Era un giorno d’estate quando ci siamo conosciute, sembravi timida ed eri troppo piccola per protestare. Accettavi qualsiasi posto dove venivi messa, all’inizio avevo un eccessivo timore se saltavi da un mobile all’altro e seguivi ogni movimento con gli occhi pur restando ferma nel tuo lettino.
Tutto era cambiato quando eri entrata nella nostra casetta di campagna, mi facevi compagnia di pomeriggio mentre seguivo le mie soap preferite in tv. Ogni volta sembravi un piccolo pacco che veniva depositato come un cappellino nero poggiato lì, e via! I nostri incontri erano diventati sempre più frequenti e non mi dispiaceva osservare il tuo pelo scuro e gli occhi gialli, vigili e intelligenti. A distanza di qualche anno mi eri stata consegnata per un po’; di tempo, proprio come un bimbo in affido, mi giravi intorno alle gambe se avevi fame o solo per dimostrarmi il tuo affetto, ma io ero maldestra e inesperta con gli animali, non sapevo fare altro che una carezza. Ogni giorno, quando aprivo la porta, eri lì che mi aspettavi. Con un continuo miagolio:” miao, miao, miao!” Sin dal mattino eri felice, si vedeva da come agitavi la coda, ricordo quella volta in cui credevo di aver chiuso bene la porta del soggiorno, dove avevi il tuo lettino e tranquillamente svolgevo le pulizie, ma mi sbagliavo! Eri riuscita a passare attraverso un piccolo spazio della finestra, che separa la cucina dal soggiorno, e ti avevo trovato stesa sul letto ad aspettarmi, con gli occhi simulando una sfida, quasi a volermi dire:” ce l’ho fatta!” Un giorno all’improvviso eri tornata con la tua padrona, e quando te ne andasti avevo una grande tristezza per quell’abbraccio mai dato. Ciao Lia, piccola gattina, ti voglio bene!








