Che differenza c’è tra la risorsa petrolio e le nuove risorse, ovvero quei materiali che serviranno per alimentare e sostenere le nuove tecnologie?
Il neodimio, ad esempio, è utilizzato per i magneti all’avanguardia che sono indispensabili per alimentare vari sistemi energetici dei droni. Il titanio leggero è utile per progettare aerei e missili. La grafite serve a ridurre la traccia acustica dei sottomarini. Ma sono solo alcuni esempi, perché alcuni materiali ora in uso potrebbero essere diversi da qui al 2050. Dipende infatti dalla competizione tecnologica. Così, la chimica, indispensabile per le odierne batterie, potrebbe differire sostanzialmente da quella del 2025.
La maledizione del petrolio consisteva in un’eccessiva dipendenza da una fonte di reddito economicamente e politicamente aleatoria, ma anche, visto l’uso, piuttosto semplice e relativamente stabile.
I nuovi minerali comportano invece un nuovo rischio: si rischia un eccessivo investimento in risorse che possono diventare tecnologicamente obsolete quasi da un giorno all’altro. Ad ora, difatti, investitori, paesi produttori e responsabili della pianificazione della catena di approvvigionamento scommettono tutti su obiettivi in continuo movimento.
E’ vero che ogni innovazione distrugge la precedenza, ma gli esperti in questo caso parlano di portata diversa. Vediamo. Prima della Grande Guerra, i giacimenti di nitrati del Cile rifornivano il mondo della maggior parte dei fertilizzanti e degli esplosivi militari (i nitrati generavano oltre la metà delle entrate del governo cileno). Tutto è durato finché a un certo punto, è stata scoperta la sintesi dell’ammonica, ebbene, nel giro di un decennio, una singola innovazione ha fatto fuori i giacimenti Cileni.
Tuttavia i nuovi materiali, visto il mutevole scenario tecnologico non minacciano più una singola materia (i nitrati cileni) o un singolo Paese, ma la disponibilità o meno di questi nuovi materiali potrebbe sconvolgere il commercio di molti altri materiali provenienti da molti paesi, influenzando simultaneamente numerosi settori industriali.
Il quadro dell’approvvigionamento di minerali critici non è meno incerto. I loro giacimenti sono geologicamente concentrati – spesso anche più di quelli petroliferi – e si trovano frequentemente in giurisdizioni politicamente fragili o contese, afflitte da conflitti. La loro estrazione comporta complessità che l’estrazione del petrolio greggio non presenta.
Ancora più importante, le fasi di lavorazione e raffinazione che trasformano il minerale grezzo in materiali utilizzabili richiedono una capacità industriale sofisticata, che la Cina domina in misura senza precedenti nella storia del petrolio.
Circa tre quarti del cobalto mondiale viene raffinato in Cina. La Cina raffina il 60% del litio, il 90% delle terre rare e il 95% della grafite per batterie.
Nulla di ciò è paragonabile alla gestione del petrolio, difatti i Paesi dell’OPEC oggi producono solo circa il 35% del petrolio mondiale. Persino al suo apice negli anni ’70, la quota di mercato del cartello non si è mai avvicinata al controllo che la Cina esercita sulla raffinazione dei minerali critici.
Inoltre, la Cina, per sua volontà politica, a partire dal 2023, sta interrompendo le catene di approvvigionamento dei minerali critici, limitando le esportazioni di gallio e germanio e restringendo ripetutamente il rilascio di licenze commerciali per sette elementi delle terre rare. La Cina è uno stato centralizzato, quello che si decide quello si fa, al contrario, per quanto riguarda il petrolio, nessun membro dell’OPEC avrebbe potuto attuare una mossa equivalente da solo.
Vediamo altri esempi di questa instabilità: è vero che il prezzo del petrolio è crollato diverse volte (nel 1986, nel 1998 e nel 2014). Ma dopo gli shock, la produzione e i prezzi sono tornati ai loro livelli medi di lungo periodo.
Nel futuro, invece, potrebbe succedere che i probabili crolli della domanda di specifici minerali non si ristabilizzino perché le tecnologie che hanno guidato la domanda si sono evolute.
Se la traiettoria tecnologica è incerta allora lo è anche l’architettura geopolitica e a maggior ragione tranne provvedimenti, anche Il contesto normativo (chi stabilirà gli standard, farà rispettare le norme di estrazione, chi dirimerà le controversie sull’offerta) sarà incerto. Se tutto questo è incerto sarà incerta anche il ritmo della transizione energetica (che da questi materiali dipendono)
Non sono mancati allo stato dell’arte esempi di instabilità. La Repubblica Democratica del Congo ha impiegato un decennio per costruire la propria base di bilancio nazionale attorno al cobalto, difatti, ora produce circa il 70% dell’offerta mondiale.
Ma la domanda di cobalto è stata ridefinita dalle decisioni chimiche prese nei laboratori cinesi di produzione di batterie. L’ascesa delle celle al litio ferro fosfato, che non contengono cobalto, ha dimezzato i prezzi del cobalto tra il 2022 e il 2024; all’inizio del 2025 il governo congolese ha sospeso completamente le esportazioni nel tentativo di arrestare il crollo.
L’Indonesia, al contrario, ha cercato di evitare la classica maledizione delle risorse vietando l’esportazione del suo minerale di nichel non lavorato e costruendo invece un’industria nazionale di raffinazione e di materiali per batterie. Ma lo ha fatto a caro prezzo: una dipendenza quasi totale da capitali, tecnologia e mercati cinesi.
La situazione è molto complicata, possiamo concludere ammettendo che è la ricchezza mineraria può essere un tesoro a lungo rendimento, ma solo si paesi considerano le rendite come un ponte non come una destinazione finale e dunque, investano nell’istruzione, nelle infrastrutture e nella capacità di regolamentazione In fondo, solo la solidità istituzionale e la diversificazione economica possono garantire la resilienza a lungo termine. Trovare il giusto equilibrio tra decine di stati produttori molto diversi tra loro determinerà se i minerali critici diventeranno il fondamento di un’economia globale più stabile ed equa o l’epicentro di nuovi terremoti geopolitici.
Fonte: https://www.foreignaffairs.com/united-states/new-resource-curse







