Quando il mondo era giovane e forte (circa un miliardo di anni fa), una densa atmosfera di metano avvolgeva il pianeta.
La vita prosperava ai margini, dove l’acqua incontrava l’aria e l’aria incontrava la roccia. Qui, alcuni organismi unicellulari si sono ritagliati una nicchia ecologica: traevano energia da minerali e gas.
Ma la vita era una faticaccia. Lo zolfo e l’azoto, gli elementi che all’epoca fornivano la più alta valuta energetica, erano difficili da trovare, rilasciati lentamente dalle rocce esposte agli agenti atmosferici. Il gas idrogeno, poi, un altro bene prezioso, era consumato e trasformato in metano.
Poi arrivò un batterio ribelle, uno che scoprì come vivere solo di acqua e luce solare. Ovvero come generare energia liberando un gas diverso: l’ossigeno.
Oggi l’ossigeno sembra sinonimo di vita, ma un tempo per la maggior parte degli organismi che popolavano la Terra adolescente era letale.
L’ossigeno è altamente reattivo: strappa gli elettroni dai metalli e si attacca a elementi come azoto e zolfo, rompendo le molecole altrimenti stabili su cui la maggior parte dei microbi faceva affidamento per sopravvivere.
Quindi, nella sostanza, il nuovo arrivato stava rendendo immangiabile il poco cibo a disposizione dei microbi. Difatti, quando non reagisce con altri elementi, l’O2 è così rapace che reagisce anche con se stesso, liberando radicali liberi.
Questi frammenti di molecole sono così instabili che attaccheranno indiscriminatamente la maggior parte dei legami chimici, provocando il caos biologico. Esposte ad alte dosi di tali radicali, tutte le cellule viventi si corrodono rapidamente. È un miracolo che i cianobatteri siano sopravvissuti al proprio gas. In sostanza si davano fuoco.
I primi cianobatteri potrebbero aver sperimentato l’energia per la produzione di ossigeno solo quando erano a corto di altro carburante, un’ultima risorsa da utilizzare in tempi di disperazione.
Poi, con l’abbondanza di acqua e luce sulla Terra, i cianobatteri si sono imbattuti in una fonte di energia non sfruttata. Quando riuscirono a trovare un modo per ossidare l’acqua senza autodistruzione, allora ecco che arrivò la rivoluzione della fotosintesi.
La fotosintesi sfrutta l’energia della luce (phos in greco antico). I cianobatteri raccoglievano i raggi del sole e riscurivano con l’energia ottenuta a dividere le particelle d’acqua. Acqua libera significava un potente torrente di energia, che i cianobatteri hanno convertito in zucchero da immagazzinare e di cui nutrirsi quando necessario: insomma, un’altra valuta energetica. Le possibilità offerte dalla fotosintesi erano troppo numerose rispetto agli insuccessi. Tutto è partito da lì.
Come finisce la favola? Che la natura in cui ci immergiamo e di cui beneficiamo deriva da quella catastrofe dell’ossigeno e da quel batterio ribelle







