Quante volte, facendo la spesa, ci siamo chiesti se la frutta, la verdura, il pane, l’olio o gli altri alimenti che portiamo in tavola possano contenere residui di fitofarmaci? È una domanda legittima, alimentata da una crescente attenzione verso ciò che mangiamo. La risposta che arriva dall’ultima Relazione dell’Unione Europea sui residui di pesticidi negli alimenti per il 2024 pubblicata lo scorso maggio da EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) è rassicurante. Gli alimenti che consumiamo ogni giorno sono tra i più controllati al mondo e il rischio per la salute dei consumatori europei legato ai residui di fitofarmaci è considerato basso.
Questo risultato è il frutto di un sistema di controllo europeo rigoroso, capillare e fondato su basi scientifiche. Ogni anno decine di migliaia di campioni vengono prelevati e analizzati nei Paesi dell’UE per verificare il rispetto dei limiti di legge e valutare l’effettiva esposizione dei consumatori. Nel 2024 i programmi nazionali hanno riguardato 86.449 campioni su oltre 1.140 prodotti alimentari: il 96,7% è risultato conforme, il 58,4% non presentava residui quantificabili e il 38,3% conteneva residui entro i limiti consentiti. Le non conformità si sono fermate all’1,8%.
Ancora più importante è la valutazione del rischio sanitario. EFSA non si limita a verificare se un alimento rispetti o meno un limite legale, ma stima l’esposizione reale dei consumatori attraverso modelli probabilistici applicati a 30 sottogruppi della popolazione europea, compresi adulti, bambini e bambini nella prima infanzia. È un approccio che tiene conto degli effettivi eventi di consumo della popolazione e non soltanto di scenari teorici.
I risultati confermano un quadro di sicurezza.
Per il rischio acuto, cioè l’esposizione in un singolo giorno, per 215 sostanze attive quantificate la probabilità stimata che un consumatore superi la dose di riferimento acuta è inferiore a una persona su 1 milione. Per altre 55 sostanze la probabilità di superamento resta comunque molto bassa (tra 0,001% e 0,6075%). Sul rischio cronico, cioè l’esposizione prolungata nel tempo, per 333 delle 334 sostanze valutate la probabilità di superare la dose giornaliera accettabile è stimata a meno di un soggetto su 1 milione. Solo per una sostanza, il pirimetanil, è stata individuata una probabilità mediana di superamento in alcuni specifici gruppi di popolazione, dato che il sistema continuerà a monitorare.
È bene chiarire che la presenza di un residuo non significa automaticamente pericolo. Allo stesso modo, il superamento di un limite massimo di residuo, il cosiddetto MRL, costituisce una violazione legale, ma non implica di per sé un rischio immediato per la salute. La sicurezza viene valutata confrontando l’esposizione del consumatore con valori guida basati sulla salute. Quando un prodotto non è conforme, il sistema prevede interventi tempestivi come blocco dei lotti, ritiro dal mercato, richiamo quando necessario e controlli sugli operatori.
Dentro questo quadro europeo, l’Italia mostra numeri solidi. Nel 2024 la relazione nazionale riporta 11.188 campioni complessivi, di cui 9.079 di origine italiana. Il 59,5% dei campioni non presentava residui quantificabili; il 39,3% conteneva residui entro i limiti; solo l’1,2%, pari a 135 campioni, è risultato irregolare. È un dato che conferma l’efficienza del sistema di controllo nazionale e, allo stesso tempo, la professionalità degli imprenditori agricoli italiani, che operano nel rispetto di regole tra le più rigorose al mondo.
Dietro questi risultati non ci sono soltanto laboratori e autorità di controllo. C’è anche il lavoro quotidiano di migliaia di imprese agricole che investono in competenza, innovazione, formazione e corretto utilizzo degli strumenti tecnici disponibili. I dati italiani dimostrano che la qualità della nostra produzione non è solo una questione di reputazione, ma anche di conformità, responsabilità e capacità di stare dentro un sistema regolatorio molto esigente.
Anche per i prodotti provenienti da Paesi terzi il messaggio per i consumatori deve essere di fiducia. È vero che nei campioni extra-UE la frequenza di non conformità è più elevata rispetto ai prodotti coltivati nell’Unione europea, ma questo non deve generare allarme. Al contrario, conferma l’utilità dei controlli europei. Le merci con profilo di rischio più alto vengono monitorate con maggiore attenzione e, quando risultano irregolari, vengono fermate prima di arrivare sugli scaffali.
Nel 2024, nell’ambito dei controlli rafforzati all’importazione, sono stati analizzati 39.433 campioni mirati, con un tasso di non conformità del 3,6%. Si tratta di campioni selezionati proprio perché riferiti a prodotti e origini considerate più sensibili. Il punto essenziale è che i lotti non conformi non entrano nel mercato europeo. Questo significa che il sistema di frontiera funziona come una barriera preventiva, proteggendo i consumatori e rendendo più sicura l’intera filiera alimentare.
La sicurezza alimentare non nasce dall’assenza assoluta di rischi, ma dalla capacità di individuarli, misurarli, valutarli e gestirli. Il rapporto EFSA 2024 racconta che c’è un sistema che controlla, verifica e interviene. È grazie a questo lavoro silenzioso, svolto ogni giorno da agricoltori, tecnici, laboratori e autorità pubbliche, che milioni di cittadini europei possono portare in tavola alimenti sicuri, con un livello di tutela tra i più elevati al mondo.







