• Torna al Foglio.it
martedì 6 Ottobre 2026
  • Login
Agrifoglio
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Agrifoglio
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home Lezioni Private

Malcomune è davvero mezzo gaudio? Due chiacchiere con Simone Lenzi

da Antonio Pascale
23/03/2025
in Lezioni Private
Condivisi su FacebookCondividi su Twitter

Simone Lenzi,  scrittore, sceneggiatore, ,frontman dei Virginiana Miller e per cinque anni apprezzato assessore alla cultura del Comune di Livorno, ha scritto un libro, Malcomune, Inclusione, resilienza e una beata minchia negli enti locali  (Linkiesta). La storia si può rubricare sotto la voce memoir e racconta le vicissitudini di un assessore alla cultura, successi e cadute (assurda, ma ci arriviamo). Abbiamo fatto due chiacchiere.

Vorrei cominciare con domanda semplice: perché hai scritto questo libro?

Articoli suggeriti

La transizione è complessa ma conviene

Forse una buona notizia Il Consiglio UE approva le Nuove Tecniche Genomiche (NGT)

 IL SUOLO VIVO E I SUOI CUSTODI, di Vincenzo Michele Sellitto, Direttore del Museo del Suolo (Pertosa)

Pensavo che fosse una storia che meritava di essere raccontata. Per la sua assurdità, e perché la trovo emblematica di questi tempi impazziti. Il motivo più autentico però è che, se quella storia non mi sono divertito a viverla, mi sono divertito moltissimo a scriverla. Alla fine, è sempre bene far pari.

Quando sei stato eletto, ti ricordi le tue prime impressioni?

I primi mesi ero sconvolto. Venivo dal privato, che è un mondo semplice: qui la mucca qui i soldi, per capirci. Non capivo quei meccanismi. Quello dell’amministrazione pubblica è un mondo complicato, che non funziona per atti concludenti ma sempre e solo per atti formali. Se hai sete non è che ti alzi e ti versi un biccher d’acqua, serve prima una delibera. Poi mi sono abituato. Ho imparato a non avere fretta.

A proposito di atti formali, quando ho cominciato a leggere il tuo libro, che da subito ti fa percepire questo eccesso, un po’ comico un po’ tragico, di atti formali, mi sono ricordato di quanto, ormai 35 ani fa, assunto al Ministero dell’Agricoltura, il dirigente mi fece leggere una circolare esplicativa e mi disse: vedi se è chiara. Incredibile a dirsi, già dalle prime righe persi di vista il soggetto, c’erano subordinate a iosa e vari punti, Aa, Aa1 e così via. Dissi la verità: non ci ho capito niente. Allora è perfetta- fu la risposta e poi il dirigente mi spiegò: con la chiarezza forniamo potere a chi legge, mentre così ci manteniamo il gusto della superiore interpretazione. Insomma, credo che tu abbia provato una sensazione simile, per esempio quando elenchi alcune definizione tutte formali che da subito sei stato costretto a digerire: La resilienza del territorio, la città pubblica sostenibile, la sostenibilità della citta pubblica resiliente, le eccellenze sostenibili del territorio resiliente, il parco inclusivo nella citta resiliente, ecc. ecc.

Hai ragione, e in effetti sono due piani che si sovrappongono. Quello del gergo amministrativo, involuto, autoreferenziale, in cui ogni volta si deve circoscrivere il perimetro normativo dentro il quale ci si muove, con tutte quelle circonlocuzioni prolisse, da una parte. Dall’altra le parole d’ordine della politica, almeno per la parte a cui tutto sommato pensavo di appartenere, che servono soprattutto a segnalare la virtù di chi le pronuncia. Non vogliono dire nulla, ma fanno dormire sereni la notte.

Cioè?

Cioè, sono parole che si tengono in bocca come i poppanti tengono il ciuccio: servono a stare sereni. Un ‘pacifier’, come direbbero gli americani: le dici e hai sistemato il mondo.   L’Assessore buono e giusto dice ‘resiliente’, ‘inclusivo’, ‘fragilità’, dopodiché fa un ruttino e si addormenta.

Un altro passaggio mi ha colpito. Te lo cito “Negli anni del disamore generale per la politica e per le istituzioni, la linea era quella di riavvicinare i cittadini al Palazzo. Per questo, quindi, si ascoltavano sempre tutti, si aprivano le porte, si spalancavano, e anzi si chiedeva a tutti partecipazione”. Non sarà che il problema della democrazia e nell’eccesso di opinioni e richieste?

Personalmente ho sempre creduto nella democrazia rappresentativa: hai un programma, la gente ti vota, dopo cinque anni se non hai fatto quel che promettevi ti manda a casa. Una cosa semplice ed efficace. 

