Erano appena trascorse le vacanze di Natale, avevo quattrodici anni. Quel pomeriggio i miei genitori mi comunicarono che, durante i lavori di ristrutturazione del nostro appartamento, mia sorella ed io ci saremmo trasferite a casa di mia zia Laura. La notizia suscitò in me un forte entusiasmo perché mia zia aveva un bellissimo cane, un pastore tedesco nero focato a pelo lungo di nome Barone. Gli unici animali che avevo avuto in casa erano stati un pesciolino rosso ed una tartaruga d’acqua, ma un cane. Ci avrei potuto giocare ogni giorno, non vedevo l’ora! Trascorsi a casa di mia zia circa un mese. Barone era un cane bellissimo, grande e con le orecchie così morbide da sembrare di velluto. Il suo pelo era liscio e setoso. Aveva uno sguardo intenso, intelligente e buono. I suoi occhioni mi parlavano. Mi seguiva dappertutto e quando andavo a scuola mi aspettava davanti alla porta di casa con la mia pantofola tra le zampe. Zia Laura gli aveva insegnato a non entrare nelle camere da letto e a non chiedere cibo mentre eravamo a tavola. Era ubbidiente ma, di
nascosto, qualche piccola marachella insieme la facevamo. Gli piaceva moltissimo giocare con la palla. Io mi divertivo a rubargliela per farmi inseguire e poi la calciavo lontano. Barone era un bravissimo portiere. Un giorno tirai la palla troppo in alto e andò a finire giù per strada. Che risate! Barone ci rimase malissimo. Continuava a fissare il punto in cui la palla era sparita con lo sguardo incredulo finché non scesi a riprenderla. Giocavamo anche a nascondino e poi c’era il momento delle coccole. Ricordo che un sabato mattina mia zia mi diede il permesso di portarlo a passeggio.
Che emozione! Il guinzaglio era enorme e me lo serrai bene intorno al braccio tenendo l’estremità stretta nella mano. Per strada le persone ci fermavano per accarezzarlo, adulti e bambini. Barone era paziente e dolce con tutti. Era davvero speciale. Era il mio amico speciale.








