Molti anni fa, ai Dialoghi di Trani, ho conosciuto un’attivista, all’epoca sulla cresta dell’onda. Tra i suoi tanti impegni, per la giustizia, l’umanità, e la pace (il cambiamento climatico ancora non era in agenda), c’era anche quello contro gli OGM.
Lui stesso aveva partecipato alla distruzione di un campo di kiwi, credo uno di quelli di Edo Ruggini, ma potrei sbagliarmi. Comunque, ne era molto orgoglioso. Sentiva di fare qualcosa di utile. Infatti – mi confidò – si batteva contro le multinazionali che inquinavano il pianeta, sia simbolicamente, controllando i mercati, sia praticamente, finanziando gli OGM. In fondo dici multinazionali e dici OGM: equivalenza perfetta.
Non mi stava antipatico e discutemmo. Dissi: sì, certo, le multinazionali, ma qua si trattava di OGM realizzati (con estrema fatica) dalla ricerca pubblica, piante che potevano, grazie alle resistenze inserite con la tecnica del DNA ricombinante, fare a meno di agrofarmaci. OGM promettenti sotto molti aspetti, perché con l’avanzare della ricerca, queste piante avrebbero regalato sia agli agricoltori sia ai consumatori molti benefici.
Non sono riuscito a convincerlo, anche se mi propose un dibattitto all’Università che – mi anticipò- sarebbe stata occupata, nell’autunno prossimo. Non se ne fece niente. Mi dispiacque, avrei accettato il dibattito, anche perché ora, come allora, sono convito che la gran parte delle persone che contesta l’ingegneria genetica non ha capito cos’è l’ingegneria genetica. Manca proprio l’Abc.
Parlare dell’Abc non fa male, e anzi corsi di alfabetizzazione alla genetica andrebbero tenuti un po’ a tutti, non solo a quelli che ancora oggi distruggono i campi, come è avvenuto, nuovamente e questa volta a Verona, dove abbiamo rivisto non ben precisati attivisti far fuori le coltivazioni sperimentali: piante di vite e riso ottenuti con le tecniche Tea.
Nei decenni passati, alcune interessantissime, anzi, direi fondamentali novità che riguardano il miglioramento genetico, sono state svalutate da molti. Dunque la disabitudine all’abecedario sta portando verso una deriva di senso, molto inquietante – i fatti politici degli ultimi giorni lo dimostrano.
Il motto che oggi muove il mondo è: se i fatti non combaciano con quello che io penso, peggio per i fatti. E’ così, in un attimo una ricerca innovativa che può portare benefici evidenti diventa diabolica. Come in un attimo, un aggressore diventa vittima e la vittima diventa aggressore: i fatti contano solo se sono aggiustati a nostro vantaggio.
Oggi, a proposito di abc, proponiamo due libri molto belli e ben scritti, chiari: veri abecedari che mostrano come e perché le cose cambiano e cosa possiamo imparare dai cambiamenti.
Guido Barbujani, genetista bravissimo, usando al meglio tutti i dati genetici fin qui raccolti e descrivendo capitolo dopo capitolo un magnifico arabesco di geni e culture, ci racconta l’abc della rivoluzione del neolitico. Il libro si chiama: L’alba della storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa (Editori Laterza). Spero in una sua ampissima diffusione, sarebbe a tutti noi utile capire come funziona un sistema prima di contestarlo.
L’altro libro è invece l’abc dell’animalismo, qui inteso in senso lato. Il libro di Simone Pollo, Considera gli animali (Editori Laterza), illustra il cambiamento di sensibilità in atto, dovuto proprio al miglioramento dell’agricoltura (di cui la genetica è tra i principali protagonisti) che ha prodotto quell’abbondanza di cui oggi beneficiamo: non diamola per scontata. Ci racconta dunque cosa condividiamo con tantissimi animali e perché, per quali ragioni culturali, ne maltrattiamo alcuni e diventiamo amici di altri. Un animalismo razionale – ci spiega il filosofo Simone Pollo- rappresenta una novità che va capita a fondo, anche qui si tratta di abc, tra l’altro questa nuova sensibilità è aperta ad alcune innovazioni, come quella della carne coltivata.
Sono due libri che rappresentano utili strumenti di analisi e resistenza alle derive di senso…







