Più che nell’era dell’Acquario stiamo entrando nell’era dello spopolamento. Ora, siamo troppi, è vero, e fra poco toccheremo i 10 miliardi, e come gli agronomi ripetono spesso sono necessarie nuove spighe di grano (simboliche ma non tanto simboliche), più produttive e nello stesso tempo più sostenibili, e tanto c’è da lavorare, studiare, analizzare e testare.
Tuttavia, i nuovi nati sono il risultato di un’onda lunga, africana e asiatica. Nella sostanza, nelle regioni più povere dove si fanno più figli, grazie alle campagne vaccinali e ai seppur ancora blandi miglioramenti sanitari, la mortalità infantile si è abbassata, e insomma, se prima degli usuali 6 figli 3 rischiavano di morire, ora per fortuna ne sopravvivono 4. Sono questi che porteranno la popolazione a 10 (c’è chi dice 11) miliardi.
Ma l’onda è lunga ma non così lunga. Alcune stime suggeriscono che già nel 2053 (altre stime dicono 2070 o 2080) la popolazione comincerà inesorabilmente a declinare. Del resto, il processo è iniziato decenni fa. La tendenza è molto chiara ai demografi: la fertilità globale è crollata dopo l’esplosione demografica degli anni ’60. Da allora, i livelli medi di fertilità nel mondo sono andati inesorabilmente verso il basso.
Secondo i calcoli dell’UNPD (United Nations Development Programme), ogni paese ha visto i tassi di natalità scendere in quel periodo, tanto è vero che oggi la grande maggioranza della popolazione mondiale vive in paesi con livelli di fertilità inferiori al tasso di sostituzione, che è, ricordiamolo, la soglia oltre la quale i nuovi nati non riescono a compensare le morti.
Come regola generale, nei paesi ricchi, con un’elevata aspettativa di vita, un tasso di fertilità totale di 2,1 nascite per donna si avvicina alla soglia di sostituzione. Invece nei paesi con un’aspettativa di vita inferiore o con marcati squilibri nel rapporto tra neonati maschi e neonate, il livello di sostituzione è leggermente più alto.
Se facciamo il giro nel mondo lo scenario demografico non cambia. Vediamo alcuni dati indicativi riportati dell’UNPD. Già nel 2022, la popolazione in Cina, Giappone, Corea del Sud e Taiwan, si stava riducendo. Nel 2023, i livelli di fertilità sono del 40 percento al di sotto del rimpiazzo in Giappone, oltre il 50 percento al di sotto del rimpiazzo in Cina, quasi il 60 percento al di sotto del rimpiazzo a Taiwan e uno sbalorditivo 65 percento al di sotto del rimpiazzo in Corea del Sud.
Ancora, paesi come il Brunei, la Malesia, Singapore e Vietnam sono sotto la soglia di sostituzione da anni, e l’Indonesia (il quarto paese più popoloso al mondo), è entrata nel club dei sotto soglia sostituzione nel 2022. L’India, il paese più popoloso del mondo, registra la fecondità al di sotto della soglia di sostituzione. Tanto per essere espliciti, nella vasta metropoli di Calcutta, i funzionari sanitari statali hanno riferito nel 2021 che il tasso di fecondità era sceso a un sorprendente un parto per donna (In Italia siamo a 1.2. Malta 1,1).
Solo l’America resiste per via della spinta dell’emigrazione (e per varie ragioni, il Nord America manterrà la sua posizione geopolitica) e anche l’Africa subsahariana. Con i suoi circa 1,2 miliardi di persone e un tasso di fertilità medio previsto dall’UNPD di 4,3 nascite per donna, oggi la regione subsahariana è l’ultimo baluardo della fertilità.
Ma anche lì, i tassi stanno calando. L’UNPD ha stimato che i livelli di fertilità nell’Africa subsahariana sono diminuiti di oltre il 35 percento dalla fine degli anni ’70, quando il livello complessivo del subcontinente era di un sorprendente 6,8 nascite per donna. In Sudafrica, i livelli di natalità sembrano essere appena leggermente superiori alla sostituzione, con altri paesi dell’Africa meridionale subito dietro. Un certo numero di paesi insulari al largo della costa africana, tra cui Capo Verde e Mauritius, sono già al di sotto della sostituzione.
Sarà a breve un mondo di grigi, e senza dubbio lo spopolamento cambierà tutto, dalla geopolitica alle relazioni sentimentali, dall’agricoltura intensissima all’orto piccolo dietro casa, o verticale, o spaziale.
Alcuni demografi sostengono che lo spopolamento potrebbe essere anche una risorsa a patto che, preparati per tempo, sapremo sfruttarla. La risorsa principale, lo sappiamo, è la terra, le altre sono declinazioni.
In questo numero ci facciamo un giro di giostra, tra passato e futuro.







