Mia mamma cucina poche pietanze. Non ama le complicazioni in generale, quindi quando si rende conto che una ricetta contiene più di 5 o 6 ingredienti, dice no troppo complicato, e torna alle sue idee.
La domenica prepara lo spezzatino al sugo, cottura lenta, con il quale condisce un po’ di fettuccine. La carne è sempre servita insieme a delle verdure. Preferibilmente zucchine o piselli. Altro suo piatto messo a punto contro le complicazioni è il pasticcio di carne. Macinato misto unito a uova e pan grattato, steso su una pirofila, arricchito qua e là con pomodoro e del formaggio. Poi forno a 180 gradi. Velocissimo da farsi. Tutti ne vanno pazzi. Mio padre lo presenta agli ospiti come il piatto forte di mia mamma. Complimenti a scroscio. Ma c’è una cosa che a mia mamma viene strana, diversa dalle altre, ed è il pane. È da un po’ che la domenica lo prepara. Farina, acqua, lievito. Semplice, lineare. Ma qualcosa va storto, cioè no, va strano: il pane le viene dolce. Ci metti lo zucchero? Chiede mio padre. Ma scherzi, è troppo complicato per me, risponde lei.
Mia mamma prepara un panetto di media grandezza e poi alcuni panini piccoli. Di solito è pronto già verso le 11. Giusto il tempo di aspettare che si fredda un po’, e prendo in mano un panino e ci affondo i denti. È dolce, non c’è dubbio che è dolce, ma non chiedo spiegazioni a mia mamma. Mi piace conservare intatto un piccolo mistero. Mi piace pensare che la dolcezza passi dalle mai di mia mamma al pane, con una magia tutta sua. Semplice, senza complicazioni.








