Indovina chi viene a cena è un interessante programma di Sabrina Giannini, dove si raccontano le luci e le ombre dell’agricoltura e di tutto quello che gira intorno, di bello e di brutto, al settore primario.
Dovendo fare una sintesi del programma, direi che – come accadde spesso – la modernità agricola è raccontata spingendo più sulle ombre, e, di contro, sottovalutando o stigmatizzando gli enormi progressi tecnologici fatti in questi anni che, fatta la somma, hanno portato un po’ di luce a tutti. Quella luce in realtà servirebbe ad analizzare e spiegare meglio le ombre.
Sabrina Giannini comunque da sempre si batte contro un certo modo di intendere l’agricoltura, sottolinea gli abusi della chimica e dello sfruttamento animale, tutti argomenti che meritano discussioni, approfondimenti che si spera daranno vita a nuovi strumenti per migliore lo status quo.
Giannini non si definisce né vegetariana né vegana, non vuole a tutti i costi difendere questa o quella categoria – e in tutte le puntate dimostra una spiccata sensibilità per alcune questioni, il biologico, per esempio e la buona alimentazione sopra ogni cosa.
Quello che a me non torna è l’uso di alcune fonti. Faccio un esempio. Nella puntata dell’8 marzo 2025, è stato intervistato il Professore Berrino, il quale ha fatto alcune affermazioni- che ora andremo a discutere. Bene, nessuno ha chiesto le fonti.
Nel mondo scientifico chi fa un’affermazione deve portare le fonti a sostegno. Non si può affermare: la terra è piatta! Si portano le prove. Che tra l’altro devono essere convincenti e invalidare le migliaia di prove a supporto della terra sferica. Invece spesso – e l’agricoltura ricade in questo andazzo – l’onere della prova non spetta al dichiarante, ma a quello che non ha dichiarato niente.
Nel caso del Professore Berrino, ormai una star, a tutti gli effetti un opinion maker, possiamo infatti ascoltare alcune sue dichiarazioni, come per esempio i grani moderni contengono più glutine (o altre) senza chiedergli: ma da quale studio hai appreso questa informazione? Questo studio ha passato un review? E’ stato condotto con tutti i crismi del caso?
Quando si è reticenti a seguire il metodo d’analisi, metodo che dovrebbe proteggere tutti dalle false affermazioni (non è un delitto fare false affermazioni, può succedere a tutti, per una serie di meccanismi ormai studiati), allora vincono o si prendono spazio le contro narrazioni.
Poi un giorno, forse, quando saremo tutti più seri e più dialoganti, esamineremo il pericolo delle contro narrazioni. Si stanno insinuando nel tessuto sociale e fino alle questioni più cogenti, sociali e politiche.
Chi fa contro narrazioni o porta prove validate e naturalmente accetta un metodo d’analisi, oppure gioca un’altra partita. Una partita indubbiamente più facile, perché invece di dimostrazioni spinge sulle dichiarazioni ad effetto. Le contro narrazioni hanno infatti tutto un repertorio che attira la nostra attenzione e che si impone con molta potenza nel dibattito pubblico, soprattutto se chi le usa è molto forte mediaticamente ed economicamente.
Anche se non spetterebbe a noi l’onore della prova, tocca a noi usare il nostro tempo per capire se Berrino dice cose giuste oppure no. Quindi in questo numero ci prendiamo un po’ di spazio e un po’ di fonti per analizzare alcune dichiarazioni di Berrino.







