentro nuove abitudini dispendiose e senza storia.
Di solito si presenta con un bel ripiano di ghisa e una buca centrale ricoperta con tanti cerchi di ferro di diverse dimensioni, che si possono togliere, in relazione a quanto si voglia aprire le fauci del fuoco sotto la pentola. E’ corredata come una stufa di un tubo che sale fino al tetto dove lascia andare il fumo mentre nel frattempo scalda la casa permettendo un risparmio importante di gasolio o altro combustibile per l’ambiente domestico.
Ma la sua peculiarità principale è cucinare con lentezza.
Ancora oggi certi paioli di terracotta, adattati alla bisogna, riescono a funzionare alla perfezione sopra quel bel ripiano bruciante di legna.
E mentre si aspetta la prelibatezza in cottura lenta, in un angolino si può bruscare del pane e farci sciogliere del buon sapido formaggio, oppure condirsi un guancialino da ingurgitare insieme con un buon bicchiere di rosso; o ancora, scaldarsi una tisana di erbe e foglie aromatiche tessendo le vicende del paese o pregustandosi viaggi e vacanze estive.
Per non parlare di un bel libro: grande, con tante pagine e vicende che s’intrecciano per riacciuffarle un momento dopo aver dato una giratina al sugo con un cucchiaio di legno senza dimenticare di ciucciarselo in bocca, vero gesto e ingrediente arcaico di una buona e succulenta cucina popolare.
Non a caso in queste cucine, di solito, oltre alle sedie intorno al tavolo sono allestite due poltroncine comode e accoglienti che permettono di gustare tutto il pregio di questa soluzione, a cominciare dal calore che in inverno predispone alla conversazione o a un breve pisolino che tanto nel pentolone non si attacca nulla.
E così, dopo aver raccolto la legna fuori di casa o nel fondo attrezzato per la legnaia, s’inizia a sistemare le piccole pagliuzze destinate ad avviare il fuoco che con una certa abilità acquisita nel tempo e dopo inevitabili fallimenti, prende il via aprendo le danze.
Spostandoci da una parte all’altra della cucina, sul tavolo, compaiono verdure, cicce, pane e quant’altro. Il coltello, saggiamente arrotato, monda le verdure e tagliuzza erbe necessarie all’aroma del composto mentre nel frattempo inizia l’opera d’impentolamento o di spadellamento.
Almeno una volta nella vita va provata.
La cucina economica è una festa, un rito antico, una celebrazione di cortese attenzione alle cose.
Rallenta il respiro, prepara la pancia capanna e pregusta la ghiotta ricetta: la fretta non gli appartiene.








