Sistemavo i miei abiti nella cabina armadio, una cosa marrone è volata verso di me e poi è sparita. Ho fatto un urlo. Dopo, ho visto una farfalla sopra la spalla di una mia giacca invernale. Stupore e felicità, come se davvero lei mi avesse scelta. Sono corsa a dirlo a mia madre.
Mai entrata una farfalla in casa mia. Abito a Roma: zanzare, ragnetti, gechi, pipistrelli sì, una farfalla mai.
Le farfalle per me sono sparite tanto tempo fa. Quando ero piccola le vedevo, tante, coloratissime, piccole e grandi più di una mano di adulto, quando mio padre d’estate portava tutta la famiglia, nonni compresi, in montagna a camminare, e all’ora di pranzo, in una zona comoda all’ombra dei faggi, si apriva il tavolo e le sedie e ci mettevano tutti insieme a mangiare. Dopo, in quello spiazzo verde dove i grandi di solito riposavano, io guardavo le farfalle che, tante, svolazzavano sui fiori dei cardi alti come me, violacei e spinosi. Una volta ho ne ho toccato una e mi è rimasta la polverina del colore delle sue ali tra i polpastrelli.
Ogni tanto siamo tornati a camminare in quei posti, ma le farfalle non le ho più trovate.
La farfalla in casa mia era piuttosto grande, ali marroni con due belle palline arancioni. Era una falena, che non è una farfalla brutta, ma una farfalla notturna, che nell’ambito dell’evoluzione naturale ha sviluppato un corpo più massiccio e peloso per difendersi da eventuali aggressori della notte.
La falena è rimasta in casa mia tre giorni. Le ho aperto le finestre più volte ma non è uscita. Ha mangiato parte delle foglie della mia pianta, dove ho trovato dei buchini. Il quarto giorno non c’era più.
Mi ha fatto compagnia.








