Diciamo che la difesa delle piante dai parassiti, dai patogeni, è iniziata da alcuni secoli. Basti pensare al rame, il suo ruolo di contrasto alla peronospora della vite è stato scoperto casualmente in Francia. I viticoltori, per evitare che gli rubassero i grappoli d’uva quando erano prossimi alla maturazione, spruzzavano una soluzione di calce che, sporcando l’uva, non la rendeva più attraente.
Il fatto è che scaldavano questa soluzione di calce dentro a dei paioli di rame e questo, attraverso una reazione chimico-fisica, faceva entrare degli ioni rame nella soluzione, e quindi quando spruzzavano poi le viti, senza saperlo, stavano facendo un trattamento antiperonosporico. Da lì poi abbiamo sviluppato ovviamente tutte le varie soluzioni fitosanitarie a base di rame.
Al secolo, anzi ormai due secoli fa, risale anche la scoperta dello zolfo, perlomeno l’utilizzo più diffuso sempre sulla vite.
Quando in Italia diffuse l’oidio, il buon Camillo Benso di Conte di Cavour chiamò gli accademici di allora per trovare una soluzione e loro, andando a studiare cose viste già in passato e facendo prove, videro che applicare lo zolfo (proprio zolfo elementare) alle viti combatteva l’oidio. Quindi zolfo e rame furono i primi due agrofarmaci usati in agricoltura in maniera ovviamente molto casareccia, per dire.
Poi arrivarono anche gli insetticidi, perché comunque anche gli insetti avevano bisogno di essere controllati. In alcuni casi si estraevano dal tabacco la nicotina, per esempio gli afidi possono essere combattuti con un estratto di nicotina, da cui poi i famosi recettori nicotinici degli insetti, sono nati i neonicotinoidi e via dicendo, quindi poi la chimica di sintesi ha messo a punto delle molecole che però si ispiravano alla natura. Vennero poi delle soluzioni tutt’altro che amichevoli, sia per l’uomo sia per l’ambiente, che furono gli arseniati, gli arseniati di piombo.
Gli arseniati erano molto tossici ovviamente, pensate mettere insieme un sale dove c’è l’arsenico, l’arseniato di piombo per esempio in un metallo pesante. Peraltro non erano neanche efficacissimi, però come si suole dire meglio di niente. Si svilupparono altre soluzioni, come per esempio sulle infestanti, più di un secolo fa, si usavano soluzioni diluite di acido solforico, soluzione al 5%, si passavano sul frumento più o meno in questo periodo dell’anno, con questi bidoni, barre con degli ugelli che distribuivano in campo, trainate dai cavalli bardati con coperte, anche gli agricoltori sembravano dei palombari perché chiaramente l’acido solforico crea anche vapori aggressivi.
Noi diciamo: ma come spruzzi l’acido solforico sul frumento? Sì, pativa anche il frumento, ma meno delle malerbe, soprattutto le dicotiledoni, e il famoso papavero, e la veronica, tutte le infestanti dicotiledoni che affliggevano il grano erano molto più sensibili all’acido solforico, quindi davano una pestata anche al grano, però eliminavano gran parte delle malerbe.
Alla fine il ragionamento era: ne uccide più la fame dell’acido solforico.
Quindi alla fine oggi, con la popolazione in crescita esplosiva nel corso della storia umana recente (a metà dell’Ottocento eravamo un miliardo, oggi siamo otto miliardi), tutti vogliono mangiare, in più noi nel mondo occidentale vogliamo anche mangiare bene, perché se una volta bastava un po’ di polenta e verza per soddisfare le esigenze caloriche del contadino (che peraltro zappava 12 ore al giorno e credo che di problemi di colesterolo, trigliceridi ce ne fossero pochissimi) oggi non è così.