Ma?

Poi invece sono dovuti andar dietro ai like sui social, al mito della democrazia diretta, alla retorica dei cittadini attivi. E chi sono questi cittadini attivi? Spesso sono quelli che non hanno niente di meglio da fare. E sono sempre gli stessi. A Livorno per esempio ci sono professionisti del comitato: sono una cinquantina e formano duecento comitati.
Pensionati del pubblico, per lo più. Pontificano su tutto, specie su ciò di cui non sanno nulla.

In ragione di quanto ci siamo detti, mi racconti un episodio tragicomico? O solo l’uno o l’altro che ti è capitato e che consideri rappresentativo?

Di episodi ne racconto qualcuno nel libro. Ce ne sarebbero tanti. In generale però potrei dire i consigli comunali. O meglio, il teatro dei consigli comunali. 

Cioè?

Tutto il tempo perso a contrapporsi con foga sul nulla, senza mai che nessuno entri davvero dentro una questione. E così ci sono le grandi mozioni della maggioranza e quelle dell’opposizione, fatte solo per ribadire la casacca che si indossa: metti il crocifisso nelle aule, togli il crocifisso nelle aule, Titola la rotatoria alla Fallaci, opponiti alla  Fallaci. Proponi la cittadinanza onoraria a Gratteri anche se non si capisce bene quale sarebbe il motivo per cui Livorno dovrebbe averlo come cittadino onorario. E su qualunque cosa, la bava alla bocca, da entrambe le parti. Argomentazioni ridicole, scimmiottamenti del dibattito politico nazionale che già non brilla per acume. Per carità, lo capisco: la democrazia è fatta anche di questa roba qui. Solo che dopo un po’ uno, mi si perdoni la franchezza, si rompe i coglioni. Stai lì, sul bancone della giunta, e pensi: “ma io davvero devo stare qui fino alle otto di stasera a sentire uno che magnifica una scrittrice di cui non ha mai letto un rigo o un altro che propone ‘il muro della gentilezza’?” Il muro della gentilezza, capisci? Solo il nome mi fa salire la bestia. 

Facciamo una digressione? Anche perché gli episodi che racconti nel libro si prestano a riflessioni varie, ma secondo te, in Italia il dibattito pubblico, come sta messo? A giudicare dai talk televisivi, penso che stia messo peggio dei teatri dei consigli comunali. 

Potrei cominciare a risponderti come nelle riunioni degli alcolisti anonimi: mi chiamo Simone e non guardo un talk show da cinque anni. E sarebbe la verità. Capita di imbattercisi, perché, sia chiaro, io la televisione la guardo, non è che la sera leggo Hegel in tedesco. 

Comunque capita…

Capita, dicevo, ed è desolante e non resisto più di un minuto. La totale disonestà intellettuale, a destra come a sinistra, il teatrino, la sensazione di essere sempre allo stadio a fare i cori. Mai una riflessione sensata, un confronto, nulla. Sempre e solo questo accertarsi di essere ben posizionati rispetto al proprio pubblico. La politica ormai è solo questa roba qui.

Esempio?

Ti faccio un esempio: sono esilarato ma per niente stupito della questione Tesla – Fratoianni. Perché, francamente, ma chi se ne frega della macchina di Fratoianni. Ma se la prima cosa che dici quando te ne chiedono conto invece di rispondere l’ovvio, ovvero, “Ma che vi frega di che macchina guido”, la prima cosa che ti viene in mente è “non è mia, chiedete a mia moglie” ti cascano le braccia per non dire di peggio. Capisci? Il terrore del buono e giusto davanti alla macchietta reputazionale. Ma non è straordinariamente ridicolo?

A proposito del terrore reputazionale, a un certo punto – e lo si racconta nel libro- all’Assessore capita una cosa che poi da l’abbrivio alla storia. Che è sucesso?

Capita che l’otto di ottobre dello scorso anno scrivo un post su Twitter, o come vuoi chiamarlo,  in cui mi incazzo per la vignetta di un noto giornale sul sette ottobre dell’anno prima, quando cioè si consumò il più atroce pogrom di ebrei dalla seconda guerra mondiale. Da questo un giornalista ritenne di dover spulciare la mia timeline e passare altri miei post, giudicati “transfobici”(sic), a una consigliera del m5s che ha gridato allo scandalo. Da questo, senza mai entrare nel merito di quei post, il Sindaco ha chiesto e ottenuto in 48 ore le mie dimissioni. Non contento, però, il Sindaco ha ritenuto giusto indire una conferenza stampa nella quale, in sostanza, patrocinava la mia gogna pubblica. Credo si tratti, ancora una volta, dell’effetto “Tesla-Fratoianni” di cui sopra. Nella sinistra dei buoni e dei giusti, come si è visto, si è pronti a rinnegare la moglie in trenta secondi, figuriamoci un assessore che ha servito fedelmente per cinque anni e mezzo e si è messo in testa a una lista che ha evitato al Sindaco il ballottaggio.

