Difficile fare a meno dell’aria condizionata, strumento indispensabile oggi per alleviare certe pene, ma non possiamo nemmeno fare a meno degli alberi: grazie all’ancestrale processo di evapotraspirazione, attraverso il quale le piante passano la loro acqua all’atmosfera, gli alberi sono dei condizionatori naturali.
Però, il concetto di “naturale” non significa alcunché, e piantare alberi alla rinfusa non serve a niente. Un albero per realizzare l’evapotraspirazione necessita di acqua.
Se un albero è piantato in quelle classiche e tristi aiuole, circondate dal cemento con poca acqua, chiude gli stomi e addio raffreddamento dell’ambiente. Nel 2025 è stato pubblicato uno studio su Urban Sustainability (una rivista che purtroppo non leggiamo).
Lo studio in questione, condotto a Zurigo, ha evidenziato che quando l’umidità del suolo è insufficiente, le piante smettono di rinfrescare l’aria. Non solo, proprio durante le ondate di calore le piante perdono efficienza. Quanta ne perdono? Un altro lavoro ha esaminato 182 ricerche su 110 città nel mondo e ha misurato che durante un’ondata di calore la pianta arriva a perdere fino al 30% di efficienza.
Insomma, un po’ come citare De André, “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono fiori. Ecco, bisogna chiedersi quanto letame ci vuole per far nascere tanti fiori? Quanti alberi sono necessari per avere un adeguato raffreddamento?
Uno studio pubblicato su PNAS (dove ogni cinque metri sono state misurate le variazioni di temperatura in città) indica che la copertura alberata dovrebbe essere superiore al 40%. Se l’intensità dell’impianto è alta, la temperatura scende.
Tocca studiare per bene la fisiologia delle piante e come queste reagiscono all’ambiente. La riforestazione urbana sarà la prossima sfida. Prendiamo Medelin. La città colombiana ha sostituito cemento e asfalto con materiali ad alto albedo (che è il rapporto fra l’intensità della radiazione riflessa da un corpo e quella con cui è stato irraggiato. Un corpo perfettamente bianco, ossia riflettente, ha albedo uguale a 1, mentre un corpo perfettamente nero ha albedo uguale a 0, ossia assorbe tutta la radiazione ricevuta) e ha realizzato tre livelli di vegetazione differenti.
Risultato? In tre anni la temperatura media è scesa di 4 gradi, quella superficiale di 10 gradi. A parte la bellezza di certe piante che addolciscono gli animi, si può e si deve fare, ma tenendo conto della copertura, della permeabilità del suolo e della buona gestione delle acque. Il resto sono chiacchiere. Siccome il dibattito pubblico abbonda di chiacchiere la domanda è: riusciremo a trasformare nei fatti le nostre città in foreste urbane?
Intanto occupiamoci di piante, quelli di ieri e quelle di domani.