Tutta questa storia tragicomica è raccontata molto bene nel tuo libro che spero sia anche da monito per le orribili gogne, ora l’ex Assessore come si sente?

Si sente liberato. Senza rimpianti. 

Tornasse indietro?

Tornassi indietro magari non mi sottoporrei più a quell’autodafé della conferenza stampa di scuse. Ma in ballo non c’era solo il mio lavoro. Mi dispiaceva per il Sindaco e la Giunta, persone che credevo meritassero quel sacrificio, e che invece non meritavano nulla. A parte questo però, devo ringraziarli: sono molto più felice adesso di quando facevo l’Assessore. E, soprattutto, non sono uno che vive di risentimento.  La verità è che io non ero fatto per quel lavoro, neanche quando lo facevo bene.Loro invece sono perfetti per il lavoro che fanno, anche quando lo fanno male. Se sia un complimento o no lo lascio decidere al lettore.

Senti, novità per i Virginiana Miller?

Stiamo registrando qualche pezzo nuovo. Canzoni di cui siamo molto contenti. Le faremo uscire una via l’altra. Coi nostri tempi dilatati, certo. Tanto, francamente, non è che il mercato discografico stia lì in fibrillazione, nell’attesa.

Precedente

 Chi viene a Cena? Con queste fonti mi sa nessuno

Prossimo

il miglioramento delle piante coltivate spiegato dai ricercatori del CREA di Fiorenzuola d’Arda

Hai letto anche questi?

Mi sa che ci sfugge la materia del mondo.
Lezioni Private

La transizione è complessa ma conviene

09/07/2026
Forse una buona notizia Il Consiglio UE approva le Nuove Tecniche Genomiche (NGT)
Lezioni Private

Forse una buona notizia Il Consiglio UE approva le Nuove Tecniche Genomiche (NGT)

30/04/2026
Agricoltura
Lezioni Private

 IL SUOLO VIVO E I SUOI CUSTODI, di Vincenzo Michele Sellitto, Direttore del Museo del Suolo (Pertosa)

09/12/2025
Prossimo
pomodori

il miglioramento delle piante coltivate spiegato dai ricercatori del CREA di Fiorenzuola d’Arda

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter di Agrifoglio: due volte al mese Antonio Pascale racconta i nuovi terreni dell'innovazione italiana attraverso i volti, le storie e le frontiere dell'agricoltura.

Maxi truffa bio
Miglior Articolo

Maxi truffa bio

da Redazione
Ottobre 5, 2026
0

Tutti noi che amiamo l’agricoltura del futuro, quella che usando meno input e sperimentando nuove tecniche, sia di coltivazione sia...

Leggi tuttoDetails
 La comunità Agrifood 5.0, raccontata da Alex Giordano
Editoriali

Cose che si possono fare

da Antonio Pascale
Settembre 30, 2026
0

Siete sicuramente al corrente delle New Genomic Techniques (NGT) che in Italia (anche per non spaventare tanto l’opinione pubblica) sono state ribattezzate in ...

Leggi tuttoDetails
Gli agrumi: vengo da lontano andrò lontano, nonostante le difficoltà (raccontato grazie alla voce del professore Giuseppe Barbera)
Come Funziona

Cosa stanno facendo di bello al CREA

da Redazione
Settembre 29, 2026
0

Al Crea è partito il progetto TEA4IT articolato in quattro aree principali: TEA4IT-SOL dedicato a pomodoro e melanzana, TEA4IT-CER per cereali come riso,...

Leggi tuttoDetails
Gli schiavi che lavorano per le nostre eccellenze
Forse non tutti sanno che

L’agricoltura italiana ovvero della frammentazione

da Redazione
Settembre 25, 2026
0

Il rapporto Real Mutua sullo stato dell’agricoltura italiana 2026 sottolinea che l’agricoltura italiana è costituita da 676 mila imprese, metà...

Leggi tuttoDetails
Agrifoglio

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Informazioni

  • Redazione
  • Contatti
  • Privacy Policy
  • Termini di utilizzo

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Editoriali
  • I Numeri
  • Innovazione
  • Lezioni Private
  • La madeleine
  • AgriCULTura
  • Non tutti sanno che
  • Storia virtuosa
  • Bestiario

© 2024 Agrifoglio.ilfoglio.it è stato realizzato da EditoreInformato

Questo sito web usa alcuni cookie per rendere la tua esperienza di navigazione migliore. Privacy and Cookie Policy.